“Che fine hanno fatto Bette Davis e Joan Crawford?” di Jean Marboeuf, uno spettacolo di Fabrizio Bancale, la recensione

Florian Metateatro e Stellarfilm con il sostegno di ProdigioDivino

CHE FINE HANNO FATTO BETTE DAVIS E JOAN CRAWFORD?

di Jean Marboeuf

traduzione Riccardo Castagnari

con Gianni De Feo e Riccardo Castagnari

regia Fabrizio Bancale

Scene Roberto Rinaldi

musiche originali Francesco Verdinelli

assistente alla regia Sebastiano Di Martino

disegno luci Alessio Pascale

ufficio stampa Carla Fabi Roberta Savona, foto Giancarlo Casnati

In scena all’OFF/OFF Theatre di Roma dal 22 al 31 ottobre

Voto: 8 su 10

A volte ritornano, Bette Davis e Joan Crawford sempre. Volti iconici di un cinema davvero senza tempo, dive che hanno attraversato mode ed epoche, donne da sempre in lotta per l’autoaffermazione. Quella ranocchia della Davis, la più grande di tutte, nessuna come lei, una carriera leggendaria che scorre parallela a un temperamento che ha fatto tremare le mura di Hollywood; la cover girl Crawford, infanzia traumatica segnata da violenze e povertà, una bellezza straordinaria divenuta poi mascherone horror per alcune memorabili bitch eponime (la sua Harriet Craig era tutto un programma di blandizie). Inarrivabili gli alti di Bette, pretendeva la luna e non solo le stelle, Joan le fu sempre seconda, nonostante alcune importanti occasioni per riacquistare terreno sull’acerrima rivale. Proprio quando sembrava che per loro non ci fosse più spazio sul grande schermo, arrivò l’opportunità di dividere un set che, per varie ragioni, ha rappresentato per entrambe un nuovo inizio: fu la Crawford a proporre alla Davis il romanzaccio dal quale verrà tratto Che fine ha fatto Baby Jane?, prova del nove per una faida destinata a infrangersi oltre i confini della storia del cinema.

La lavorazione del cult movie di Robert Aldrich ha ispirato, in tempi recenti, lo showrunner Ryan Murphy per una miniserie imperdibile per ogni appassionato cinefilo, Feud: Bette and Joan, con le due attrici interpretate rispettivamente da Susan Sarandon e Jessica Lange in gara di bravura. Eppure l’idea di raccontare il dietro le quinte da incubo di Baby Jane l’ebbe già Jean Marboeuf, autore transalpino che dieci anni fa portava in scena il suo Qu’est-il arrivé à Bette Davis et Joan Crawford? in un teatro di Parigi. Chissà se Ryan Murphy andò a vederlo. Certamente in platea c’era Riccardo Castagnari, indimenticato Quince per Marlene D., che ha curato la traduzione italiana per questo inedito adattamento en travesti, prosecuzione quasi naturale dell’immagine di Davis e Crawford nell’immaginario queer.

Marboeuf ipotizza le attrici intente a cantarsele attraverso una corrispondenza che permette loro di svelare il lato più intimo e viscerale delle rispettive personalità. Che non fossero donne dal carattere facile è risaputo, ma il testo riflette su quanto il dolore recondito abbia scavato nell’animo delle due star e, di fatto, influito sul loro lavoro oltre che nei rapporti privati. Bizze e ripicche al fulmicotone cedono ben presto il posto al rimpianto, al terrore della vecchiaia, alla minaccia di una maternità rinnegata, al conforto dell’alcol e allo spettro della solitudine, mentre i riflettori ineluttabilmente si spengono, non importa più chi si è stati. Vengono fuori i ritratti di due donne tanto ingombranti agli occhi degli altri quanto sostanzialmente fragili, sole e abbandonate ai propri demoni.

Lo spettacolo accompagna con rispettosa devozione, ma non senza un tocco di divertito sadismo, lo scontro disperato tra Bette e Joan per avere l’ultima parola sulla produzione di un mito. Il trucco è grottesco, l’aria condizionata troppo fredda, le pepsi cola si stappano e l’Oscar andrà nelle mani di una sola di loro. E non è affatto come si può pensare…

Gianni De Feo e Riccardo Castagnari in scena sono magnifici nel riprodurre le nevrosi delle dive al tramonto: il primo fa della Davis una bisbetica irresistibile e animalesca, il secondo è una Crawford elegante, altera e inviperita quanto basta per mandare fuori dai gangheri chiunque. Entrambi non celano l’artificio del travestismo, si producono in performance canore non sempre necessarie, ma soprattutto non scadono mai in una facile parodia divistica. Tutto è curato nel dettaglio, nulla o quasi è lasciato al caso, lo studio dei personaggi raggiunge vette di insperata intensità, la regia di Fabrizio Bancale ottiene il meglio dall’incontro di due splendidi professionisti del palcoscenico. Ironico ed emozionante, Che fine hanno fatto Bette Davis e Joan Crawford? si conferma uno degli appuntamenti più preziosi di questa ancora acerba stagione teatrale.

Giuseppe D’Errico

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