“C’era una volta a… Hollywood”, un film di Quentin Tarantino, la recensione

C’era una volta a… Hollywood (Once upon a time… in Hollywood, Usa, 2019) di Quentin Tarantino con Leonardo Di Caprio, Brad Pitt, Margot Robbie, Al Pacino, Margaret Qualley, Brenda Vaccaro, Bruce Dern, Leggi »

Venezia76 – Fuori Concorso: “The Burnt Orange Heresy”, la recensione

The Burnt Orange Heresy (id, GB/Italia, 2019) di Giuseppe Capotondi con Claes Bang, Elizabeth Debicki, Mick Jagger, Donald Sutherland, Rosalind Halstead Sceneggiatura di Scott B. Smith dal romanzo “Il quadro eretico” di Leggi »

Venezia76 – Concorso: “No. 7 Cherry Lane”, un film di Yonfan, la recensione

No. 7 Cherry Lane (Jìyuántái qīhào, Cina, 2019) di Yonfan con le voci di Sylvia Chang, Zhao Wei, Alex Lam, Yao Wei, Tian Zhuangzhuang Sceneggiatura di Yonfan Animazione, 2h 05’ Voto: 6½ Leggi »

Venezia76 – Concorso: “Waiting for the Barbarians”, un film di Ciro Guerra, la recensione

Waiting for the Barbarians (id, Italia/Usa, 2019) di Ciro Guerra con Mark Rylance, Johnny Depp, Robert Pattinson, Gana Bayarsaikhan, Greta Scacchi, Sam Reid, Harry Melling Sceneggiatura di J.M. Coetzee, dal suo omonimo Leggi »

Venezia76 – Concorso: “Babyteeth”, un film di Shannon Murphy, la recensione

Babyteeth (id, Australia, 2019) di Shannon Murphy con Eliza Scanlen, Toby Wallace, Essie Davis, Ben Mendelsohn, Emily Barclay, Eugene Gilfedder Sceneggiatura di Rita Kalnejais dal suo omonimo testo teatrale Drammatico, 2h 06’ Leggi »

Venezia76 – Concorso: “Saturday Fiction”, un film di Lou Ye, la recensione

Saturday Fiction (Lan xi da ju yuan, Cina, 2019) di Lou Ye con Gong Li, Mark Chao, Joe Odagiri, Pascal Greggory, Tom Wlaschiha, Huang Xiangli, Pascal Greggory Sceneggiatura di Ma Yingli dal Leggi »

Venezia76 – Concorso: “Guest of Honour”, un film di Atom Egoyan, la recensione

Guest of Honour (id, Canada, 2019) di Atom Egoyan con David Thewlis, Laysla De Oliveira, Luke Wilson, Rossif Sutherland, Tennille Read, Gage Munroe Sceneggiatura di Atom Egoyan Drammatico, 1h 44’ Voto: 6½ Leggi »

“It – Capitolo Due”, un film di Andrés Muschietti, la recensione

It – Capitolo Due (It – Chapter Two, Usa, 2019) di Andrés Muschietti con James McAvoy, Jessica Chastain, Bill Heder, Jay Ryan, Andy Bean, Isaiah Mustafa, James Ransone, Bill Skarsgård, Teach Grant, Leggi »

“Dialoghi/Platone”, uno spettacolo scritto e diretto da Giovanni Franci, la recensione

DIALOGHI/PLATONE

scritto e diretto da Giovanni Franci

con PAOLO GRAZIOSI

e con Gianmarco Bellumori, Alberto Melone, Riccardo Pieretti e Fabio Vasco

elaborazioni digitali Nuvole Rapide Produzioni, assistente Fabio Del Frate

SPETTACOLO PRODOTTO DA FONDAMENTA Srl

Dal 10 al 20 ottobre all’OFF/OFF Theatre di Roma

Voto: 4½ su 10

Da uno dei giovani autori più interessanti della scena teatrale contemporanea, ecco quella che forse rappresenta la sua prova più ingenua e involuta. Con Dialoghi/Platone, che pure ha aperto la stagione di uno dei palchi più preziosi della capitale, l’OFF/OFF Theatre in via Giulia, Giovanni Franci compie il fatale errore di voler rendere attuale un discorso filosofico di per sé universale. Lo fa partendo dall’Apologia di Socrate, inestimabile compendio platoniano sul pensiero del grande filosofo greco e sul processo che lo vide accusato di corruzione verso le giovani menti e di ateismo: una compagnia d’attori vuole metterne in scena le fasi salienti, alternando così riflessioni sul significato delle parole e sul peso delle proprie scelte, a un ideale scambio di battute tra il maestro e i suoi discepoli.

“Le nozze di Figaro” di Wolfgang Amadeus Mozart, uno spettacolo di Giovanni Dispenza, la recensione

LE NOZZE DI FIGARO – Senzaspine

Andato in scena al Teatro Duse di Bologna

Opera buffa in quattro atti

Musica di Wolfgang Amadeus Mozart – 
Libretto di Lorenzo da Ponte

Il Conte di Almaviva | Abraham Garcia Gonzalez (4 e 5 ottobre), Thiago Stopa (6 ottobre)

La Contessa di Almaviva | Cinzia Forte (4 ottobre), Francesca Maionchi* (5 ottobre), Francesca Cucuzza* (6 ottobre)

Susanna, promessa sposa di Figaro | Daniela Cappiello (4 ottobre), Irene Bonvicini* (5 e 6 ottobre)

Figaro | Alberto Bianchi

Accademia Corale Vittore Veneziani – Coro Gay di Bologna

Voto 7 su 10

È stata l’Orchestra Senzaspine a inaugurare la stagione del Teatro Duse di Bologna con Le nozze di Figaro. L’irreverente e moderna orchestra bolognese, che da anni ha intessuto una proficua collaborazione con il teatro di via Cartoleria ha, ancora una volta, dopo il successo dello scorso anno con Il barbiere di Siviglia, scelto questo palcoscenico per inaugurare la stagione teatrale all’insegna dell’Opera. Il nuovo allestimento vede protagonista uno dei grandi classici del repertorio di Wolfgang Amadeus Mozart, anch’esso firmato dal regista Giovanni Dispenza, capace di mettere in scena un’opera che, pur mantenendo i riferimenti storici, strizza l’occhio anche alla modernità, accostamento che, per altro, è da sempre un tratto distintivo del lavoro dell’Orchestra Senzaspine, nata nel 2013 con lo scopo di dare una dignità professionale ai giovani musicisti e di avvicinare alla musica classica ogni tipo di pubblico.

“Tra Bette e Joan un disperato odio e tanta solitudine”, incontro con Riccardo Castagnari e Gianni De Feo

Il 22 ottobre, all’Off/Off Theatre di Roma, debutterà una prima nazionale che ha il sapore dell’evento, Che fine hanno fatto Bette Davis e Joan Crawford?, pièce dell’autore francese Jean Marboeuf che arriva sul palco con la regia di Fabrizio Bancale, dopo anni di studi e riflessioni da parte dei due attori protagonisti, Riccardo Castagnari e Gianni De Feo, coinvolti in una delicata prova en travesti. Il testo ripercorre in modo brillante l’ormai storica faida artistica, che ebbe poi importanti ripercussioni sul privato, delle due indimenticabili dive americane, all’alba del set che le riunì per la prima volta sul grande schermo per il cult movie di Robert Aldrich Che fine ha fatto Baby Jane?, nel 1962. Abbiamo incontrato i due artisti.

Castagnari, pur conoscendoci noi da tempo, per questa intervista a due voci adotteremo la cortese formalità del “lei”, sia per rispetto al signor De Feo, che incontro per la prima volta, sia per creare un elegante e ossequioso distacco che è doveroso riservare ai due mostri sacri al centro della vostra nuova avventura divistica. Come ci si prepara a un simile compito? 

Castagnari: Sono partito naturalmente da Che fine ha fatto Baby Jane? e poi mi sono visto tutti i film della Crawford, dando una precedenza e una preferenza a quelli doppiati dalla Simoneschi (perché alla Lattanzi mi ero già ispirato per la Dietrich e, guarda caso, Tina Lattanzi e Lydia Simoneschi hanno proprio doppiato entrambe). Temevo una somiglianza tra le due, invece studiandole entrambe (Dietrich e Crawford) mi sono reso conto che sono profondamente diverse: camminata, atteggiamenti, sguardi, alterigia… sicuramente carattere forte per entrambe ma con più di qualche semplice sfumatura di differenza. Spero perciò di riuscire a rendere giustizia anche a Joan e non rischiare un doppione.

De Feo: La preparazione di uno spettacolo richiede comunque una lunga dedizione di tempo durante il quale ci si concentra su vari elementi. Prima di tutto, un attento e minuzioso lavoro sul testo, l’analisi dei personaggi e la loro relazione. Nel caso specifico, in cui affrontiamo delle Icone del cinema, abbiamo cercato di mantenere un rigore tale da scongiurare una goffa imitazione o, peggio ancora, la tentazione di una facile parodia. Abbiamo studiato ogni gesto, ogni sguardo, visto film, immagini, interviste. Ma la fase più interessante è senza alcun dubbio il momento in cui senti di vestire i panni del personaggio, cercando continuamente un equilibrio (a volte precario) tra il distacco e l’abbandono. È il momento in cui metti in relazione il personaggio al tuo personale stile, alle proprie “tendenze attoriali”, al gusto e all’esperienza teatrale.

Home Video. “Sharon Tate – Tra incubo e realtà”, un film di Daniel Farrands, la recensione

Sharon Tate – Tra incubo e realtà (The Haunting of Sharon Tate, Usa, 2019) di Daniel Farrands con  Hilary Duff, Jonathan Bennett, Lydia Hearst, Pawel Szajda, Ryan Cargill

Sceneggiatura di Daniel Farrands

Thriller, 1h 30’, Koch Media, distribuito in home video dal 9 agosto 2019

Sull’onda del clamore suscitato dall’ultimo film di Quentin Tarantino C’era una volta a… Hollywood, e approfittando della ricorrenza del 50° anniversario dalla famigerata strage di Cielo Drive, arriva direttamente per il mercato home video Sharon Tate – Tra incubo e realtà, scritto e diretto da Daniel Ferrands, documentarista specializzato in studi sul cinema horror, e interpretato dall’ex reginetta Disney Hilary Duff, nei panni della sfortunata moglie di Roman Polanski che, incinta di otto mesi, venne barbaramente assassinata insieme a quattro suoi amici nella notte tra l’8 e il 9 agosto del 1969 da alcuni membri della Manson Family.

“C’era una volta a… Hollywood”, un film di Quentin Tarantino, la recensione

C’era una volta a… Hollywood (Once upon a time… in Hollywood, Usa, 2019) di Quentin Tarantino con Leonardo Di Caprio, Brad Pitt, Margot Robbie, Al Pacino, Margaret Qualley, Brenda Vaccaro, Bruce Dern, Clifton Collins Junior, Clu Gulager, Dakota Fanning, Damian Lewis, Damon Herriman, Danny Strong, Dreama Walker, Emile Hirsch, Harley Quinn Smith, James Marsden, James Remar, Kurt Russell, Lena Dunham, Leslie Bega, Lorenza Izzo, Luke Perry, Martin Kove, Maya Hawke, Michael Madsen, Mikey Madison, Nicholas Hammond, Nichole Galicia, Rebecca Gayheart, Rebecca Rittenhouse, Rumer Willis, Scoot McNairy, Sydney Sweeney, Tim Roth, Timothy Olyphant, Victoria Pedretti, Zoe Bell, Austin Robert Butler

Sceneggiatura di Quentin Tarantino

Commedia, 2h 45’, Warner Bros. Italia, in uscita il 18 settembre 2019

Voto: 8½ su 10

Si è detto tanto, ci sarebbe da dire ancora molto. Ma forse è bene che a parlare siano le immagini del nono film scritto e diretto da Quentin Tarantino, C’era una volta a… Hollywood, che già dal titolo chiarisce il tono affabulatorio di una rivisitazione d’epoca che sfiora solamente il realismo per salvaguardare il sogno, un meraviglioso sogno a occhi aperti chiamato Cinema. Il regista non ne ha mai fatto mistero: da commesso in una videoteca ad autore di culto, ed è stato solo merito dei film, che ha sempre divorato con passione autentica e insaziabile. Ma cosa succede se qualcuno squarcia lo schermo della grande illusione, deturpando la bellezza, distruggendo la speranza?

Venezia76 – Fuori Concorso: “The Burnt Orange Heresy”, la recensione

The Burnt Orange Heresy (id, GB/Italia, 2019) di Giuseppe Capotondi con Claes Bang, Elizabeth Debicki, Mick Jagger, Donald Sutherland, Rosalind Halstead

Sceneggiatura di Scott B. Smith dal romanzo “Il quadro eretico” di Charles Willeford

Thriller, 1h 38’

Voto: 6 su 10

I film ambientati nel mondo dell’arte hanno sempre un ché di fasullo, produzioni sontuose travestite spesso da thriller (l’esempio più eclatante è La migliore offerta di Giuseppe Tornatore) e che, altrettanto di frequente, si risolvono in pasticciacci senza spessore. The Burnt Orange Heresy non fa eccezione ma, a dispetto di una confezione coi fiocchi (costumi di Gabriella Pescucci, musiche di Craig Armstrong) e di un cast decisamente intrigante, ha ambizioni di gran lunga inferiori alle apparenze, o almeno così sembrerebbe, data la sostanziale pochezza di contenuti e i toni pleonastici di certi motivi ricorrenti.

Venezia76 – Concorso: “No. 7 Cherry Lane”, un film di Yonfan, la recensione

No. 7 Cherry Lane (Jìyuántái qīhào, Cina, 2019) di Yonfan con le voci di Sylvia Chang, Zhao Wei, Alex Lam, Yao Wei, Tian Zhuangzhuang

Sceneggiatura di Yonfan

Animazione, 2h 05’

Voto: 6½ su 10

Il regista Yonfan lo chiarisce subito nelle note di regia: “Ji yuan tai qi hao parla soprattutto di me, è la mia lettera d’amore dedicata a Hong Kong e al cinema”. Praticamente impossibile essere più chiari di così per presentare l’ultima opera dell’autore di Prince of Tears, la sua prima d’animazione dopo una lavorazione durata oltre sette anni, in cui confluiscono non solo le sue vicende private ma anche i trascorsi fotografici e l’erudizione letteraria e cinefila, il tutto presentato in un raffinato quanto lezioso e spesso estenuante impianto da melodramma sentimentale.

Venezia76 – Concorso: “Waiting for the Barbarians”, un film di Ciro Guerra, la recensione

Waiting for the Barbarians (id, Italia/Usa, 2019) di Ciro Guerra con Mark Rylance, Johnny Depp, Robert Pattinson, Gana Bayarsaikhan, Greta Scacchi, Sam Reid, Harry Melling

Sceneggiatura di J.M. Coetzee, dal suo omonimo romanzo

Drammatico, 1h 52’

Voto: 7 su 10

Primo film in lingua inglese, ma con capitali italiani (produce la Iervolino Entertainment), del regista colombiano Ciro Guerra, già candidato all’Oscar per L’abbraccio del serpente (2015), Waiting for the Barbarians è la trasposizione del celebre romanzo allegorico omonimo dello scrittore Premio Nobel John Maxwell Coetzee, che ne cura anche l’adattamento cinematografico. Ambientato in un’epoca passata non meglio precisata, è la storia di un magistrato, interpretato magnificamente da Mark Rylance, che mantiene l’ordine in un isolato villaggio di frontiera, al confine di un impero ignoto che da tempo è in lotta con i barbari. La mite e ordinaria quotidianità dell’uomo viene sconvolta dall’arrivo del colonnello Joll, sorta di freak con occhialetti da sole cui presta il volto il camaleontico Johnny Depp, giunto in missione nell’avamposto per riferire all’impero delle attività dei barbari tramite una serie di sadici interrogatori ai prigionieri. Le violenze perpetrate ai danni di una giovane donna barbara spingeranno il magistrato a una presa di coscienza che avrà per lui drammatiche conseguenze.

Venezia76 – Concorso: “Babyteeth”, un film di Shannon Murphy, la recensione

Babyteeth (id, Australia, 2019) di Shannon Murphy con Eliza Scanlen, Toby Wallace, Essie Davis, Ben Mendelsohn, Emily Barclay, Eugene Gilfedder

Sceneggiatura di Rita Kalnejais dal suo omonimo testo teatrale

Drammatico, 2h 06’

Voto: 6½ su 10

Ritorna il melodramma terminale, declinato in chiave adolescenziale e disfunzionale: è Babyteeth, pellicola d’esordio nel lungometraggio della giovane regista australiana Shannon Murphy, già con una solida carriera televisiva alle spalle, che la sceneggiatrice Rita Kalnejais ha trasposto da una sua commedia teatrale. La storia del cinema ben conosce le insidie del discorso canceroso sin dai tempi del capolavoro di Edmond Goulding con Bette Davis Tramonto (Dark Victory, 1939), celebre per il ritratto di donna volitiva che si arrende alla malattia in uno dei finali più poetici che il genere ricordi; per gli anni della contestazione fu Love Story di Arthur Hiller la pietra miliare del lacrima-movie, mentre nei Novanta sarà una Julia Roberts dalla bellezza preraffaelita a far piangere le platee di mezzo mondo con Scelta d’amore. Solo in tempi più recenti l’approccio verso questa peculiare categoria dei sentimenti cinematografici ha cambiato direzione, dirottando tutte le sue pene verso imberbi ragazzini destinati a morte certa, spesso con inusitato cinismo: i casi di Colpa delle stelle e del recentissimo A un metro da te non lasciano dubbi sull’evidente impatto emotivo che il tema riscuote sulle nuove generazioni di spettatori.

Venezia76 – Concorso: “Saturday Fiction”, un film di Lou Ye, la recensione

Saturday Fiction (Lan xi da ju yuan, Cina, 2019) di Lou Ye con Gong Li, Mark Chao, Joe Odagiri, Pascal Greggory, Tom Wlaschiha, Huang Xiangli, Pascal Greggory

Sceneggiatura di Ma Yingli dal romanzo La donna vestita di rugiada di Hong Ying

Spionaggio, 2h 06’

Voto: 7 su 10

Sulla carta Saturday Fiction di Lou Ye sembrerebbe il film dei nostri sogni: una spy-story sentimentale in contesto d’epoca e interpretata da Gong Li (!) nei panni di un’attrice che è anche un agente segreto? Difficile resistere, specie se ci si aggiunge un meraviglioso bianco e nero che ammanta il tutto di cinema classico americano. Eppure l’entusiasmo dura giusto il tempo di appurare che difficilmente si uscirà indenni da una sceneggiatura più che mai labirintica, che Ma Yingli ha tratto dal romanzo “La donna vestita di rugiada” di Hong Ying.