RomaFF14 – Selezione Ufficiale: “Downton Abbey”, un film di Michael Engler, la recensione

Downton Abbey (id, GB, 2019) di Michael Engler con Hugh Bonneville, Laura Carmichael, Jim Carter, Raquel Cassidy, Brendan Coyle, Michelle Dockery, Kevin Doyle, Michael C. Fox, Joanne Froggatt, Matthew Goode, Harry Hadden-Paton, Leggi »

RomaFF14 – Selezione Ufficiale: “Motherless Brooklyn – I segreti di una città”, un film di Edward Norton, la recensione

Motherless Brooklyn – I segreti di una città (Motherless Brooklyn, Usa, 2019) di Edward Norton con Edward Norton, Gugu Mbatha-Raw, Bobby Cannavale, Alec Baldwin, Willem Dafoe, Bruce Willis, Cherry Jones, Leslie Mann, Leggi »

“Non succede, ma se succede…”, un film di Jonathan Levine, la recensione

Non succede, ma se succede… (Long Shot, Usa, 2019) di Jonathan Levine con Charlize Theron, Seth Rogen, June Diane Raphael, O’Shea Jackson Jr., Ravi Patel, Bob Odenkirk, Andy Serkis, Alexander Skarsgård Sceneggiatura Leggi »

“C’era una volta a… Hollywood”, un film di Quentin Tarantino, la recensione

C’era una volta a… Hollywood (Once upon a time… in Hollywood, Usa, 2019) di Quentin Tarantino con Leonardo Di Caprio, Brad Pitt, Margot Robbie, Al Pacino, Margaret Qualley, Brenda Vaccaro, Bruce Dern, Leggi »

Venezia76 – Fuori Concorso: “The Burnt Orange Heresy”, la recensione

The Burnt Orange Heresy (id, GB/Italia, 2019) di Giuseppe Capotondi con Claes Bang, Elizabeth Debicki, Mick Jagger, Donald Sutherland, Rosalind Halstead Sceneggiatura di Scott B. Smith dal romanzo “Il quadro eretico” di Leggi »

Venezia76 – Concorso: “No. 7 Cherry Lane”, un film di Yonfan, la recensione

No. 7 Cherry Lane (Jìyuántái qīhào, Cina, 2019) di Yonfan con le voci di Sylvia Chang, Zhao Wei, Alex Lam, Yao Wei, Tian Zhuangzhuang Sceneggiatura di Yonfan Animazione, 2h 05’ Voto: 6½ Leggi »

Venezia76 – Concorso: “Waiting for the Barbarians”, un film di Ciro Guerra, la recensione

Waiting for the Barbarians (id, Italia/Usa, 2019) di Ciro Guerra con Mark Rylance, Johnny Depp, Robert Pattinson, Gana Bayarsaikhan, Greta Scacchi, Sam Reid, Harry Melling Sceneggiatura di J.M. Coetzee, dal suo omonimo Leggi »

Venezia76 – Concorso: “Babyteeth”, un film di Shannon Murphy, la recensione

Babyteeth (id, Australia, 2019) di Shannon Murphy con Eliza Scanlen, Toby Wallace, Essie Davis, Ben Mendelsohn, Emily Barclay, Eugene Gilfedder Sceneggiatura di Rita Kalnejais dal suo omonimo testo teatrale Drammatico, 2h 06’ Leggi »

“La tregua” di Primo Levi, uno spettacolo di Riccardo Bocci, la recensione

LA TREGUA di Primo Levi

Riduzione scenica e interpretazione di Riccardo Bocci

In scena il 7 e l’8 dicembre e il 15 dicembre 2019 al Teatroavista di Roma

Voto: 7 su 10

Il viaggio del ritorno a casa, dopo la fine della detenzione nel campo di concentramento di Aushwitz e prima del rientro nella Torino che per Primo Levi era casa, è “la tregua”, tempo dilatato di transizione tra il luogo aberrante dell’Orrore e il recupero (im)possibile di un’esistenza degna di questo nome.

Il rimpatrio è un lento, faticoso trasbordo attraverso Paesi in maceria durante il quale, però, la vita lentamente si riaffaccia, attraverso piccole, quotidiane necessità: scarpe per poter camminare, cibo per spegnere la fame e un linguaggio per comunicare con altri profughi, altri sopravvissuti, anch’essi in transizione, provenienti da ogni angolo d’Europa.

“La piccola bottega degli orrori”, di Menken e Ashman, uno spettacolo di Pietro Di Blasio, la recensione.

LA PICCOLA BOTTEGA DEGLI ORRORI

dal musical di Alan Menken e Howard Ashman, trasposto al cinema da Frank Oz e ispirato a sua volta all’omonimo film di Roger Corman

Con Giampiero Ingrassia, Fabio Canino, Belia Martin, Emiliano Geppetti , Lorenzo Di Pietro in arte Velma K, Giovanna D’angi, Stefania Fratepietro, Claudia Portale, Michele Anastasi, Lucrezia De Matteis, Rosita Denti, Mario Piana

Scene Gianluca Amodio, Costumi Francesca Grossi, Coreografie Luca Pelus, Direzione musicale Dino Scuderi, Realizzazione basi Riccardo Di Paola, Disegno luci Oscar Lepore, Disegno suono Luca Finotti, Adattamento e regia Piero Di Blasio

Produzione di Alessandro Longobardi Viola Produzioni in coproduzione con Oti – Officine Del Teatro Italiano e con Bottega Teatro Marche

In Scena al Teatro Sala Umberto di Roma dal 3 al 22 dicembre 2019

Voto: 8 su 10

Ottimo allestimento questo Piccola Bottega degli orrori: per regia, per interpreti, per adattamento.

Partiamo proprio dalla direzione: Piero di Blasio, giovanissimo regista, che vanta una formazione completa come attore, cantante, ballerino e doppiatore, ha curato ritmo, precisione di gesti/movimenti e direzione attoriale dello spettacolo con ammirabile maestria. Grazie a tale direzione due ore di spettacolo volano che è un piacere.

“Ballata per uomini e bestie”, Vinicio Capossela racconta il nostro Medioevo

Ci sono viaggi che possono essere fatti senza muoversi con il corpo. Viaggi che non solo travalicano i confini ma anche i secoli, riportano a un passato troppo spesso dimenticato e ricordano quanto la storia sia ciclica. Alcune pestilenze non vengono mai del tutto sconfitte e in momenti storici più delicati riaffiorano: tali sono la violenza, l’odio, la paura. Strumenti troppo spesso usati per sottomettere le popolazioni, per arginare il pensiero, per appiattire le coscienze. E poi ci sono i poeti, intesi in senso ampio, capaci di distinguere il “Reale” dal “Vero”, riuscendo a trasformare la contemporaneità in una grande allegoria. Vinicio Capossela ha dimostrato nel corso della sua carriera di appartenere a questa categoria e l’ha fatto anche con il suo ultimo lavoro Ballata per uomini e bestie con il quale ha conquistato l’ennesima Targa Tenco come miglior lavoro dell’anno. Titolo che dà il nome anche all’ultimo tour, andato in scena al Teatro Duse di Bologna in due serate gremite di gente pronta ad ascoltare la parola e la musica di questo profeta contemporaneo, capace di rileggere il mondo e l’attuale società con gli strumenti della poesia, della filosofia e della denuncia.

“Potted Potter” di Clarkson e Turner, uno spettacolo di Simone Leonardi, la recensione

POTTED POTTER

di Daniel Clarkson e Jefferson Turner

con Mario Finulli e Davide Nebbia

Regia di Richard Hurst

Regia associata Simone Leonardi

In scena al Teatro Ciack di Roma dal 21 al 24 novembre 2019

Voto: 8 su 10

Potted Potter è un’interessante parodia sul maghetto di Hogwarts più famoso della narrativa contemporanea.

Lo spettacolo è molto divertente e ben congegnato e si rivolge a una platea trasversale, composta sia da bambini che da adulti, grazie ai suoi ritmi sostenuti e alla varietà delle situazioni che gli attori vanno a creare.

La sfida di portare la storia di 7 libri in 70 minuti di rappresentazione sembra impossibile. Ma la chiave parodica e le  numerose gag consentono al pubblico di saltare da un libro ad un altro come in un gioco di fantasia. Lo stesso pubblico si trova a sorridere e a prendere in giro i personaggi del libro.

“Misery” di William Goldman, uno spettacolo di Filippo Dini, la recensione

MISERY

di William Goldman, tratto dall’omonimo romanzo di Stephen King

con Arianna Scommegna, Filippo Dini, Carlo Orlando

Traduzione Francesco Bianchi, scene e costumi Laura Benzi, musiche Arturo Annecchino

assistente alla regia Carlo Orlando

Regia di Filippo Dini

Produzione di Fondazione Teatro Due, Teatro Nazionale di Genova, Teatro Stabile di Torino- Teatro Nazionale

In scena al Teatro Sala Umberto di Roma dal 19 novembre al 1 dicembre

Voto: 6 su 10

Per tutti gli amanti della recitazione sopra le righe, eccessiva, istericamente urlata e al limite dello scioglilingua virtuosistico, ecco Filippo Dini e soprattutto Arianna Scommegna in Misery, titolo divenuto ormai proverbiale della produzione letteraria del maestro dell’orrore Stephen King, proposto nell’adattamento teatrale che ne trasse lo sceneggiatore e romanziere William Goldman, già alle prese con la memorabile trasposizione cinematografica dell’opera, quel Misery non deve morire diretto nel 1990 dal regista di Harry ti presento Sally Rob Reiner e interpretato da una Kathy Bates in stato di grazia.

“Scene da un matrimonio” di Ingmar Bergman, uno spettacolo di Andrei Konchalovsky, la recensione

SCENE DA UN MATRIMONIO

di Ingmar Bergman

con Julia Vysotskaya e Federico Vanni

Scene e costumi Marta Crisolini Malatesta, luci Gigi Saccomandi, video Mariano Soria, foto Marco Ghidelli

Regia di Andrei Konchalovsky

Una produzione Teatro Stabile di Napoli

In scena al Teatro Eliseo di Roma dal 5 al 17 novembre

Voto: 6 su 10

Nel 1973, il grande regista svedese Ingmar Bergman regalava alle sale cinematografiche una versione condensata, di 167 minuti, del suo sceneggiato televisivo in sei puntate Scene da un matrimonio, trasmesso in Italia dalla Rai. Il film era una drammatica analisi di coppia nel corso di circa un decennio, in cui le ispirazioni private si ritrovavano imprigionate tra le mura di un matrimonio stagnante e velato di ipocrisie. I protagonisti erano Johan, un professore universitario indolente e vigliacco, e sua moglie Marianne, impiegata in uno studio legale, passiva aggressiva e incapace di essere accomodante verso un marito che la tradisce. I due si lasceranno e ritroveranno varie volte, senza mai distaccarsi del tutto.

“Paura d’amare” di Terrence McNally, uno spettacolo di Giulio Manfredonia, la recensione

INTHELFILM presenta

PAURA D’AMARE

di Terrence McNally

regia di Giulio Manfredonia

con Massimiliano Vado, Maria Rosaria Russo, Massimo Cagnina, Monica Dugo, Livia Cascarano

Versione italiana Eleonora Di Fortunato |Scene Elisa Bentivegna | Costumi Rosa Eleonora Pischedda | Disegno luci Diego Pirillo | Assistente alla regia Salvo Di Falco – Andrea Goraci| Aiuto regia Goffredo Maria Bruno | Prodotto da Giampietro Preziosa

In scena fino al 3 novembre 2019 al Teatro Brancaccino di Roma

Voto: 4 su 10

C’è una scena di Paura d’amare, splendida commedia d’amore e solitudine che Garry Marshall, creatore di Happy Days e regista di Pretty Woman, diresse nel 1991, in cui Johnny porge a Frankie una rosa ricavata da una patata sapientemente intagliata, intinta nello sciroppo e infilzata su una forchetta legata con un elastico a un gambo di sedano: è uno dei momenti più teneri e romantici di un film che ha segnato l’immaginario sentimentale degli anni Novanta e che, ancora oggi, lascia incantati per lo spettacolo interpretativo offerto da Al Pacino e Michelle Pfeiffer, e per la sublime vena malinconica che attraversa tutta la narrazione. Fu Terrence McNally a curarne l’adattamento cinematografico, a partire dal suo testo teatrale Frankie and Johnny in the Clair de Lune del 1987, portato in scena per la prima volta con Kathy Bates e F. Murray Abraham e, in tempi più recenti, con Michael Shannon e Audra McDonald.

“Che fine hanno fatto Bette Davis e Joan Crawford?” di Jean Marboeuf, uno spettacolo di Fabrizio Bancale, la recensione

Florian Metateatro e Stellarfilm con il sostegno di ProdigioDivino

CHE FINE HANNO FATTO BETTE DAVIS E JOAN CRAWFORD?

di Jean Marboeuf

traduzione Riccardo Castagnari

con Gianni De Feo e Riccardo Castagnari

regia Fabrizio Bancale

Scene Roberto Rinaldi

musiche originali Francesco Verdinelli

assistente alla regia Sebastiano Di Martino

disegno luci Alessio Pascale

ufficio stampa Carla Fabi Roberta Savona, foto Giancarlo Casnati

In scena all’OFF/OFF Theatre di Roma dal 22 al 31 ottobre

Voto: 8 su 10

A volte ritornano, Bette Davis e Joan Crawford sempre. Volti iconici di un cinema davvero senza tempo, dive che hanno attraversato mode ed epoche, donne da sempre in lotta per l’autoaffermazione. Quella ranocchia della Davis, la più grande di tutte, nessuna come lei, una carriera leggendaria che scorre parallela a un temperamento che ha fatto tremare le mura di Hollywood; la cover girl Crawford, infanzia traumatica segnata da violenze e povertà, una bellezza straordinaria divenuta poi mascherone horror per alcune memorabili bitch eponime (la sua Harriet Craig era tutto un programma di blandizie). Inarrivabili gli alti di Bette, pretendeva la luna e non solo le stelle, Joan le fu sempre seconda, nonostante alcune importanti occasioni per riacquistare terreno sull’acerrima rivale. Proprio quando sembrava che per loro non ci fosse più spazio sul grande schermo, arrivò l’opportunità di dividere un set che, per varie ragioni, ha rappresentato per entrambe un nuovo inizio: fu la Crawford a proporre alla Davis il romanzaccio dal quale verrà tratto Che fine ha fatto Baby Jane?, prova del nove per una faida destinata a infrangersi oltre i confini della storia del cinema.

“Piantando chiodi nel pavimento con la fronte” di Eric Bogosian, uno spettacolo di Pino Quartullo, la recensione

PIANTANDO CHIODI NEL PAVIMENTO CON LA FRONTE

di Eric Bogosian

con Paolo Biag

traduzione Pino Quartullo e Patrizia Monaco

aiuto regia Rachele Giannini

elementi scenici e costumi Tonino Natali

light designer Giulio Grappelli

regia Pino Quartullo

In scena al Teatro Cometa Off di Roma dal 15 al 20 ottobre

Voto: 5 su 10

Dodici monologhi per altrettanti personaggi, dodici chiodi, per richiamare il titolo di questa rabbiosa rappresentazione, che Eric Bogosian, drammaturgo statunitense di origini armene, usa per tendere di fronte al pubblico la bandiera degli Stati Uniti d’America, con il perentorio intento di voler squarciare il perbenismo placido della borghesia americana dei primi anni ’90.

RomaFF14 – Selezione Ufficiale: “Downton Abbey”, un film di Michael Engler, la recensione

Downton Abbey (id, GB, 2019) di Michael Engler con Hugh Bonneville, Laura Carmichael, Jim Carter, Raquel Cassidy, Brendan Coyle, Michelle Dockery, Kevin Doyle, Michael C. Fox, Joanne Froggatt, Matthew Goode, Harry Hadden-Paton, Robert James-Collier, Allen Leech, Phyllis Logan, Elizabeth McGovern, Sophie McShera, Maggie Smith, Imelda Staunton, Lesley Nicol, Penelope Wilton, Mark Addy, Max Brown, Stephen Campbell Moore, Richenda Carey, David Haig, Andrew Havill, Geraldine James, Simon Jones, Susan Lynch, Tuppence Middleton, Kate Phillips

Sceneggiatura di Julian Fellowes, dall’omonima serie tv creata da Julian Fellowes

Commedia, 2h 04’, Universal International Pictures, in uscita il 24 ottobre 2019

Voto: 7 su 10

A grande richiesta dei milioni di telespettatori che ne hanno seguito con devota passione le sei stagioni sul piccolo schermo, ecco arrivare, a quattro anni dal 52esimo e ultimo episodio, il film di Downton Abbey, forse il serial più celebrato degli ultimi anni. L’approdo al lungometraggio, oltre a fare la felicità dei fan, porta ad estremo compimento un’operazione drammaturgica che celebra il diletto nella futilità con impareggiabile senso narrativo, frutto dalla penna inconfondibile di Julian Fellowes, già premiato con l’Oscar per il copione dell’analogo Gosford Park di Robert Altman, creatore della serie e firmatario d’obbligo di questa sortita cinematografica.