INTO THE BLACK di Antonello Toti
con Alessia Filiberti e Andrea Lami
regia di Christian Angeli
la voce è di Enrico Catani
scenografie Ilaria Del Nibletto, costumi Claudio Lopez, luci Massimiliano Maggi e Sabrina Fasanella, musiche originali Leonardo Ottaviani, maschere realizzate da Giorgia Melillo, movimenti coreografici Isabella Venantini, aiuto regia Martina Sergi, organizzazione Laura Pagliani, assistente scenografa Ilaria Fortunato, assistente alla regia e foto Marco Di Filippo
In scena al Teatro Tordinona di Roma dal 12 al 15 marzo 2026
Voto: 9 su 10
Alessia Miller? O forse Molly Mars? Chi è la vera protagonista della storia? La prima è la moglie di un poveruomo fedifrago, che tenta disperatamente di salvare il marito dal braccio della morte con l’accusa di omicidio; la seconda è una prosperosa femme fatale, cantante in una bisca di lusso, che di quell’omicidio è rimasta vittima. Entrambe (ri)vivono nella travolgente interpretazione di Alessia Filiberti, fulgida eroina ramata con la quale l’autore si assume il rischio di osare persino un conturbante gioco di sovrapposizione onomastica.
Le dark ladies del noir americano insegnano: “per amore si fanno le più grandi follie”, e questo spettacolo ci tiene a onorare l’assunto. In una battuta memorabile da Ombre malesi, Bette Davis chiosava lapidaria: “Con tutto il mio cuore, amo ancora l’uomo che ho ucciso”, mentre era la divina Marlene Dietrich che in Testimone d’accusa, pur di salvare suo marito dalla forca, dichiarava al giudice Laughton: “Non ho mai detto di essere una donna virtuosa”. Anche in Into the black la figura femminile è di assoluta centralità: una moglie devota e innamorata non ha paura di degradarsi pur di portare a termine la sua indagine, mentre la voce di una vamp assassinata si impone sull’altra, in cerca di vendetta. L’ispirazione ufficiale è “L’angelo nero” del maestro del poliziesco statunitense Cornell Woolrich, ma autore e regista si divertono a contaminare la detection con sogni lynchiani, dialoghi da screwball comedy e disastri slapstick con funi e capitomboli, di tango e glam rock tra Stevie Nicks e Morrissey, fino a uno squarcio poetico che cita la Supplica a mia madre di Pasolini, uno dei momenti più emozionanti dello spettacolo, reso magistralmente da una Filiberti vibrante, puntata anima e corpo tra le poltrone del pubblico.
Chi sarà l’assassino? Cinque ipotesi sono portate in scena con altrettante caratterizzazioni delineate con bell’estro da Andrea Lami, che passa brillantemente dai toni della tenerezza interessata di un marito adultero alla volgarità brutale di uno psichiatra corrotto, dall’isterismo di un uomo fatto becco dalla moglie uccisa a quelli tesissimi di un impresario tutto matto, per poi deviare nell’affascinante figura di favolista radiofonico che darà ad Alessia una nuova visione della storia.
Ritmi serratissimi e cura maniacale di scene e movimenti, la regia controlla le tante nuances del racconto e le esalta nella recitazione dei due interpreti, grazie a un lavoro di luci intelligentissimo e, volenti o nolenti, a causa di un palco ristrettissimo. Ma è questo il teatro che ci auguriamo di vedere sempre più spesso nei prossimi cartelloni di stagione.
Giuseppe D’Errico













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