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“Una donna fantastica”, un film di Sebastián Lelio, la recensione

Una donna fantastica (Una mujer fantastica, Cile/Usa/Germania/Spagna, 2017) di Sebastián Lelio con Daniela Vega, Francisco Reyes, Luis Gnecco, Aline Kuppenheim, Nicolas Saavedra, Amparo Noguera, Alejandro Goic, Antonia Zegers Sceneggiatura di Sebastián Lelio, Gonzalo Maza Drammatico, Leggi »

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“Loving Vincent”, un film di Dorota Kobiela e Hugh Welchman, la recensione

Loving Vincent (id, GB/Polonia, 2016) di Dorota Kobiela e Hugh Welchman con Douglas Booth, Saoirse Ronan, Jerome Flynn, Robert Gulaczyk, Helen McCrory, Chris O’Dowd, John Sessions, Eleanor Tomlinson, Aidan Turner Sceneggiatura di Dorota Kobiela, Hugh Welchman, Jacek Leggi »

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“L’uomo di neve”, un film di Tomas Alfredson, la recensione

L’uomo di neve (The Snowman, GB, 2017) di Tomas Alfredson con Michael Fassbender, Rebecca Ferguson, Charlotte Gainsbourg, Val Kilmer, Chloë Sevigny, J.K. Simmons, David Dencik, Toby Jones, James D’Arcy, Michael Yates Sceneggiatura di Peter Leggi »

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“L’altra metà della storia”, un film di Ritesh Batra, la recensione

L’altra metà della storia (The Sense of an Ending, GB, 2017) di Ritesh Batra con Jim Broadbent, Charlotte Rampling, Harriet Walter, Billy Howle, Freya Mavor, Joe Alwyn, Emily Mortimer, James Wilby, Matthew Leggi »

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“Nico, 1988″, un film di Susanna Nicchiarelli, la recensione

Nico, 1988 (Italia/Belgio, 2017) di Susanna Nicchiarelli con Trine Dyrholm, John Gordon Sinclair, Anamaria Marinca, Sandor Funtek, Thomas Trabacchi, Karina Fernandez, Calvin Demba, Francesco Colella Sceneggiatura di Susanna Nicchiarelli Biografico, 1h 33′, I Leggi »

Dove-non-ho-mai-abitato-700x430

“Dove non ho mai abitato”, un film di Paolo Franchi, la recensione

Dove non ho mai abitato (Italia, 2017) di Paolo Franchi con Emmanuelle Devos, Fabrizio Gifuni, Giulio Brogi, Hippolyte Girardot, Isabella Briganti, Giulia Michelini, Valentina Cervi, Fausto Cabra, Jean-Pierre Lorit, Yorgo Voyagis, Naike Leggi »

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“40 sono i nuovi 20″, un film di Hallie Meyers-Shyer, la recensione

40 sono i nuovi 20 (Home Again, Usa, 2017) di Hallie Meyers-Shyer con Reese Witherspoon , Pico Alexander, Michael Sheen, Nat Wolff, Jon Rudnitsky, Candice Bergen, Lake Bell, Reid Scott Sceneggiatura di Leggi »

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“Nove lune e mezza”, un film di Michela Andreozzi, la recensione

Nove lune e mezza (Italia/Spagna, 2017) di Michela Andreozzi con Claudia Gerini, Michela Andreozzi, Giorgio Pasotti, Stefano Fresi, Lillo Petrolo, Nunzia Schiano, Massimiliano Vado, Paola Tiziana Cruciani, Claudia Potenza, Alessandro Tiberi, Federica Leggi »

“Una donna fantastica”, un film di Sebastián Lelio, la recensione

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Una donna fantastica (Una mujer fantastica, Cile/Usa/Germania/Spagna, 2017) di Sebastián Lelio con Daniela Vega, Francisco Reyes, Luis Gnecco, Aline Kuppenheim, Nicolas Saavedra, Amparo Noguera, Alejandro Goic, Antonia Zegers

Sceneggiatura di Sebastián Lelio, Gonzalo Maza

Drammatico, 1h 44′, Lucky Red, in uscita il 19 ottobre 2017

Voto: 6 su 10

Il regista cileno Sebastián Lelio sembra non poter fare a meno di raccontare il bisogno di voce della donna di oggi. La sua è un urgenza che, mai come in questi giorni di scandalo, trova un favore necessario e una spinta a non mollare mai la presa. Nel 2013 ci raccontò, pur senza convincere, le scorribande sentimentali della non più giovane Gloria, nell’omonimo film che fruttò alla sua superba protagonista Paulina Garcia l’Orso d’Oro al Festival di Berlino; ora, con Una donna fantastica, è la volta di un altro personaggio difficile da dimenticare, la cui vicenda personale dovrebbe far riflettere sullo stato dell’accettazione di un’identità che va oltre il genere nella società contemporanea.

“Loving Vincent”, un film di Dorota Kobiela e Hugh Welchman, la recensione

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Loving Vincent (id, GB/Polonia, 2016) di Dorota Kobiela e Hugh Welchman con Douglas Booth, Saoirse Ronan, Jerome Flynn, Robert Gulaczyk, Helen McCrory, Chris O’Dowd, John Sessions, Eleanor Tomlinson, Aidan Turner

Sceneggiatura di Dorota Kobiela, Hugh Welchman, Jacek von Dehnel

Animazione, 1h 35′, Nexo Digital/Adler Entertainment, solo il 16-17-18 ottobre 2017

Voto: 7½ su 10

L’infelice vita di Vincent van Gogh non è certo materia nuova per il cinema, in molti hanno portato il suo tormento sul grande schermo e, tra tutti, resta ancora oggi memorabile il fiammeggiante tributo che, nel 1956, gli dedicò Vincente Minnelli nel film Lust for Life (in Italia Brama di vivere), dove il pittore olandese era interpretato, in uno straordinario lavoro di mimesi recitativa, dal grande Kirk Douglas. Tanto geniale quanto incompreso, affetto da terribili turbe mentali e oppresso dal senso di colpa verso il fratello Theo che lo manteneva in cura, la breve esistenza di van Gogh terminò il 29 luglio del 1890 a 37 anni, in circostanze mai del tutto chiarite, a seguito di una ferita d’arma da fuoco al ventre, non si sa se autoinflitta. 

“L’uomo di neve”, un film di Tomas Alfredson, la recensione

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L’uomo di neve (The Snowman, GB, 2017) di Tomas Alfredson con Michael Fassbender, Rebecca Ferguson, Charlotte Gainsbourg, Val Kilmer, Chloë Sevigny, J.K. Simmons, David Dencik, Toby Jones, James D’Arcy, Michael Yates

Sceneggiatura di Peter Straughan, Hossein Amini, Søren Sveistrup dal romanzo omonimo di Jo Nesbø (ed. Piemme)

Thriller, 1h 59′, Universal Pictures International Italy, in uscita il 12 ottobre 2017

Voto: 4 su 10

Quanto ci mancano i bei vecchi thriller di una volta! Che nostalgia se ripensiamo all’eccitazione provata con i film di Alan J. Pakula e Peter Yates, e soprattutto che imbarazzo nel ricordare le critiche feroci che ricevettero all’epoca film oggi irripetibili come Suspect, Malice e Il rapporto Pelican. Forse prima rimpiangevano il cinema di Hitchcock, ma oggi vorremmo tanto tornare a vedere anche i dignitosissimi e intriganti gialli degli anni Novanta. Perché ormai il genere è a stretto appannaggio della serialità televisiva e, quella rara volta che riesce a godere della sala, resta soffocato in produzioni altisonanti e fatue come questo L’uomo di neve, trasposizione dell’acclamato best seller omonimo di Jo Nesbø, diretta dal regista de La talpa e Lasciami entrare, lo svedese Tomas Alfredson.

“L’altra metà della storia”, un film di Ritesh Batra, la recensione

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L’altra metà della storia (The Sense of an Ending, GB, 2017) di Ritesh Batra con Jim Broadbent, Charlotte Rampling, Harriet Walter, Billy Howle, Freya Mavor, Joe Alwyn, Emily Mortimer, James Wilby, Matthew Goode, Michelle Dockery

Sceneggiatura di Nick Payne, dal romanzo “Il senso di una fine” di Julian Barnes (ed. Einaudi)

Drammatico, 1h 48′, BiM, in uscita il 12 ottobre 2017

Voto: 6 su 10

Riduzione cinematografica dell’apprezzato romanzo di Julian Barnes Il senso di una fine, il film di Ritesh Batra è soprattutto l’occasione per riunire sul grande schermo due splendidi attori come Jim Broadbent e la sempre eterea e magnetica Charlotte Rampling. L’altra metà della storia è un canto sofferto dei ricordi giovanili che trasforma il flusso di coscienza della matrice letteraria in una costruzione drammaturgica più tradizionale, con salti temporali tra passato e presente e più di un debito verso il meccanismo narattivo di un altro celebre romanzo, Espiazione di Ian McEwan, divenuto a sua volta un gran bel film nelle mani di Joe Wright.

“Nico, 1988″, un film di Susanna Nicchiarelli, la recensione

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Nico, 1988 (Italia/Belgio, 2017) di Susanna Nicchiarelli con Trine Dyrholm, John Gordon Sinclair, Anamaria Marinca, Sandor Funtek, Thomas Trabacchi, Karina Fernandez, Calvin Demba, Francesco Colella

Sceneggiatura di Susanna Nicchiarelli

Biografico, 1h 33′, I Wonder Pictures, in uscita il 12 ottobre 2017

Voto: 7 su 10

Figura complessa quella di Nico, al secolo Christa Päffgen: un’infanzia segnata dall’incubo nazista in Germania, una giovinezza passata sulle passerelle dell’alta moda internazionale, per poi passare al cinema con registi come Fellini (La dolce vita, 1960) e Minnelli (Castelli di sabbia, 1965), le relazioni sentimentali con Brian Jones dei Rolling Stones, con Alain Delon (padre del figlio da lui disconosciuto) e Bob Dylan, fino all’ingresso nella Factory di Andy Warhol. Fu proprio il maestro della Pop Art a introdurla nel gruppo rock dei Velvet Underground, del quale rappresentò l’effimera musa, giusto il tempo di accompagnare Lou Reed col tamburello durante il tour del loro primo e unico album con lei, nel 1967. La carriera di Nico proseguirà da solista, con l’incisione di diversi dischi ma senza riscontrare mai vero successo, anche a causa dei suoi problemi di tossicodipendenza. Finì per trovare la morte a Ibiza nel 1988, per una banale caduta dalla bicicletta. Aveva 49 anni.

“Dove non ho mai abitato”, un film di Paolo Franchi, la recensione

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Dove non ho mai abitato (Italia, 2017) di Paolo Franchi con Emmanuelle Devos, Fabrizio Gifuni, Giulio Brogi, Hippolyte Girardot, Isabella Briganti, Giulia Michelini, Valentina Cervi, Fausto Cabra, Jean-Pierre Lorit, Yorgo Voyagis, Naike Rivelli

Sceneggiatura di Paolo Franchi, Rinaldo Rocco, Daniela Ceselli

Drammatico, 1h 37′, Lucky Red, in uscita il 12 ottobre 2017

Voto: 6 su 10

A distanza di circa cinque anni dal suo, molto contestato, E la chiamano estate, Paolo Franchi torna con un radicale cambio di pelle, tale da diventare quasi irriconoscibile. Pur non avendo mai rinnegato quel film, che gli ha attirato contro gli strali della critica, il regista dimostra, tuttavia, di aver ben imparato la lezione, virando con il suo nuovo lungometraggio verso un docile mélo ispirato al cinema classico del passato. Augurandosi, presumibilmente, una personale riabilitazione incentrata sull’approvazione generale che, di certo, non tarderà ad arrivare.

“40 sono i nuovi 20″, un film di Hallie Meyers-Shyer, la recensione

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40 sono i nuovi 20 (Home Again, Usa, 2017) di Hallie Meyers-Shyer con Reese Witherspoon , Pico Alexander, Michael Sheen, Nat Wolff, Jon Rudnitsky, Candice Bergen, Lake Bell, Reid Scott

Sceneggiatura di Hallie Meyers-Shyer

Commedia, 1h 36’, Eagle Pictures, in uscita il 12 ottobre 2017

Voto: 4 su 10

Hallie Meyers-Shyer è la figlia appena trentenne di Charles Shyer e Nancy Meyers, forse i due nomi più importanti per la rinascita della commedia americana degli ultimi trent’anni: entrambi sceneggiatori e registi di pellicole entrate nell’immaginario del genere, come Baby Boom (1987), Il padre della sposa (1990), What Women Want (2000) e Tutto può succedere (2003), hanno non solo dato un’impronta inconfondibile ai loro film, ma hanno contribuito anche al rilancio in grande spolvero di attori in affanno (basti pensare alla seconda vita artistica di Diane Keaton e Jack Nicholson dopo la “cura Meyers”). Naturalmente la figlia ne segue le orme, scrivendo e dirigendo questa commediola famigliare blandamente provocatoria, riproponendo come protagonista la molesta Reese Witherspoon, reduce da un’apprezzata interpretazione nel serial HBO Big Little Lies ma da tempo smaniosa di far sfoggio di tutto il suo campionario di smorfie sul grande schermo.

“Nove lune e mezza”, un film di Michela Andreozzi, la recensione

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Nove lune e mezza (Italia/Spagna, 2017) di Michela Andreozzi con Claudia Gerini, Michela Andreozzi, Giorgio Pasotti, Stefano Fresi, Lillo Petrolo, Nunzia Schiano, Massimiliano Vado, Paola Tiziana Cruciani, Claudia Potenza, Alessandro Tiberi, Federica Cifola, Nello Mascia, Graziella Marina, Arisa

Sceneggiatura di Michela Andreozzi, Alessia Crocini, Fabio Morici

Commedia, 1h 40′, Vision Distribution, in uscita il 12 ottobre 2017

Voto: 6½ su 10

Prima di tutto, c’è da registrare una notizia curiosa: il film non si fregia del brevetto “d’interesse culturale nazionale” che il nostro Ministero elargisce a piene mani anche per le pellicole più deprecabili. Cosa avrà mai avuto Nove lune e mezza per non meritarlo (ammesso che sia stato sottoposto alla candidatura, ma non abbiamo motivi per credere il contrario) resterà un mistero ben chiuso nelle menti dei membri del comitato. Ciò detto, accogliamo con favore un esordio tardivo alla regia, quello della simpatica attrice e autrice Michela Andreozzi, che scrive – con Alessia Crocini e Fabio Morici – e dirige una deliziosa commedia che, con della sana leggerezza, riesce a far riflettere su temi come genitorialità surrogata, procedure di adozione e realizzazione femminile. Nel giro di un mese, è già il secondo film italiano a trattare simili questioni, dopo l’ambizioso e ben poco riuscito Una famiglia di Sebastiano Riso, visto in concorso a Venezia 74.

“Fiore di cactus” di Pierre Barillet e Jean-Pierre Grédy, uno spettacolo di Piccoli e Genovese, la recensione

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FIORE DI CACTUS
di Pierre Barillet e Jean-Pierre Grédy

con Benedicta Boccoli, Maximilian Nisi
e con Anna Zago, Piergiorgio Piccoli / Daniele Berardi, Thierry Di Vietri, Matteo Zandonà, Anna Farinello, Ilaria Pravato, Federico Farsura
musiche a cura di Stefano De Meo
scenografia Adriano Pernigotti
realizzazione scene Palcobase
luci e fonica Samuel Donà
costumi Rosita Longhin
service tecnico Claudio Scuccato – Sia Idee
assistente alla regia Federica Bassi
produzione Teatro de Gli Incamminati
compagnia THEAMA TEATRO
regia Piergiorgio Piccoli e Aristide Genovese

dal 4 al 22 ottobre 2017 al Teatro della Cometa di Roma

Voto: 6 su 10

Il grande Nanni Loy diceva che era molto più difficile far ridere che piangere, come dargli torto: la commozione è la risposta della nostra sensibilità a una forte emozione, sia essa positiva o negativa, ma la risata è una reazione nervosa, che interpella il pensiero prima di esplodere. I meccanismi che sottendono a essa sono assai perigliosi e inestricabili, ma quando il momento comico trova la sua giusta costruzione, lei scatta senza pensarci troppo.

“Blade Runner 2049″, un film di Denis Villeneuve, la recensione

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Blade Runner 2049 (id, Usa, 2017) di Denis Villeneuve con Ryan Gosling, Harrison Ford, Ana de Armas, Robin Wright, Jared Leto, Sylvia Hoeks, Mackenzie Davis, Dave Bautista, Carla Juri, Lennie James, David Dastmalchian, Hiam Abbass, Barkhad Abdi

Sceneggiatura di Hampton Fancher, Michael Green, liberamente ispirato ai personaggi del romanzo “Il cacciatore di androidi” di Philip K. Dick

Fantascienza, 2h 32’, Sony/Warner Bros. Entertainment Italia, in uscita il 5 ottobre 2017

Voto: 7½ su 10

Più volte abbiamo avuto modo di riflettere sulla reale necessità, da parte dell’industria cinematografica contemporanea, di proporre remake e sequel di film che hanno fatto la storia del cinema. Blade Runner, il capolavoro distopico di Ridley Scott del 1982, terminava con la fuga del cacciatore di replicanti Rick Deckard (Harrison Ford) e dell’amata Rachel (Sean Young), essa stessa una replicante, verso un futuro migliore. Bastò il dettaglio di un origami a forma di unicorno a seminare il dubbio amletico (anche Deckard è un replicante?), mentre le musiche di Vangelis, sulle immagini panoramiche girate da Kubrick per l’incipit di Shining, congedavano definitivamente uno dei lungometraggi più iconici e amati del ventesimo secolo. Si può, a quasi 35 anni di distanza, riprendere il mito e continuare la storia?