Category Archives: Teatro

“Potted Potter” di Clarkson e Turner, uno spettacolo di Simone Leonardi, la recensione

POTTED POTTER

di Daniel Clarkson e Jefferson Turner

con Mario Finulli e Davide Nebbia

Regia di Richard Hurst

Regia associata Simone Leonardi

In scena al Teatro Ciack di Roma dal 21 al 24 novembre 2019

Voto: 8 su 10

Potted Potter è un’interessante parodia sul maghetto di Hogwarts più famoso della narrativa contemporanea.

Lo spettacolo è molto divertente e ben congegnato e si rivolge a una platea trasversale, composta sia da bambini che da adulti, grazie ai suoi ritmi sostenuti e alla varietà delle situazioni che gli attori vanno a creare.

La sfida di portare la storia di 7 libri in 70 minuti di rappresentazione sembra impossibile. Ma la chiave parodica e le  numerose gag consentono al pubblico di saltare da un libro ad un altro come in un gioco di fantasia. Lo stesso pubblico si trova a sorridere e a prendere in giro i personaggi del libro.

“Misery” di William Goldman, uno spettacolo di Filippo Dini, la recensione

MISERY

di William Goldman, tratto dall’omonimo romanzo di Stephen King

con Arianna Scommegna, Filippo Dini, Carlo Orlando

Traduzione Francesco Bianchi, scene e costumi Laura Benzi, musiche Arturo Annecchino

assistente alla regia Carlo Orlando

Regia di Filippo Dini

Produzione di Fondazione Teatro Due, Teatro Nazionale di Genova, Teatro Stabile di Torino- Teatro Nazionale

In scena al Teatro Sala Umberto di Roma dal 19 novembre al 1 dicembre

Voto: 6 su 10

Per tutti gli amanti della recitazione sopra le righe, eccessiva, istericamente urlata e al limite dello scioglilingua virtuosistico, ecco Filippo Dini e soprattutto Arianna Scommegna in Misery, titolo divenuto ormai proverbiale della produzione letteraria del maestro dell’orrore Stephen King, proposto nell’adattamento teatrale che ne trasse lo sceneggiatore e romanziere William Goldman, già alle prese con la memorabile trasposizione cinematografica dell’opera, quel Misery non deve morire diretto nel 1990 dal regista di Harry ti presento Sally Rob Reiner e interpretato da una Kathy Bates in stato di grazia.

“Scene da un matrimonio” di Ingmar Bergman, uno spettacolo di Andrei Konchalovsky, la recensione

SCENE DA UN MATRIMONIO

di Ingmar Bergman

con Julia Vysotskaya e Federico Vanni

Scene e costumi Marta Crisolini Malatesta, luci Gigi Saccomandi, video Mariano Soria, foto Marco Ghidelli

Regia di Andrei Konchalovsky

Una produzione Teatro Stabile di Napoli

In scena al Teatro Eliseo di Roma dal 5 al 17 novembre

Voto: 6 su 10

Nel 1973, il grande regista svedese Ingmar Bergman regalava alle sale cinematografiche una versione condensata, di 167 minuti, del suo sceneggiato televisivo in sei puntate Scene da un matrimonio, trasmesso in Italia dalla Rai. Il film era una drammatica analisi di coppia nel corso di circa un decennio, in cui le ispirazioni private si ritrovavano imprigionate tra le mura di un matrimonio stagnante e velato di ipocrisie. I protagonisti erano Johan, un professore universitario indolente e vigliacco, e sua moglie Marianne, impiegata in uno studio legale, passiva aggressiva e incapace di essere accomodante verso un marito che la tradisce. I due si lasceranno e ritroveranno varie volte, senza mai distaccarsi del tutto.

“Paura d’amare” di Terrence McNally, uno spettacolo di Giulio Manfredonia, la recensione

INTHELFILM presenta

PAURA D’AMARE

di Terrence McNally

regia di Giulio Manfredonia

con Massimiliano Vado, Maria Rosaria Russo, Massimo Cagnina, Monica Dugo, Livia Cascarano

Versione italiana Eleonora Di Fortunato |Scene Elisa Bentivegna | Costumi Rosa Eleonora Pischedda | Disegno luci Diego Pirillo | Assistente alla regia Salvo Di Falco – Andrea Goraci| Aiuto regia Goffredo Maria Bruno | Prodotto da Giampietro Preziosa

In scena fino al 3 novembre 2019 al Teatro Brancaccino di Roma

Voto: 4 su 10

C’è una scena di Paura d’amare, splendida commedia d’amore e solitudine che Garry Marshall, creatore di Happy Days e regista di Pretty Woman, diresse nel 1991, in cui Johnny porge a Frankie una rosa ricavata da una patata sapientemente intagliata, intinta nello sciroppo e infilzata su una forchetta legata con un elastico a un gambo di sedano: è uno dei momenti più teneri e romantici di un film che ha segnato l’immaginario sentimentale degli anni Novanta e che, ancora oggi, lascia incantati per lo spettacolo interpretativo offerto da Al Pacino e Michelle Pfeiffer, e per la sublime vena malinconica che attraversa tutta la narrazione. Fu Terrence McNally a curarne l’adattamento cinematografico, a partire dal suo testo teatrale Frankie and Johnny in the Clair de Lune del 1987, portato in scena per la prima volta con Kathy Bates e F. Murray Abraham e, in tempi più recenti, con Michael Shannon e Audra McDonald.

“Che fine hanno fatto Bette Davis e Joan Crawford?” di Jean Marboeuf, uno spettacolo di Fabrizio Bancale, la recensione

Florian Metateatro e Stellarfilm con il sostegno di ProdigioDivino

CHE FINE HANNO FATTO BETTE DAVIS E JOAN CRAWFORD?

di Jean Marboeuf

traduzione Riccardo Castagnari

con Gianni De Feo e Riccardo Castagnari

regia Fabrizio Bancale

Scene Roberto Rinaldi

musiche originali Francesco Verdinelli

assistente alla regia Sebastiano Di Martino

disegno luci Alessio Pascale

ufficio stampa Carla Fabi Roberta Savona, foto Giancarlo Casnati

In scena all’OFF/OFF Theatre di Roma dal 22 al 31 ottobre

Voto: 8 su 10

A volte ritornano, Bette Davis e Joan Crawford sempre. Volti iconici di un cinema davvero senza tempo, dive che hanno attraversato mode ed epoche, donne da sempre in lotta per l’autoaffermazione. Quella ranocchia della Davis, la più grande di tutte, nessuna come lei, una carriera leggendaria che scorre parallela a un temperamento che ha fatto tremare le mura di Hollywood; la cover girl Crawford, infanzia traumatica segnata da violenze e povertà, una bellezza straordinaria divenuta poi mascherone horror per alcune memorabili bitch eponime (la sua Harriet Craig era tutto un programma di blandizie). Inarrivabili gli alti di Bette, pretendeva la luna e non solo le stelle, Joan le fu sempre seconda, nonostante alcune importanti occasioni per riacquistare terreno sull’acerrima rivale. Proprio quando sembrava che per loro non ci fosse più spazio sul grande schermo, arrivò l’opportunità di dividere un set che, per varie ragioni, ha rappresentato per entrambe un nuovo inizio: fu la Crawford a proporre alla Davis il romanzaccio dal quale verrà tratto Che fine ha fatto Baby Jane?, prova del nove per una faida destinata a infrangersi oltre i confini della storia del cinema.

“Piantando chiodi nel pavimento con la fronte” di Eric Bogosian, uno spettacolo di Pino Quartullo, la recensione

PIANTANDO CHIODI NEL PAVIMENTO CON LA FRONTE

di Eric Bogosian

con Paolo Biag

traduzione Pino Quartullo e Patrizia Monaco

aiuto regia Rachele Giannini

elementi scenici e costumi Tonino Natali

light designer Giulio Grappelli

regia Pino Quartullo

In scena al Teatro Cometa Off di Roma dal 15 al 20 ottobre

Voto: 5 su 10

Dodici monologhi per altrettanti personaggi, dodici chiodi, per richiamare il titolo di questa rabbiosa rappresentazione, che Eric Bogosian, drammaturgo statunitense di origini armene, usa per tendere di fronte al pubblico la bandiera degli Stati Uniti d’America, con il perentorio intento di voler squarciare il perbenismo placido della borghesia americana dei primi anni ’90.

“Dialoghi/Platone”, uno spettacolo scritto e diretto da Giovanni Franci, la recensione

DIALOGHI/PLATONE

scritto e diretto da Giovanni Franci

con PAOLO GRAZIOSI

e con Gianmarco Bellumori, Alberto Melone, Riccardo Pieretti e Fabio Vasco

elaborazioni digitali Nuvole Rapide Produzioni, assistente Fabio Del Frate

SPETTACOLO PRODOTTO DA FONDAMENTA Srl

Dal 10 al 20 ottobre all’OFF/OFF Theatre di Roma

Voto: 4½ su 10

Da uno dei giovani autori più interessanti della scena teatrale contemporanea, ecco quella che forse rappresenta la sua prova più ingenua e involuta. Con Dialoghi/Platone, che pure ha aperto la stagione di uno dei palchi più preziosi della capitale, l’OFF/OFF Theatre in via Giulia, Giovanni Franci compie il fatale errore di voler rendere attuale un discorso filosofico di per sé universale. Lo fa partendo dall’Apologia di Socrate, inestimabile compendio platoniano sul pensiero del grande filosofo greco e sul processo che lo vide accusato di corruzione verso le giovani menti e di ateismo: una compagnia d’attori vuole metterne in scena le fasi salienti, alternando così riflessioni sul significato delle parole e sul peso delle proprie scelte, a un ideale scambio di battute tra il maestro e i suoi discepoli.

“Le nozze di Figaro” di Wolfgang Amadeus Mozart, uno spettacolo di Giovanni Dispenza, la recensione

LE NOZZE DI FIGARO – Senzaspine

Andato in scena al Teatro Duse di Bologna

Opera buffa in quattro atti

Musica di Wolfgang Amadeus Mozart – 
Libretto di Lorenzo da Ponte

Il Conte di Almaviva | Abraham Garcia Gonzalez (4 e 5 ottobre), Thiago Stopa (6 ottobre)

La Contessa di Almaviva | Cinzia Forte (4 ottobre), Francesca Maionchi* (5 ottobre), Francesca Cucuzza* (6 ottobre)

Susanna, promessa sposa di Figaro | Daniela Cappiello (4 ottobre), Irene Bonvicini* (5 e 6 ottobre)

Figaro | Alberto Bianchi

Accademia Corale Vittore Veneziani – Coro Gay di Bologna

Voto 7 su 10

È stata l’Orchestra Senzaspine a inaugurare la stagione del Teatro Duse di Bologna con Le nozze di Figaro. L’irreverente e moderna orchestra bolognese, che da anni ha intessuto una proficua collaborazione con il teatro di via Cartoleria ha, ancora una volta, dopo il successo dello scorso anno con Il barbiere di Siviglia, scelto questo palcoscenico per inaugurare la stagione teatrale all’insegna dell’Opera. Il nuovo allestimento vede protagonista uno dei grandi classici del repertorio di Wolfgang Amadeus Mozart, anch’esso firmato dal regista Giovanni Dispenza, capace di mettere in scena un’opera che, pur mantenendo i riferimenti storici, strizza l’occhio anche alla modernità, accostamento che, per altro, è da sempre un tratto distintivo del lavoro dell’Orchestra Senzaspine, nata nel 2013 con lo scopo di dare una dignità professionale ai giovani musicisti e di avvicinare alla musica classica ogni tipo di pubblico.

“Kiss of the Spider Woman” di John Kander e Fred Ebb, uno spettacolo di Gianni Marras, la recensione

“KISS OF THE SPIDER WOMAN”
(“IL BACIO DELLA DONNA RAGNO”)

Liriche di Fred Ebb
Musica di John Kander
Libretto di Terrence McNally
Dal romanzo omonimo di Manuel Puig
Versione italiana di Andrea Ascari, Direttore Stefano Squarzina, Regia Gianni Marras, Direzione vocale Shawna Farrell, Coreografie Gillian Bruce, Scene e proiezioni TCBO dall’idea originale di Andrea De Micheli, Costumi Massimo Carlotto, Light designer Daniele Naldi, Sound designer Tommaso Macchi, Assistente alla regia Daniele Palumbo

Personaggi e interpreti
Donna Ragno / Aurora Simona Distefano, Molina Gianluca Sticotti, Valentin Brian Boccuni, Direttore del carcere Raffaele Latagliata, Esteban Cesare Soffiati, Marcos Marco Savorelli, Madre di Molina Francesca Taverni, Marta Caterina Gabrieli, Osservatore Amnesty Giorgia Visca, Fuentes, prigioniero Paolo Cantele, Gabriel Alessio Anselmi, Aurelio, vetrinista Pierluigi Cocciolito
Orchestra e Tecnici del Teatro Comunale di Bologna

Produzione del Teatro Comunale di Bologna
in collaborazione con BSMT Productions
(Direzione artistica e vocale: Shawna Farrell)

Andato in scena dal 19 al 23 giugno al Teatro Comunale di Bologna

Voto: 9 su 10

Sono esattamente dieci anni che il Teatro Comunale di Bologna ha aperto le porte al musical e iniziato la sua collaborazione con la Bernstein School of Musical Theater. Sodalizio che nel 2009 iniziò proprio con il musical Kiss of the spider woman, di John Kander su libretto di Terrence McNally e liriche di Fred Ebb, Oggi, dopo una decade, torna in scena, nelle sale del teatro felsineo, questa bellissima storia densa di significato e reinterpretata, anche in questa occasione, con grande impatto visivo e con un’eccellente performance da parte di attori, cantanti, ballerini e musicisti.

“La Traviata” di Giuseppe Verdi, uno spettacolo di Andrea Bernard, la recensione

LA TRAVIATA 
di Giuseppe Verdi

Melodramma in tre atti di Francesco Maria Piave, da “La dame aux camélias” di Alexandre Dumas figlio
Direttore Renato Palumbo
Regia, scene e luci di Andrea Bernard
Produzione del TCBO con Teatro Regio di Parma

In scena al Teatro Comunale di Bologna fino all’8 maggio 2019

Voto: 7 su 10

Un amore malsano, un amore che non è essere protesi verso l’altro ma guardare se stessi a uno specchio, cercare sempre e solo ciò che soddisfa i propri sensi, il proprio ego, la propria individualità. Questo è il punto di vista della contemporanea Traviata firmata dal regista Andrea Bernard già visto a Busseto nell’ambito del Festival Verdi 2017 e riproposto in questi giorni al Teatro Comunale di Bologna che ha fatto dell’opera verdiana del 1853 una trasposizione ambientata nei nostri giorni, nei tempi dell’amore liquido, per dirla alla Bauman. Tale riadattamento tuttavia, non ha dato maggior lustro all’opera, anzi i costumi (firmati da Elena Beccaro) e la messa in scena contemporanei hanno, a mio avviso, appiattito l’imponenza dell’opera, inoltre le ovvie incongruenze tra un testo scritto nell’800 e una scenografia ambientata ai giorni nostri non hanno dato risalto a un’opera che ha fatto scandalo per la sua originalità e la sua forza dirompente e moderna.