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“Truman Capote. Questa cosa chiamata amore” di Massimo Sgorbani, uno spettacolo di Emanuele Gamba, la recensione

TRUMAN CAPOTE
QUESTA COSA CHIAMATA AMORE
di Massimo Sgorbani

con Gianluca Ferrato
scene Massimo Troncanetti
costumi Elena Bianchini
aiuto regia Jonathan Freschi
regia Emanuele Gamba

presentato da Florian Metateatro in collaborazione con il Teatro Nazionale della Toscana

In scena dal 15 al 17 marzo all’Off/Off Theatre di Roma

Voto: 8 su 10

Ho cominciato a scrivere a otto anni: di punto in bianco, senza un esempio ispiratore. Non avevo mai conosciuto qualcuno che scrivesse, anzi conoscevo pochi che leggessero. Ma sta di fatto che solo quattro cose mi interessavano: leggere libri, andare al cinema, ballare il tip tap e fare disegni. Poi un giorno mi misi a scrivere, ignorando di essermi legato per la vita a un nobile ma spietato padrone. Quando Dio ti concede un dono, ti consegna anche una frusta; e questa frusta è intesa unicamente per l’autoflagellazione.

(Truman Capote, Musica per camaleonti)

Una delle più grandi personalità culturali del Novecento, scrittore, giornalista, dandy, omosessuale. È curioso constatare come le più importanti e profetiche riflessioni critiche sulla società e i costumi del secolo scorso provengano da discussi personaggi orgogliosamente gay: Truman Capote in America come Pier Paolo Pasolini in Italia, in un ideale abbraccio sofferto che ci piace immaginare mettendo a confronto i loro scritti, così distanti per prosa e sensibilità, eppure così lucidi e feroci nella loro indagine umana.

“Per strada” di Francesco Brandi, uno spettacolo di Raphael Tobia Vogel, la recensione

PER STRADA
di Francesco Brandi

con Francesco Brandi e Francesco Sferrazza Papa
regia Raphael Tobia Vogel
Video e foto di scena Cristina Crippa
Assistente alla regia Gabriele Gattini Bernabò
Direttore dell’allestimento Lorenzo Giuggioli
Responsabile sartoria Simona Dondoni
Costruzione scene Marco Pirola
Elettricista Stefano Chiovini
Tecnico luci/audio/video Davide Marletta
Sarta Laura Fantuzzo
Produzione Teatro Franco Parenti

In scena all’Off/Off Theatre dal 10 al 22 aprile

Voto: 8 su 10

Drammaturgia incisiva, recitazione perfetta, regia misurata ed efficace: nell’equilibrio di questi tre elementi, un racconto scenico di malinconica grazia, per narrare la storia di due persone che per un caso si incontrano e che – per una manciata di ore – percorrono un tratto di strada assieme.

“Dagli abiti della Dietrich, entro in quelli di una sconosciuta drag queen”, incontro con Riccardo Castagnari

Era il 2001 quando Riccardo Castagnari stregò tutti con la sua Marlene D.. Sono passati quasi 18 anni da quella memorabile interpretazione, che tanti consensi raccolse anche fuori dal territorio nazionale. Dai sontuosi abiti della Dietrich adesso Castagnari si allontana, speriamo, momentaneamente per evocare un’altra storia. Stiamo parlando di DI-VI-NA, per Vocazione Star, il nuovo spettacolo con cui il talentuoso attore e regista debutterà in prima nazionale nel neonato spazio OFF/OFF Theatre di Roma il 30 Gennaio, restando in scena fino al 4 febbraio. Lo abbiamo incontrato.

Ormai ci siamo quasi per questo nuovo debutto. Castagnari, lei sente
sempre la tensione di una prima nazionale, nonostante i successi
ottenuti anche all’estero?

Sì, naturalmente sì. Tensione e paura, affiancate. È sempre e comunque un salto nel vuoto quello che si fa. Quando da ragazzino frequentavo l’Accademia milanese del Filodrammatici, ebbi la fortuna di incontrare e conoscere Milly. Una delle domande che le rivolsi fu proprio questa: “Signora, dopo tanti anni di successo e di carriera lei ha ancora paura prima di entrare in scena?” Lei mi guardò da sotto in su, attraverso i suoi occhialetti da vista, e mi disse: “Sempre! Quando finisce la paura, lì comincia il tecnico e finisce l’artista!” Fu una frase che mi colpì molto e che si scolpì nella mia mente a caratteri di fuoco. Da allora mi accompagna sempre, ad ogni debutto, ma anche ad ogni replica. A Parigi ad esempio, quando con Andrea Calvani, il maestro che da sempre mi accompagna al pianoforte, eravamo in scena aspettando che si aprisse il sipario, sentivamo che il brusio in sala era differente… era francese(!). Da lì a poco il sipario si sarebbe aperto e Marlene (io) avrebbe parlato a quel pubblico d’oltralpe per oltre un’ora e mezza in una lingua non sua! Il terrore correva davvero sul filo, e Milly, per tutti quegli splendidi tre mesi parigini,è stata sempre con noi, presente con quella sua frase, regalata molti anni prima ad un ragazzino che sognava di fare l’attore.