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Venezia76 – Concorso: “Wasp Network”, un film di Olivier Assayas, la recensione

Wasp Network (id, Brasile/Francia/Spagna/Belgio, 2019) di Olivier Assayas con Penélope Cruz, Edgar Ramírez, Gael García Bernal, Wagner Moura, Ana de Armas, Leonardo Sbaraglia, Harlys Becerra

Sceneggiatura di Olivier Assayas, dal romanzo “Os últimos soldados da Guerra Fría” di Fernando Morais

Drammatico, 2h 03’, BiM

Voto: 6 su 10

Regista sempre in bilico tra i generi e le nazioni, il francese Olivier Assayas abbandona l’ironia brillante dell’ultimo Double Vies ed entra in territorio cospirativo con Wasp Network, storia vera a partire dal romanzo del brasiliano Fernando Morais “The last soldier of the Cold War”, ambientata tra Cuba e gli Stati Uniti dei primi anni Novanta. Nonostante l’impegno, l’interesse storico della vicenda raccontata e un solido gruppo di ben noti interpreti in campo, Assayas si conferma preferibile quando mette in moto la parte più divertita, ma non per questo meno complessa e profonda, della sua vena autoriale.

Venezia76 – Concorso: “La vérité”, un film di Kore-eda Hirokazu, la recensione

La Vérité (id, Francia/Giappone, 2019) di Kore-eda Hirokazu con Catherine Deneuve, Juliette Binoche, Ethan Hawke, Clementine Grenier, Ludivine Sagnier, Manon Clavel, Roger Van Hool, Maya Sansa

Sceneggiatura di Kore-eda Hirokazu

Commedia, 1h 46’, BiM, in sala dal 3 ottobre 2019

Voto: 8 su 10

Al suo primo film europeo, quasi un “atto di fiducia” dopo la Palma d’Oro a Cannes 2018 per l’acclamato Un affare di famiglia, il giapponese Kore-eda Hirokazu cambia lingua ma il sentire è lo stesso. I sentimenti umani, specie se inquadrati all’interno di un complesso famigliare, rispondono tutti al medesimo codice emotivo, che esplodano in una palafitta fatiscente o in una lussuosa villa parigina. Con La vérité, il regista torna ancora una volta a riflettere sui legami affettivi tra genitori e figli e su cosa li renda realmente tali; per farlo, si affida a due attrici straordinarie, Catherine Deneuve e Juliette Binoche, e a una formula che ci accompagna sin dalla notte dei tempi: meglio una verità crudele o una bugia a fin di bene?

“Un affare di famiglia”, un film di Hirokazu Kore-eda, la recensione

Un affare di famiglia (Manbiki kazoku, Giappone, 2018) di Hirokazu Kore-eda con Kirin Kiki, Lily Franky, Sōsuke Ikematsu, Sakura Andō, Moemi Katayama, Jyo Kairi, Miyu Sasaki, Matsuoka Mayu

Sceneggiatura di Hirokazu Kore-eda

Drammatico, 2h 01′, BiM Distribuzione, in uscita il 13 settembre 2018

Voto: 7 su 10

A poco meno di un anno dal thriller legale The third murder, in concorso a Venezia74, il prolifico regista nipponico Hirokazu Kore-eda riprende temi e luoghi a lui più congeniali col tenero e dolente Un affare di famiglia, già Palma d’Oro come miglior film all’ultimo Festival di Cannes. Ancora una volta, l’autore di Father and SonRitratto di famiglia con tempesta, ritorna a riflettere sullo scontro tra legami affettivi e legami di sangue, percorrendo un particolarissimo lessico familiare sul senso profondo dell’appartenenza e sul bisogno insopprimibile dell’uomo di sentirsi parte di un nucleo vivo e compatto, in cui ci si ritrovi tutti insieme a condividere gioie e dolori, in una società contemporanea sempre più frammentata nelle questioni del privato.

“L’altra metà della storia”, un film di Ritesh Batra, la recensione

L’altra metà della storia (The Sense of an Ending, GB, 2017) di Ritesh Batra con Jim Broadbent, Charlotte Rampling, Harriet Walter, Billy Howle, Freya Mavor, Joe Alwyn, Emily Mortimer, James Wilby, Matthew Goode, Michelle Dockery

Sceneggiatura di Nick Payne, dal romanzo “Il senso di una fine” di Julian Barnes (ed. Einaudi)

Drammatico, 1h 48′, BiM, in uscita il 12 ottobre 2017

Voto: 6 su 10

Riduzione cinematografica dell’apprezzato romanzo di Julian Barnes Il senso di una fine, il film di Ritesh Batra è soprattutto l’occasione per riunire sul grande schermo due splendidi attori come Jim Broadbent e la sempre eterea e magnetica Charlotte Rampling. L’altra metà della storia è un canto sofferto dei ricordi giovanili che trasforma il flusso di coscienza della matrice letteraria in una costruzione drammaturgica più tradizionale, con salti temporali tra passato e presente e più di un debito verso il meccanismo narattivo di un altro celebre romanzo, Espiazione di Ian McEwan, divenuto a sua volta un gran bel film nelle mani di Joe Wright.

“Appuntamento al parco”, un film di Joel Hopkins, la recensione

Appuntamento al parco (Hampstead, GB, 2017) di Joel Hopkins con Diane Keaton, Brendan Gleeson, Lesley Manville, James Norton, Simon Callow, Jason Watkins

Sceneggiatura di Robert Festinger

Sentimentale, 1h 42′, BiM Distribuzione, in sala dal 14 settembre 2017

Voto: 6 su 10

Cinema che non fa male a nessuno, edulcorato nei temi e confortevole nelle dinamiche, animato da due grandi attori e inserito in una cornice bucolica che si scontra con lo strapotere edilizio: è Appuntamento al parco di Joel Hopkins, una commediola sentimentale lieve e riposante, classico feel good movie da guardare al tepore del camino, con il plaid sulle gambe e una tazza di tisana calda in mano. Per adesso è da gustarsi nelle climatizzate sale cinematografiche di metà settembre, ed è un privilegio che un piccolo film senile come questo abbia potuto godere del buio dei teatri italici, di certo poco abituati a dare spazio a prodotti simili.

RomaFF11 – Selezione Ufficiale/Alice nella città: “Sing Street”, un film di John Carney

Sing Street (id, Irlanda, 2016) di John Carney con Ferdia Walsh-Peelo, Lucy Boynton, Jack Reynor, Maria Doyle Kennedy, Aidan Gillen, Lydia McGuinness, Peter Campion, Don Wycherley, Mark McKenna

Sceneggiatura di John Carney

Commedia, 1h 45’, Bim, in uscita il 9 novembre 2016

Voto: 8 su 10

John Carney è noto per essere uno dei registi contemporanei che meglio riescono a utilizzare la musica, o meglio, le canzoni al cinema in maniera narrativamente pertinente, senza per questo realizzare mai dei musical a tutti gli effetti. Successe col suo film più celebre contro ogni pronostico, il piccolo gioiello indipendente Once, che vinse anche l’Oscar per la migliore canzone, così come col più recente Tutto può cambiare, dove riuscì a coinvolgere anche la popstar Adam Levine. In Sing Street, l’intimismo delle opere precedenti lascia il posto a un affresco d’epoca irlandese dove si fa prepotente il concetto di affermazione della propria personalità, in un ambiente dove l’essere difforme dalla massa è sinonimo di debolezza e, in definitiva, di omosessualità (anche se sarebbe più consono un termine spregiativo che inizia con la F).

RomaFF11 – Selezione Ufficiale: “Snowden”, un film di Oliver Stone

Snowden (id, Germania/Usa, 2016) di Oliver Stone con Joseph Gordon-Levitt, Shailene Woodley, Melissa Leo, Zachary Quinto, Tom Wilkinson, Scott Eastwood, Logan Marshall-Green, Timothy Olyphant, Ben Schnetzer, Lakeith Lee Stanfield, Rhys Ifans, Nicolas Cage, Ben Chaplin, Joely Richardson

Sceneggiatura di Oliver Stone e Kieran Fitzgerald, dai libri “The Snowden Files: The Inside Story of the World’s Most Wanted Man” di Luke Harding e “Time Of The Octupus” di Anatoly Kucherena

Biografico/Thriller, 2h 14’, BiM, in uscita il 1° dicembre 2016

Voto: 7 su 10

Quando un personaggio scomodo chiama, Oliver Stone risponde. Stavolta è la storia di Edward Snowden a interessare il grande regista “contro” del cinema americano. Non è stata un’impresa facile portare sullo schermo la cronaca di quella che è stata definita “la più grande violazione dei sistemi di sicurezza nella storia dei servizi segreti americani” e unirla al momento della creazione in divenire di uno dei più importanti scoop giornalistici di tutti i tempi, quello del quotidiano The Guardian che, per primo, rivelò le informazioni sulle modalità di sorveglianza statunitensi  che il giovane informatico della NSA (National Security Agency) scelse di divulgare dopo aver abbandonato volontariamente l’incarico. La testimonianza era già stata raccolta da Laura Poitras nel suo documentario-verità Citizenfour, premiato con l’Oscar nel 2015.

“Questi giorni”, protagoniste distanti in un road movie mal riuscito

Questi giorni (Italia, 2016) di Giuseppe Piccioni con Maria Roveran, Marta Gastini, Laura Adriani, Caterina Le Caselle, Margherita Buy, Filippo Timi, Sergio Rubini, Alessandro Averone, Giulio Corso

Sceneggiatura di Giuseppe Piccioni, Pierpaolo Pirone, Chiara Atalanta Ridolfi

Drammatico, 2h, BiM, in uscita il 15 settembre 2016

Voto: 2 su 10

Come troppo spesso accade, il cinema italiano pensa di poter raccogliere consensi con storie di ipotetica introspezione psicologica, sulla scorta di un genere filmico ben codificato, in questo caso il road movie. Questi giorni di Giuseppe Piccioni (in concorso all’appena concluso Festival di Venezia), però, conferma ancora una volta quanto pericolose e povere possano essere queste iniziative, in antitesi con le abnormi ambizioni che il progetto vorrebbe perseguire.

“Pericle il Nero”, un glaciale ibrido tra noir e dramma

Pericle il Nero (Italia, 2016) di Stefano Mordini con Riccardo Scamarcio, Marina Foïs, Valentina Acca, Gigio Morra, Maria Luisa Santella

Sceneggiatura di Francesca Marciano, Valia Santella, Stefano Mordini liberamente ispirato al romanzo omonimo di Giuseppe Ferrandino (ed. Adelphi, 2002)

Drammatico, 1h 45′, BiM, in uscota il 12 maggio 2016

Voto: 3 su 10

“Io mi chiamo Pericle Scalzone… Di mestiere faccio il…”, non si ha il tempo di stabilire se la parte finale dell’ambigua affermazione, qui omessa per opportune ragioni, sia da ritenersi un usuale gioco di parole, che la sua rappresentazione alla lettera ci viene mostrata in tutta la sua crudezza. Inizia così Pericle il Nero, assestandoci un inaspettato pugno nello stomaco che lascerà una sgradevole sensazione per tutta la durata della pellicola.

“Il caso Spotlight”, cinema d’inchiesta esemplare su un tema scomodo

Il caso Spotlight (Spotlight, Usa, 2015) di Thomas McCarthy con Michael Keaton, Mark Ruffalo, Rachel McAdams, Stanley Tucci, Liev Schreiber, John Slattery, Brian d’Arcy James, Jamey Sheridan, Billy Crudup

Sceneggiatura di Josh Singer, Thomas McCarthy

Drammatico, 2h 08′, BiM, in uscita il 18 febbraio 2016

Voto: 7½ su 10

Il cinema americano ci ha da sempre abituato a solidi film d’inchiesta giornalistica, spesso realizzando degli autentici capolavori del genere. Nel novero della migliore tradizione rientra questo osannato film di Thomas McCarthy (L’ospite inatteso), che ripercorre il tristemente celebre scandalo dei preti pedofili, protetti dall’apparato ecclesiastico locale, portato alla luce nel 2002 da un team di reporter del Boston Globe, denominato Spotlight. Consapevoli che perseguire la Chiesa cattolica avrebbe comportato serie conseguenze al giornale, il gruppo decide comunque di indagare su un caso isolato di abuso, fino a che l’indagine si allarga naturalmente e spaventosamente su scala internazionale.