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“Un affare di famiglia”, un film di Hirokazu Kore-eda, la recensione

Un affare di famiglia (Manbiki kazoku, Giappone, 2018) di Hirokazu Kore-eda con Kirin Kiki, Lily Franky, Sōsuke Ikematsu, Sakura Andō, Moemi Katayama, Jyo Kairi, Miyu Sasaki, Matsuoka Mayu Sceneggiatura di Hirokazu Kore-eda Drammatico, 2h 01′, BiM Distribuzione, in uscita il 13 Leggi »

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Venezia75 – Concorso: “The Ballad of Buster Scruggs”, un film di Joel e Ethan Coen, la recensione

The Ballad of Buster Scruggs (id, Usa, 2018) di Joel e Ethan Coen con Tim Blake Nelson, James Franco, Liam Neeson, Tom Waits, Bill Heck, Zoe Kazan, Tyne Daly, Brendan Gleeson, Saul Leggi »

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Venezia75 – Concorso: “Napszállta – Tramonto”, un film di László Nemes, la recensione

Napszállta – Tramonto (Napszállta, Ungheria/Francia, 2018) di László Nemes con Juli Jakab, Vlad Ivanov Sceneggiatura di László Nemes, Clara Royer, Matthieu Taponier Drammatico, 2h 22′, Movies Inspired Voto: 5½ su 10 Chiariamolo Leggi »

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Venezia75 – Concorso: “Double Vies – Non-Fiction”, un film di Olivier Assayas, la recensione

Double vies – Non-Fiction (Double vies, Francia, 2018) di Olivier Assayas con Juliette Binoche, Guillaume Canet, Vincent Macaigne, Nora Hamzawi, Christa Théret, Pascal Greggory Sceneggiatura di Olivier Assayas Commedia, 1h 47′, I Leggi »

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Venezia75 – Concorso: “ROMA”, un film di Alfonso Cuarón, la recensione

ROMA (id, Messico, 2018) di Alfonso Cuarón con Yalitza Aparicio, Marina de Tavira, Nancy Garcia, Jorge Antonio, Veronica Garcia, Marco Graf, Daniela Demesa, Carlos Peralta, Diego Cortina Autrey Sceneggiatura di Alfonso Cuarón Leggi »

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Venezia75 – Concorso: “Capri-Revolution”, un film di Mario Martone, la recensione

Capri-Revolution (id, Italia/Francia, 2018) di Mario Martone con Marianna Fontana, Reinout Scholten van Aschat, Antonio Folletto, Gianluca Di Gennaro, Eduardo Scarpetta, Jenna Thiam, Ludovico Girardello, Lola Klamroth, Maximilian Dirr, Donatella Finocchiaro Sceneggiatura Leggi »

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Venezia75 – Concorso: “The Nightingale”, un film di Jennifer Kent, la recensione

The Nightingale (id, Australia, 2018) di Jennifer Kent con Aisling Franciosi, Sam Claflin, Baykali Ganambarr, Damon Herriman, Harry Greenwood, Ewen Leslie, Michael Sheasby, Charlie Shotwell Sceneggiatura di Jennifer Kent Drammatico, 2h 16′ Leggi »

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Venezia75 – Concorso: “22 July”, un film di Paul Greengrass, la recensione

22 July (id, Norvegia/Islanda/GB/Usa, 2018) di Paul Greengrass con Anders Danielsen Lie, Jonas Strand Gravli, Jon Øigarden, Isak Bakli Aglen, Seda Witt, Maria Bock, Thorbjørn Harr Sceneggiatura di Paul Greengrass, dal romanzo Leggi »

“Un affare di famiglia”, un film di Hirokazu Kore-eda, la recensione

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Un affare di famiglia (Manbiki kazoku, Giappone, 2018) di Hirokazu Kore-eda con Kirin Kiki, Lily Franky, Sōsuke Ikematsu, Sakura Andō, Moemi Katayama, Jyo Kairi, Miyu Sasaki, Matsuoka Mayu

Sceneggiatura di Hirokazu Kore-eda

Drammatico, 2h 01′, BiM Distribuzione, in uscita il 13 settembre 2018

Voto: 7 su 10

A poco meno di un anno dal thriller legale The third murder, in concorso a Venezia74, il prolifico regista nipponico Hirokazu Kore-eda riprende temi e luoghi a lui più congeniali col tenero e dolente Un affare di famiglia, già Palma d’Oro come miglior film all’ultimo Festival di Cannes. Ancora una volta, l’autore di Father and SonRitratto di famiglia con tempesta, ritorna a riflettere sullo scontro tra legami affettivi e legami di sangue, percorrendo un particolarissimo lessico familiare sul senso profondo dell’appartenenza e sul bisogno insopprimibile dell’uomo di sentirsi parte di un nucleo vivo e compatto, in cui ci si ritrovi tutti insieme a condividere gioie e dolori, in una società contemporanea sempre più frammentata nelle questioni del privato.

ATTRAVERSAMENTI MULTIPLI: intervista agli organizzatori Alessandra Ferraro e Pako Graziani di Margine Operativo

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In vista dell’imminente apertura del festival crossdisciplinare Attraversamenti Multipli, abbiamo intervistato gli organizzatori Alessandra Ferraro e Pako Graziani, per farci raccontare cosa c’è dietro il progetto, e anche qualcosa in più.

Il concetto su cui si basa l’edizione di quest’anno è quello di “attraversare i confini”. Come è nato il soggetto grafico del poster? Quale significato si vuole comunicare? L’astronauta resta sul pianeta appena scoperto mentre la navicella spaziale riparte. Abbracciare mondi diversi dal nostro, significa abbandonare le proprie origini?

La parola d’ordine / slogan / tema  intorno a cui ruota questa edizione di Attraversamenti Multipli  è “sconfinamenti”. Dove lo SCONFINARE è un processo costituente di incontro e di confronto, grazie al quale le diversità si possano relativizzare e possano avere origine nuovi percorsi. Partendo da questo concetto di “sconfinare”, che presuppone anche l’esplorazione di nuovi territori, abbiamo deciso di lavorare su un’immagine guida del festival che riuscisse a “racchiudere” e raccontare questa tensione verso il superamento dei confini e l’esplorazione di nuovi territori. E da qui abbiamo deciso di lavorare su un’immagine “spaziale”, che giochi – attraverso un fotomontaggio – con vari elementi riconoscibili dell’iconografia del viaggio nello spazio, come l’astronauta, la navicella spaziale, i pianeti… e poi abbiamo innestato su questi fotomontaggi un cartello stradale “terreste” con su scritto “sconfinamenti”. Amiamo molto i fotomontaggi e il ricombinare immagini / immaginari preesistenti. È un modo anche un po’ pop di porre un tema complesso come quello del superare i confini. Per noi attraversare e incontrare mondi diversi significa ampliare i propri orizzonti e accumulare esperienze, e quando si esplora o si sconfina, ognuno può scegliere liberamente se abbandonare alle spalle il proprio passato, le proprie origini o se creare interazioni tra le culture e tra diversi mondi.

ATTRAVERSAMENTI MULTIPLI: il festival crossdisciplinare alla sua 18a edizione

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Tra i numerosi appuntamenti che compongono il calendario dell’Estate Romana, promossa da Roma Capitale, spicca per originalità e contenuti sociali il Festival Attraversamenti Multipli, giunto alla sua 18^ edizione. Creatura crossdisciplinare nata dalla fucina in continuo fermento artistico dell’Associazione Culturale Margine Operativo, la manifestazione quest’anno abbraccia e rende propria l’idea che i confini rappresentino, fisicamente e simbolicamente, una delimitazione. Al suo interno, tuttavia, vi è la potenziale opportunità di diventare terreno fertile dove possano fondersi concetti, culture ed espressioni creative differenti tra loro, in modo che la diversità non generi divisione ma, anzi, diventi fonte di arricchimento e rispetto reciproco.

Dal 15 al 29 settembre 2018 gli spettacoli di teatro, musica e danza testimonieranno come Attraversamenti Multipli non sia un evento come tutti gli altri. Con la direzione artistica di Alessandra Ferraro e Pako Graziani, le perfomance eleggono a quinte teatrali lo scenario urbano, quelle stesse strade e quei muri che percorriamo e vediamo ogni giorno. Non c’è distacco dal pubblico, si è tutti protagonisti, quasi come se le storie raccontate fossero scritte dalle vicende del nostro quotidiano mentre l’applauso degli spettatori diventa sipario.

Oltre all’isola pedonale di largo Spartaco a Roma (nel quartiere del Quadraro) questa esperienza di condivisione si svolgerà anche nel centro storico di Calcata e in quello di Faleria, in provincia di Viterbo.

Alla luce dello slogan #sconfinamenti, scelto dal Festival per quest’anno, non resta che chiedervi: quali confini vorreste superare?

Venezia75 – Concorso: “The Ballad of Buster Scruggs”, un film di Joel e Ethan Coen, la recensione

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The Ballad of Buster Scruggs (id, Usa, 2018) di Joel e Ethan Coen con Tim Blake Nelson, James Franco, Liam Neeson, Tom Waits, Bill Heck, Zoe Kazan, Tyne Daly, Brendan Gleeson, Saul Rubinek, Clancy Brown, Harry Melling

Sceneggiatura di Joel e Ethan Coen

Western, 2h 12′, Netflix

Voto: 7 su 10

Un cowboy dalla pistola lesta e l’ugola d’oro, un rapinatore di banche, un anziano cercatore d’oro, un girovago e il suo fenomeno da baraccone, una zitella in viaggio verso l’Oregon e due cacciatori di taglie in una diligenza: sono i sei segmenti che compongono The Ballad of Buster Scruggs di Joel e Ethan Coen, un’originale produzione Netflix pensata per essere una serie televisiva e poi condensata in un lungometraggio che fa a pezzi l’idea stereotipata del mito della frontiera. Non nuovi alla rivisitazione di luoghi e atmosfere del western, i due grandi autori di Fargo e A proposito di Davis ritornano a misurarsi con un genere fortemente connotato, riuscendo comunque a elaborarne una visione decisamente personale e lontanissima dagli stilemi più tradizionali.

Venezia75 – Concorso: “Napszállta – Tramonto”, un film di László Nemes, la recensione

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Napszállta – Tramonto (Napszállta, Ungheria/Francia, 2018) di László Nemes con Juli Jakab, Vlad Ivanov

Sceneggiatura di László Nemes, Clara Royer, Matthieu Taponier

Drammatico, 2h 22′, Movies Inspired

Voto: 5½ su 10

Chiariamolo subito: la visione di Napszállta, opera seconda dell’acclamato László Nemes, il giovane regista ungherese allievo di Béla Tarr e vincitore del Premio Oscar per il folgorante Il figlio di Saul, è tra le cose più ostiche e frustranti della competizione ufficiale di Venezia75, dove era in assoluto tra i film più attesi dai cinefili. Pesantemente simbolico e caratterizzato da un’inintellegibile progressione narrativa, l’opera vuole essere una poderosa metafora dell’Europa che insorge contro l’ancien régime, nel momento di massima tensione tra nazioni in procinto di addentrarsi nell’incubo della Grande Guerra. Ma farsi spazio, assieme alla protagonista, nel magma infernale degli eventi non è impresa facile, specie se la ricerca di risposte è lasciata costantemente e impunemente inevasa.

Venezia75 – Concorso: “Double Vies – Non-Fiction”, un film di Olivier Assayas, la recensione

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Double vies – Non-Fiction (Double vies, Francia, 2018) di Olivier Assayas con Juliette Binoche, Guillaume Canet, Vincent Macaigne, Nora Hamzawi, Christa Théret, Pascal Greggory

Sceneggiatura di Olivier Assayas

Commedia, 1h 47′, I Wonder Pictures, in uscita nel 2019

Voto: 7 su 10

Aveva ragione Tancredi Falconeri del Gattopardo: se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi. Sull’annosa questione della rivoluzione digitale riflette Double vies (titolo italiano Non-Fiction), ritorno alla commedia sofisticata per il francese Olivier Assayas, dopo le cupezze introspettive di Sils Maria e Personal Shopper. L’autore di Irma Vep e L’Heure d’été osserva con sguardo divertito il gap forse incolmabile tra globalizzazione e cultura dei pionieri, quel rapporto spesso idiosincratico tra diffusione informatica del sapere e inaffondabili retaggi passatisti e, in definitiva, il vuoto che si interpone tra blog e carta stampata. Ovviamente il confronto non ha né vincitori né vinti, ma l’assillo di tali questioni nella quotidiana esistenza della classe sociale mediamente istruita sembra pressoché incessante.

Venezia75 – Concorso: “ROMA”, un film di Alfonso Cuarón, la recensione

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ROMA (id, Messico, 2018) di Alfonso Cuarón con Yalitza Aparicio, Marina de Tavira, Nancy Garcia, Jorge Antonio, Veronica Garcia, Marco Graf, Daniela Demesa, Carlos Peralta, Diego Cortina Autrey

Sceneggiatura di Alfonso Cuarón

Drammatico, 2h 15′, Netflix

Voto: 8 su 10

Era dal 2001, anno del piccolo cult Y tu mamá también, che Alfonso Cuarón non tornava a dirigere un film nella sua terra. L’occasione è per ROMA, un racconto di memorie autobiografiche virato in bianco e nero, con cui il regista di Gravity omaggia le donne della sua infanzia all’interno di un’esplorazione della gerarchia sociale del Messico, paese in cui classe ed etnia sono stati sempre intrecciati in modo perverso. È proprio quest’ultimo aspetto il tratto distintivo di un’opera dal grande rigore formale, che affronta la simbiosi inestricabile tra mondi che, pur nell’evidente distanza, finiscono per sovrapporsi in maniera emblematica.

Venezia75 – Concorso: “Capri-Revolution”, un film di Mario Martone, la recensione

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Capri-Revolution (id, Italia/Francia, 2018) di Mario Martone con Marianna Fontana, Reinout Scholten van Aschat, Antonio Folletto, Gianluca Di Gennaro, Eduardo Scarpetta, Jenna Thiam, Ludovico Girardello, Lola Klamroth, Maximilian Dirr, Donatella Finocchiaro

Sceneggiatura di Mario Martone, Ippolita di Majo

Drammatico, 2h 02′, 01 Distribution, in uscita a dicembre 2018

Voto: 6 su 10

Prima che Capri diventasse meta di eccentrici e gozzoviglioni dal portafogli largo – splendidamente sintetizzati da Totò con la figura di Bey Khan di Agapur, l’uomo più ricco del mondo, nell’imprescindibile L’imperatore di Capri – agli inizi del Novecento l’isola nel golfo di Napoli fu il centro di un nuovo fermento multiculturale che, forse, serbava già in grembo quel germe di libertà e apertura mentale che, in maniera corrotta, sarebbe arrivato fino ai giorni nostri in una veste ben più mostruosa e inquietante di esteriorità e commercio. Proprio dalla comune che ivi creò il pittore Karl Wilhelm Diefenbach parte il regista Mario Martone come ispirazione al suo Capri-Revolution, ideale ultimo capitolo di una trilogia sull’Italia tra il Risorgimento e la Grande Guerra che comprende Noi eravamo e Il giovane favoloso, non un film storico, giacché lo spunto realista lascia spazio a una storia di finzione, ma “una trasfigurazione sul valore rivoluzionario dell’arte”.

Venezia75 – Concorso: “The Nightingale”, un film di Jennifer Kent, la recensione

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The Nightingale (id, Australia, 2018) di Jennifer Kent con Aisling Franciosi, Sam Claflin, Baykali Ganambarr, Damon Herriman, Harry Greenwood, Ewen Leslie, Michael Sheasby, Charlie Shotwell

Sceneggiatura di Jennifer Kent

Drammatico, 2h 16′

Voto: 8 su 10

Alla violenza e all’ignoranza si deve ribattere con la compassione: un pensiero illuminato e condivisibile, nato all’indomani di un clamoroso e inenarrabile episodio di sessismo al termine della proiezione per la stampa di The Nightingale, sorta di rape & revenge neocolonialista nella Tasmania del 1825, diretto dalla regista australiana Jennifer Kent, unica donna nel concorso ufficiale di Venezia75. A quattro anni dal lodevole horror psichiatrico Babadook, l’autrice porta nuovamente sullo schermo un complesso ritratto femminile che si specchia stavolta non nelle atmosfere minacciose di un interno casalingo, ma nei soprusi di una terra strappata ai suoi primi abitanti dalla potenza inglese. La realizzazione ad alto tasso emotivo, l’assenza di sconti e l’evidente schieramento della platea a favore dell’intrepida protagonista e del suo compagno di avventure aborigeno, devono aver urtato l’infame suscettibilità fascistoide dell’incauto “urlatore” che, per magra consolazione di tutti gli accreditati, è stato prontamente cacciato dall’entità Biennale.

Venezia75 – Concorso: “22 July”, un film di Paul Greengrass, la recensione

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22 July (id, Norvegia/Islanda/GB/Usa, 2018) di Paul Greengrass con Anders Danielsen Lie, Jonas Strand Gravli, Jon Øigarden, Isak Bakli Aglen, Seda Witt, Maria Bock, Thorbjørn Harr

Sceneggiatura di Paul Greengrass, dal romanzo “One of Us” di Åsne Seierstad

Drammatico, 2h 23′, Netflix

Voto: 6 su 10

Il 22 luglio del 2011, a Oslo, un furgone veniva fatto esplodere in pieno centro, davanti al palazzo che ospita il primo ministro norvegese, provocando 8 morti e 209 feriti. Neppure due ore dopo, mentre forze dell’ordine e intelligence cercavano di capire cosa fosse accaduto e le informazioni si rincorrevano, sull’isolotto di Utoya, a circa 40 chilometri dalla capitale sotto attacco, un uomo con la divisa da poliziotto sparava su un gruppo di giovani partecipanti a un campo estivo organizzato dal partito laburista, mietendo 69 vittime tra i 14 e i 20 anni e 110 feriti. Il killer era un estremista di ultradestra, Anders Behring Breivik, autore della strage più cruenta mai avvenuta in Norvegia dai tempi della seconda guerra mondiale.