“Se la strada potesse parlare”, un film di Barry Jenkins, la recensione

Se la strada potesse parlare (If Beale Street could talk, Usa, 2018) di Barry Jenkins con Stephan James, KiKi Layne, Regina King, Diego Luna, Dave Franco, Teyonah Parris, Colman Domingo, Michael Beach Leggi »

“Boy Erased – Vite cancellate”, un film di Joel Edgerton, la recensione

Boy Erased – Vite cancellate (Boy Erased, Usa, 2018) di Joel Edgerton con Lucas Hedges, Nicole Kidman, Russell Crowe, Joel Edgerton, Xavier Dolan, Flea, Joe Alwyn, Troye Sivan Sceneggiatura di Joel Edgerton Leggi »

“Chesil Beach – Il segreto di una notte”, un film di Dominic Cooke, la recensione

Chesil Beach – Il segreto di una notte (On Chesil Beach, GB, 2017) di Dominic Cooke con Saoirse Ronan, Billy Howle, Emily Watson, Samuel West, Anne-Marie Duff, Adrian Scarborough Sceneggiatura di Ian Leggi »

“Ben is Back”, un film di Peter Hedges, la recensione

Ben is Back (id, Usa, 2018) di Peter Hedges con Julia Roberts, Lucas Hedges, Courtney B. Vance, Kathryn Newton Sceneggiatura di Peter Hedges Drammatico, 1h 43’, Notorious Pictures, in uscita il 20 Leggi »

“Midsommar – Il villaggio dei dannati”, un film di Ari Aster, la recensione

Midsommar – Il villaggio dei dannati (Midsommar, Usa, 2019) di Ari Aster con Florence Pugh, Jack Reynor, Will Poulter, William Jackson Harper, Vilhelm Blomgren, Julia Ragnarsson, Anna Åström, Archie Madekwe, Ellora Torchia Leggi »

“Serenity – L’isola dell’inganno”, un film di Steven Knight, la recensione

Serenity – L’isola dell’inganno (Serenity, Usa, 2019) di Steven Knight con Matthew McConaughey, Anne Hathaway, Jason Clarke, Diane Lane, Djimon Hounsou, Jeremy Strong Sceneggiatura di Steven Knight Thriller, 1h 46’, Lucky Red, Leggi »

“Nureyev – The White Crow”, un film di Ralph Fiennes, la recensione

Nureyev – The White Crow (The White Crow, GB/Francia, 2018) di Ralph Fiennes con Oleg Ivenko, Adèle Exarchopoulos, Ralph Fiennes, Čulpan Nailevna Chamatova, Aleksey Morozov, Raphaël Personnaz, Olivier Rabourdin, Sergei Polunin, Louis Leggi »

“La mia vita con John F. Donovan”, un film di Xavier Dolan, la recensione

La mia vita con John F. Donovan (The Death and Life of John F. Donovan, Canada, 2018) di Xavier Dolan con Kit Harington, Natalie Portman, Jacob Tremblay, Susan Sarandon, Kathy Bates, Thandie Leggi »

“The Deuce – La via del porno”, una serie tv di David Simon e George Pelecanos, la recensione

THE DEUCE – LA VIA DEL PORNO

(The Deuce, Usa, 2016/19)

Una serie tv di David Simon e George Pelecanos  con James Franco, Maggie Gyllenhaal, Gbenga Akinnagbe, Chris Bauer, Gary Carr, Chris Coy, Dominique Fishback, Lawrence Gilliard Jr., Margarita Levieva, Emily Meade, Michael Rispoli, Luke Kirby

Regia di Michelle MacLaren, Ernest Dickerson, James Franco, Alex Hall, Uta Briesewitz, Roxann Dawson, Steph Green, Zetna Fuentes, Susanna White, Tricia Brock, Tanya Hamilton, Minkie Spiro

Drammatico, 3 stagioni, HBO Entertainment

Voto: 5½ su 10

La febbre da serial, specie negli ultimi anni in cui le piattaforme per la distribuzione on demand di contenuti televisivi si è moltiplicata a dismisura, sta facendo strage di soggetti cinematografici potenzialmente ottimi, stirando all’inverosimile del materiale narrativo che avrebbe potuto esprimersi al meglio in un’opera destinata al grande schermo. Tra le vittime più illustri di questa barbarie senza freni c’è sicuramente The Deuce, corredato da noi dal sottotitolo La via del porno. Il serial, ambientato non a caso nel frammento della Quarantaduesima strada di New York – tra la Sesta e l’Ottava – in cui criminalità e prostituzione dilagavano sul finire degli anni Sessanta e di lì a venire, si prefigge di tracciare un quadro fortemente caratterizzato di come l’industria del cinema pornografico abbia preso piede dai bassifondi per poi esplodere a fenomeno di massa.

“Divorce”, una serie tv di Sharon Horgan, la recensione

DIVORCE

(id, Usa, 2016/19)

Una serie tv di Sharon Horgan con Sarah Jessica Parker, Thomas Haden Church, Talia Balsam, Tracy Letts, Molly Shannon

Regia di Jesse Peretz, Adam Bernstein, Jamie Babbit, Beth McCarthy-Miller, Ben Taylor

Commedia/drammatico, 3 stagioni, HBO Entertainment

Voto: 7 su 10

“Ci siamo allontanati”. Succede a una coppia di Hastings, contea di New York, in Divorce: lui imprenditore edile, lei aspirante gallerista, genitori di due figli adolescenti. Succedeva anche a Sarah Jessica Parker e a HBO, il network che, nel 1998, fece dell’attrice americana un’icona glamour-pocket con la serie cult Sex and the city, terminata nel 2004 dopo sei stagioni e proseguita indegnamente con due film per il grande schermo. Da allora per lei ci sono stati solo film a dir poco scadenti (fa eccezione unicamente la vivace family reunion La neve nel cuore), una delusione che l’avrà probabilmente portata a rivalutare lo spessore delle nuove proposte televisive. L’occasione per ritrovare la rete che la consacrò è stato questo dramedy in tre stagioni – l’ultima attualmente in onda negli Stati Uniti e ancora inedita in Italia – nata dalla penna della showrunner britannica Sharon Horgan, in cui la Parker abbandona tacchi alti e lustrini per calarsi nei panni ben più dimessi di una donna non più giovane in cerca di autoaffermazione.

Venezia76: “La vérité” di Kore-eda Hirokazu film di apertura, in Concorso

La vérité (The Truth), diretto da Kore-eda Hirokazu (Un affare di famiglia; The Third Murder; Like Father, Like Son) e interpretato da Catherine Deneuve, Juliette Binoche, Ethan Hawke, è il film di apertura, inConcorso, della 76. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica (28 agosto – 7 settembre 2019) diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta.

Venezia76: “Estasi” di Gustav Machatý per la serata di Pre-apertura

Il film-scandalo della II Mostra del Cinema di Venezia del 1934, Extase (Estasi, 1932) scritto e diretto da Gustav Machatý, con Hedy Kiesler (poi Hedy Lamarr, come fu ribattezzata a Hollywood), è il film scelto per la serata di Pre-apertura di martedì 27 agosto della 76. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, che si terrà nella Sala Darsena (Palazzo del Cinema) al Lido.

Extase sarà proiettato al Lido presentando in prima mondiale il restauro digitale del film in 4K. Il restauro è realizzato dal Národní filmový archiv (Cineteca di Praga) grazie al sostegno di Milada Kučerová e Eduard Kučera e alla collaborazione con Film Servis Festival Karlovy Vary. Le lavorazioni sono state effettuate presso il laboratorioL’Immagine Ritrovata di Bologna. L’obiettivo del restauro era quello di ricostruire una versione del film che fosse il più possibile fedele all’originale in lingua ceca, cioè quella presentata a Venezia nel 1934. Poiché nessun elemento di questa versione originale si è conservato, il Národní filmový archiv ha dovuto ricorrere a versioni in altre lingue e in lingua ceca successive. I partner che hanno contribuito al restauro sono British Film Institute, Cinémathèque16, Cinémathèque suisse, CNC, Danish Film Institute, Filmarchiv Austria, Gaumont e Slovak Film Institute.    

“Nureyev – The White Crow”, un film di Ralph Fiennes, la recensione

Nureyev – The White Crow (The White Crow, GB/Francia, 2018) di Ralph Fiennes con Oleg Ivenko, Adèle Exarchopoulos, Ralph Fiennes, Čulpan Nailevna Chamatova, Aleksey Morozov, Raphaël Personnaz, Olivier Rabourdin, Sergei Polunin, Louis Hofmann

Sceneggiatura di David Hare, dal romanzo “Rudolf Nureyev: The Life” di Julie Kavanagh (ed. La nave di Teseo)

Biografico, 2h 03’, Eagle Pictures, in uscita il 27 giugno 2019

Voto: 4 su 10

Una delle personalità artistiche più iconiche del ventesimo secolo, un volto inconfondibile e un corpo narcisisticamente esibito per i fotografi più famosi e, al cinema, per Ken Russell, che lo diresse in un lussuoso fotoromanzo su Rodolfo Valentino; soprattutto, un talento innato per la danza, che lo portò a essere acclamato come il più grande ballerino classico del suo tempo, non tanto per la precisione tecnica quanto per il carisma che portava in scena: è Rudolf Nureyev, che rivive sullo schermo nella terza regia dell’attore britannico Ralph Fiennes, dopo un Coriolano da Shakespeare in salsa bellica contemporanea (Coriolanus, 2011) e un calligrafico biopic sentimentale su Charles Dickens (The invisible woman, 2013).

“La mia vita con John F. Donovan”, un film di Xavier Dolan, la recensione

La mia vita con John F. Donovan (The Death and Life of John F. Donovan, Canada, 2018) di Xavier Dolan con Kit Harington, Natalie Portman, Jacob Tremblay, Susan Sarandon, Kathy Bates, Thandie Newton, Ben Schnetzer, Jared Keeso, Amara Karan, Chris Zylka, Bella Thorne, Sarah Gadon, Emily Hampshire, Michael Gambon

Sceneggiatura di Jacob Tierney e Xavier Dolan

Drammatico, Lucky Red, in uscita il 27 giugno 2019

Voto: 6 su 10

La mia vita con John F. Donovan, settima delle otto fatiche cinematografiche girate dall’enfant prodige quebecchese Xavier Dolan (l’ultima è Matthias & Maxime, in concorso a Cannes 2019) e suo esordio in lingua inglese, è un caso emblematico di ritorsione feroce di una grande forma di ispirazione/ambizione verso il suo autore e, di conseguenza, della critica mondiale nei confronti di un giovane regista dal talento non comune, idolatrato a piè sospinto, ma sempre con punte di invidiosa acidità e atteso al varco al primo passo falso per essere distrutto.

“Kiss of the Spider Woman” di John Kander e Fred Ebb, uno spettacolo di Gianni Marras, la recensione

“KISS OF THE SPIDER WOMAN”
(“IL BACIO DELLA DONNA RAGNO”)

Liriche di Fred Ebb
Musica di John Kander
Libretto di Terrence McNally
Dal romanzo omonimo di Manuel Puig
Versione italiana di Andrea Ascari, Direttore Stefano Squarzina, Regia Gianni Marras, Direzione vocale Shawna Farrell, Coreografie Gillian Bruce, Scene e proiezioni TCBO dall’idea originale di Andrea De Micheli, Costumi Massimo Carlotto, Light designer Daniele Naldi, Sound designer Tommaso Macchi, Assistente alla regia Daniele Palumbo

Personaggi e interpreti
Donna Ragno / Aurora Simona Distefano, Molina Gianluca Sticotti, Valentin Brian Boccuni, Direttore del carcere Raffaele Latagliata, Esteban Cesare Soffiati, Marcos Marco Savorelli, Madre di Molina Francesca Taverni, Marta Caterina Gabrieli, Osservatore Amnesty Giorgia Visca, Fuentes, prigioniero Paolo Cantele, Gabriel Alessio Anselmi, Aurelio, vetrinista Pierluigi Cocciolito
Orchestra e Tecnici del Teatro Comunale di Bologna

Produzione del Teatro Comunale di Bologna
in collaborazione con BSMT Productions
(Direzione artistica e vocale: Shawna Farrell)

Andato in scena dal 19 al 23 giugno al Teatro Comunale di Bologna

Voto: 9 su 10

Sono esattamente dieci anni che il Teatro Comunale di Bologna ha aperto le porte al musical e iniziato la sua collaborazione con la Bernstein School of Musical Theater. Sodalizio che nel 2009 iniziò proprio con il musical Kiss of the spider woman, di John Kander su libretto di Terrence McNally e liriche di Fred Ebb, Oggi, dopo una decade, torna in scena, nelle sale del teatro felsineo, questa bellissima storia densa di significato e reinterpretata, anche in questa occasione, con grande impatto visivo e con un’eccellente performance da parte di attori, cantanti, ballerini e musicisti.

Venezia76: Julie Andrews e Pedro Almodóvar Leoni d’Oro alla carriera

I Leoni d’Oro alla carriera della 76. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica sono stati attribuiti alla grande attrice inglese Julie Andrews, protagonista – tra i suoi numerosi successi internazionali – di classici amati in tutto il mondo quali Mary Poppins (1964), Tutti insieme appassionatamente (1965) e Victor Victoria (1982), e al regista spagnolo Pedro Almodóvar, autore di capolavori come La legge del desiderio (1986), Donne sull’orlo di una crisi di nervi (1988), Tutto su mia madre (1998) e Volver (2006)
La decisione è stata presa dal Cda della Biennale di Venezia presieduto da Paolo Baratta, che ha fatto propria la proposta del Direttore della Mostra Alberto Barbera.

“Beautiful Boy”, un film di Felix Van Groeningen, la recensione

Beautiful Boy (id, Usa, 2018) di Felix Van Groeningen con Steve Carell, Timothée Chalamet, Maura Tierney, Amy Ryan, Timothy Hutton, Amy Forsyth

Sceneggiatura di Luke Davies e Felix Van Groeningen, dai romanzi “Beautiful Boy: A Father’s Journey Through His Son’s Addiction” di David Sheff e “Tweak: Growing Up on Methamphetamines” di Nic Sheff.

Drammatico, 1h 58′, 01 Distribution, in uscita il 13 giugno 2019

Voto: 7 su 10

In cosa si differenzia Beautiful Boy, il film di Felix Van Groeningen sul calvario autolesionistico di un giovane ragazzo sprofondato nella dipendenza da metanfetamine, rispetto alla fluviale filmografia già esistente sull’argomento? La risposta potrebbe essere molto semplice: in nulla, purtroppo. La realtà che racconta e che porta in scena è così tragicamente cristallizzata nel suo iter processuale da rendere persino fuori luogo un accenno che ne confonda il percorso, nonostante la narrazione cinematografica sia sempre avida di novità drammaturgiche, immedesimazioni profonde e colpi di scena. Beautiful Boy, invece, non ha la presunzione di voler “dire” qualcosa di nuovo sul tema, semmai aggiunge solo un ulteriore tassello alla liturgia filmica della tossicodipendenza, ma lo fa con un intimismo spesso straziante, peculiarità che il regista belga aveva già avuto modo di sfoggiare nell’acclamato melodramma a ritmo di folk music Alabama Monroe.

“Rocketman”, un film di Dexter Fletcher, la recensione

Rocketman (id, GB/Usa, 2019) di Dexter Fletcher con Taron Egerton, Richard Madden, Jamie Bell, Bryce Dallas Howard, Gemma Jones, Steven Mackintosh, Matthew Illesley, Kit Connor, Tate Donovan

Sceneggiatura di Lee Hall

Musical/Biografico, 2h 01’, 20th Century Fox Italia, in uscita il 29 maggio 2019

Voto: 8 su 10

Non un semplice biopic ma musical in piena regola: è Rocketman, il film su vita, infanzia e prime esperienze di Reginald Dwight, in arte Elton John, che l’attore e regista britannico Dexter Fletcher, già subentrato in extremis a Bryan Singer alla direzione del sopravvalutato Bohemian Rhapsody, ha dedicato al baronetto del pop inglese. Rispetto al deludente conformismo del film su Freddie Mercury, però, Rocketman si fa preferire per creatività stilistica, originalità narrativa e, cosa fondamentale, per l’assoluta libertà con cui fonde realtà e immaginazione in un racconto volutamente fantasmagorico e trascinante, senza per questo tradire mai la verità dei fatti.