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“Detroit”, un film di Kathryn Bigelow, la recensione

Detroit (id, Usa, 2017) di Kathryn Bigelow con Algee Smith, John Boyega, Will Poulter, Jacob Latimore, Jason Mitchell, Jack Raynor, Anthony Mackie, Hannah Murray, Ben O’Toole, John Krasinski, Kaitlyn Dever, Laz Alonso, Malcolm David Kelley, Jeremy Strong Sceneggiatura di Mark Boal Leggi »

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“The Square”, un film di Ruben Östlund, la recensione

The Square (id, Svezia/Germania/Francia/Danimarca, 2017) di Ruben Östlund con Claes Bang, Elisabeth Moss, Dominic West, Terry Notary, Christopher Laessø, Marina Schiptjenko, Elijandro Edouard, Daniel Hallberg, Martin Sööder Sceneggiatura di Ruben Östlund Commedia, 2h 25′, Teodora Film, Leggi »

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“Il mio Godard”, un film di Michel Hazanavicius, la recensione

Il mio Godard (Le Redoubtable, Francia, 2017) di Michel Hazanavicius con Louis Garrel, Stacy Martin, Bérénice Bejo, Micha Lescot, Grégory Gadebois, Matteo Martari, Guido Caprino Sceneggiatura di Michel Hazanavicius, dalle autobiografie “Un anno cruciale” (ed. E/O) Leggi »

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RomaFF12 – Selezione Ufficiale: “Borg McEnroe”, un film di Janus Metz Pedersen, la recensione

Borg McEnroe (id, Danimarca/Finlandia/Svezia, 2017) di Janus Metz Pedersen con Sverrir Gudnason, Shia LaBeouf, Stellan Skarsgård, Tuva Novotny, Ian Blackman, Robert Emms, Leo Borg, Markus Mossberg Sceneggiatura di Ronnie Sandahl Biografico, 1h 47′, Lucky Red, in uscita il 9 novembre Leggi »

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RomaFF12 – Selezione Ufficiale: “The Only Living Boy in New York”, un film di Marc Webb, la recensione

The Only Living Boy in New York (id, Usa, 2017) di Marc Webb con Callum Turner, Jeff Bridges, Kate Beckinsale, Pierce Brosnan, Cynthia Nixon, Kiersey Clemons, Tate Donovan, Wallace Shawn, Debi Mazar Leggi »

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RomaFF12 – Selezione Ufficiale: “I, Tonya”, un film di Craig Gillespie, la recensione

I, Tonya (id, Usa, 2017) di Craig Gillespie con Margot Robbie, Allison Janney, Sebastian Stan, Julianne Nicholson, Paul Walter Hauser, McKenna Grace, Bobby Cannavale, Caitlin Carver, Jason Davis Sceneggiatura di Steven Rogers Leggi »

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“Shining”, un film di Stanley Kubrick, la recensione

Shining (The Shining, Usa, 1980) di Stanley Kubrick con Jack Nicholson, Shelley Duvall, Danny Lloyd, Scatman Crothers, Joe Turkel, Barry Nelson, Philip Stone, Anne Jackson, Tony Burton Sceneggiatura di Stanley Kubrick, ispirata Leggi »

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RomaFF12 – Selezione Ufficiale: “Last Flag Flying”, un film di Richard Linklater, la recensione

Last Flag Flying (id, Usa, 2017) di Richard Linklater con Bryan Cranston, Steve Carell, Laurence Fishburne, Yul Vázquez, Cicely Tyson, J. Quinton Johnson Sceneggiatura di Richard Linklater e Darryl Ponicsan, dal romanzo omonimo Leggi »

“Detroit”, un film di Kathryn Bigelow, la recensione

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Detroit (id, Usa, 2017) di Kathryn Bigelow con Algee Smith, John Boyega, Will Poulter, Jacob Latimore, Jason Mitchell, Jack Raynor, Anthony Mackie, Hannah Murray, Ben O’Toole, John Krasinski, Kaitlyn Dever, Laz Alonso, Malcolm David Kelley, Jeremy Strong

Sceneggiatura di Mark Boal

Drammatico, 2h 22′, Eagle Pictures, in uscita il 23 novembre 2017

Voto: 8 su 10

Nella notte fra il 23 e il 24 luglio del 1967, a Detroit, scoppiò una rivolta, protrattasi per circa tre giorni, nota come «12th Street Riots». L’evento scatenante fu la retata della polizia bianca in un locale notturno privo di licenza, frequentato perlopiù da gente di colore, nella zona Near West Side della città. Era sabato, e nel bar si festeggiava il ritorno di due militari dal Vietnam. Lo scontro tra afroamericani e forze dell’ordine fu di una violenza inaudita e sfociò nell’assedio dell’Algiers, un albergo dal quale partirono malauguratamente dei colpi di fucile a salve e che, in poco tempo, divenne teatro del sequestro di dodici persone, tra le quali anche due ragazze bianche, da parte di un manipolo di poliziotti accecati dal delirio razzista. Brutalizzazioni e umiliazioni durarono ore, i sopravvissuti non furono mai più gli stessi e la giustizia non fu in grado di assicurare il giusto corso ai colpevoli. Ciò che si sa è che i morti furono 43, 1.189 i feriti, oltre 7.200 gli arresti e più di 2.000 gli edifici distrutti, e che a tutt’oggi i Riots di Detroit, oltre a rappresentare una delle pagine più buie della storia degli Stati Uniti, sono ancora una ferita aperta nella costruzione della democrazia americana.

“Aida” di Giuseppe Verdi, uno spettacolo di Francesco Micheli, la recensione

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AIDA

Musica di Giuseppe Verdi
Opera in quattro atti su libretto di Antonio Ghislanzoni
Direttore, Frédéric Chaslin
Regia, Francesco Micheli
Scene, Edoardo Sanchi
Costumi, Silvia Aymonino
Luci, Fabio Barettin
Coreografie, Monica Casadei
Maestro del Coro, Andrea Faidutti
… … …
Interpreti:
Il Re     Luca Dall’Amico
Amneris     Nino Surguladze (12, 15, 19, 21/11) / Cristina Melis (14, 16, 18, 22/11)
Aida     Monica Zanettin (12, 15, 19, 21/11) / Stefanna Kybalova (14, 16, 18, 22/11)
Radamès     Carlos Ventre (12, 15, 19, 21/11) / Antonello Palombi (14, 16, 18, 22/11)
Ramfis     Enrico Iori (12, 15, 19, 21/11) / Antonio Di Matteo (14, 16, 18, 22/11)
Amonasro     Dario Solari (12, 15, 19, 21/11) / Stefano Meo (14, 16, 18, 22/11)
Gran Sacerdotessa     Beth Hagermann
Messaggero     Cristiano Olivieri
Orchestra e Coro del TCBO

Produzione del Teatro Comunale di Bologna con il Macerata Opera Festival

Voto: 8 su 10

Si è puntato sull’essenzialità, sul minimalismo e sull’innovazione per l’Aida di Giuseppe Verdi messa in scena da Francesco Micheli al Teatro Comunale di Bologna e molte di queste scelte si sono verificate efficaci e di grande impatto, seppur con qualche ridondanza ed esagerazione, soprattutto nell’aspetto didascalico della messa in scena.

Andata in scena per la prima volta nel 1871, l’Aida di Giuseppe Verdi è l’unica opera che nasce non su fonte letteraria, ma prende spunto da un canovaccio dell’archeologo Auguste Mariette. Nonostante ciò la ninfa vitale del libretto è densa di stereotipi che ricalcano grandi tematiche come il triangolo amoroso, la guerra, la supremazia, il potere, la gloria, il tutto incastonato in un mondo remoto e favoloso, quello Egizio, che riporta a un immaginario fatto di sfarzi, splendore, grandi monumenti e strepitii guerreschi.

Cinedeaf, il Festival Internazionale del Cinema Sordo: quando il silenzio si trasforma in arte

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Quando ci si confronta sul tema della sordità nella produzione cinematografica, riaffiora immediatamente nella memoria collettiva l’indimenticabile interpretazione di Marlee Matlin in Figli di un Dio minore, film che nel 1987 le fece ottenere (prima attrice sorda nella storia) il premio Oscar e, allo stesso tempo, aprì un varco tra il mondo dei sordi, fino ad allora in prevalenza ignorato e percepito come estraneo, e quello degli udenti che furono spinti a riflettere su una realtà che avevano troppo spesso lasciato ai margini. In tempi più recenti, la giovanissima Millicent Simmonds, madrelingua, ha conquistato il pubblico dell’ultimo Festival di Cannes con la pellicola Wonderstruck, dove recita in Lingua dei Segni. Mentre, l’altrettanto promettente tredicenne Millie Bobby Brown, è diventata uno dei personaggi più amati dell’acclamata serie televisiva Stranger Things, nonostante la sua quasi totale sordità da un orecchio che, tuttavia, non le impedisce di lavorare con notevole talento in prodotti destinati agli udenti.

“L’effetto che fa”, uno spettacolo scritto e diretto da Giovanni Franci, la recensione

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DIR International Film SRL presenta
L’EFFETTO CHE FA
scritto e diretto da Giovanni Franci
con Valerio Di Benedetto (Manuel Foffo), Riccardo Pieretti (Luca Varanie Fabio Vasco (Marco Prato)
voce off Alessia Innocenti
cantante Mike Lupone
ph/elaborazioni digitali Marco Aquilanti
assistente Fabio Del Frate

In scena fino all’8 novembre all’Off/Off Theatre di Roma

Voto: 7 su 10

Uno spettacolo che ha generato discussioni e destato scalpore già dal suo annuncio, qualche mese fa, nel cartellone del nenonato spazio teatrale dell’Off/Off Theatre, nel cuore di Via Giulia. Se ne capiscono bene le ragioni, ma non il pruriginoso accanimento che ha fatto strillare i più a un’operazione biecamente speculativa su uno dei più agghiaccianti casi criminali della recente cronaca italiana, quello dell’omicidio Varani, che ha sconvolto l’opinione pubblica (con strascichi di insopportabile ipocrisia a livello mediale) e squarciato una ferita indelebile nella comunità gay romana. Lontanissimo da facili intenti commerciali, Giovanni Franci ha invece scritto e diretto uno spettacolo di grande intensità emotiva, che trascina lo spettatore in un’angosciosa riflessione sul vuoto sociale e affettivo di questi nostri tristi tempi.

“The Square”, un film di Ruben Östlund, la recensione

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The Square (id, Svezia/Germania/Francia/Danimarca, 2017) di Ruben Östlund con Claes Bang, Elisabeth Moss, Dominic West, Terry Notary, Christopher Laessø, Marina Schiptjenko, Elijandro Edouard, Daniel Hallberg, Martin Sööder

Sceneggiatura di Ruben Östlund

Commedia, 2h 25′, Teodora Film, in uscita il 9 novembre 2017

Voto: 7½ su 10

Non di rado il cinema si è confrontato col concetto di arte intesa in senso museale e sul corto circuito che si crea tra esposizione e nobilitazione agli occhi del pubblico: cosa, oggi, può essere considerata arte e cosa no? La riflessione ha portato alcuni grandi autori a risultati spesso esilaranti (basti pensare a Blake Edwards, Woody Allen e ad alcune loro memorabili gag), come se l’unica arma per fronteggiare il compromesso artistico fosse quella dell’ironia. E infatti è in forma di commedia grottesca che il regista svedese Ruben Östlund racconta la sua personale concezione dello stato dell’arte ai giorni nostri e sulla connotazione sociale che sembra necessariamente dover possedere per non essere tacciata di elitarismo: in quest’ottica, The Square, premiato con la Palma d’Oro a Cannes 2017, è una farsa davvero centrata.

“Il mio Godard”, un film di Michel Hazanavicius, la recensione

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Il mio Godard (Le Redoubtable, Francia, 2017) di Michel Hazanavicius con Louis Garrel, Stacy Martin, Bérénice Bejo, Micha Lescot, Grégory Gadebois, Matteo Martari, Guido Caprino

Sceneggiatura di Michel Hazanavicius, dalle autobiografie “Un anno cruciale” (ed. E/O) e “Un an aprés” di Anne Wiazemsky

Commedia, 1h 49′, Cinema di Valerio de Paolis, in uscita il 31 ottobre 2017

Voto: 6 su 10

Il cinema di Michel Hazanavicius è tanto in grado di catturare l’estetica delle cose, quanto incapace di assecondare il pensiero dietro l’immagine. Qualcuno nutrì tale sospetto già ai tempi dell’acclamato e, invero, irresistibile The Artist (Oscar 2012 al miglior film e regia), per poi trovare la sua lapidaria conferma nell’indigesto The Search, sulla guerra in Cecenia. Il regista francese torna ora, con Il mio Godard, al genere che più gli è congeniale, la commedia cinefila, per raccontare la storia d’amore tra Jean-Luc Godard (Garrel) e Anne Wiazemsky (Martin), negli anni del fermento politico post-sessantotto che indussero il maestro della Nouvelle Vague a una drastica svolta nella propria carriera artistica.

RomaFF12 – Selezione Ufficiale: “Borg McEnroe”, un film di Janus Metz Pedersen, la recensione

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Borg McEnroe (id, Danimarca/Finlandia/Svezia, 2017) di Janus Metz Pedersen con Sverrir Gudnason, Shia LaBeouf, Stellan Skarsgård, Tuva Novotny, Ian Blackman, Robert Emms, Leo Borg, Markus Mossberg

Sceneggiatura di Ronnie Sandahl

Biografico, 1h 47′, Lucky Red, in uscita il 9 novembre 2017

Voto: 6½ su 10

Tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta, l’attenzione sul mondo del tennis venne catalizzata da una delle più celebri rivalità nella storia dello sport, quella tra il campione svedese Björn Borg e l’astro nascente americano John McEnroe, culminata in una ormai leggendaria finale al torneo di Wimbledon del 1980. Il film di Janus Metz Pedersen porta in scena quello scontro epico in un biopic dal taglio estremamente tradizionale, che parte dagli esordi dei due atleti per scandagliarne timori e rigidità, fino ad arrivare a un risultato che è storia, e chiudere il tutto con le didascalie d’ordinanza.

RomaFF12 – Selezione Ufficiale: “The Only Living Boy in New York”, un film di Marc Webb, la recensione

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The Only Living Boy in New York (id, Usa, 2017) di Marc Webb con Callum Turner, Jeff Bridges, Kate Beckinsale, Pierce Brosnan, Cynthia Nixon, Kiersey Clemons, Tate Donovan, Wallace Shawn, Debi Mazar

Sceneggiatura di Allan Loeb

Commedia, 1h 28′

Voto: 5½ su 10

Bisogna ammettere che si prova una certa riluttanza verso film come The Only Living Boy in New York, e non perché l’ultimo lavoro di Marc Webb (500 giorni insieme) sia realizzato male, tutt’altro. Però è decisamente frustrante assistere all’ennesima formula della commedia intellettuale newyorkese i cui personaggi sembrano struggersi di insicurezze grevemente borghesi dall’alto della loro agiatezza. Ancora una volta, lo spettacolo che ci viene proposto vive tra le strade di un’abbagliante Manhattan dai colori autunnali, teatro delle idiosincrasie da soap opera di un manipolo di artistoidi, o sedicenti tali o che ambirebbero tanto a esserlo, incapaci di comportamenti umanamente accettabili.

RomaFF12 – Selezione Ufficiale: “I, Tonya”, un film di Craig Gillespie, la recensione

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I, Tonya (id, Usa, 2017) di Craig Gillespie con Margot Robbie, Allison Janney, Sebastian Stan, Julianne Nicholson, Paul Walter Hauser, McKenna Grace, Bobby Cannavale, Caitlin Carver, Jason Davis

Sceneggiatura di Steven Rogers

Biografico, 2h 01′, Lucky Red

Voto: 8 su 10

La vicenda che, nel 1994, coinvolse la pattinatrice Tonya Harding nell’aggressione alla rivale Nancy Kerrigan sarà per sempre ricordata come uno dei più grandi scandali nella storia dello sport internazionale. Ma chi era Tonya Harding? Un’atleta zotica, priva di educazione e di grazia, ma anche una giovane donna maltrattata negli affetti, costantemente messa alla prova sulle proprie capacità, senza che nessuno credesse in lei, a cominciare da se stessa. Almeno è questo il ritratto che ne viene fuori da I, Tonya, l’iperbolico biopic che le ha dedicato il regista Craig Gillespie (Lars e una ragazza tutta sua), sulla scorta di una formidabile sceneggiatura firmata da un esperto in melodrammi come Steven Rogers (NemicheAmiche, P.S. I love you), che ha riscritto la storia della sportiva più odiata d’America a partire da una serie di incredibili interviste rilasciate dai veri protagonisti.

“Shining”, un film di Stanley Kubrick, la recensione

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Shining (The Shining, Usa, 1980) di Stanley Kubrick con Jack Nicholson, Shelley Duvall, Danny Lloyd, Scatman Crothers, Joe Turkel, Barry Nelson, Philip Stone, Anne Jackson, Tony Burton

Sceneggiatura di Stanley Kubrick, ispirata al romanzo “Una splendida festa di morte” di Stephen King

Horror, 1h 59′, Warner Bros Pictures/Nexo Digital, in sala solo il 31 ottobre e l’1 e 2 novembre 2017

Voto: 10 su 10

Una recensione di Shining del maestro Stanley Kubrick? Ovviamente no. La storia ha già parlato e di sicuro non sta aspettando il nostro inutile contributo. Questione di buon gusto, pur potendone dire tutto il bene possibile. Ma l’occasione della riproposta in sala che Nexo Digital ha organizzato per i giorni del lungo ponte d’Ognissanti era troppo ghiotta per rinunciare al piacere di avere il ghigno mefistofelico di Jack Nicholson in copertina.