Venezia 70 Future Reloaded (id, 2013) di AA.VV.
Cortometraggi, 2h.
Voto: 5 su 10
Una squadra di 70 cortometraggi di altrettanti autori, per celebrare il compleanno tondo della Mostra del Cinema più longeva al mondo, tutti della durata di un minuto. Difficile lasciare il segno, ci riescono Abbas Kiarostami, con un geniale remake de L’uomo con l’annaffiatoio dei Lumiere, Kim Ki-duk con un toccante ritratto della madre,e Todd Solondz che scherza sui possibili autori da studiare nelle scuole di cinema. Essendo il “futuro” il tema da rispettare (chi più, chi meno), abbondano i bambini. Tra gli altri, anche Bertolucci, Egoyan, Salles, Larrain e Monte Hellman. Inevitabilmente discontinuo. Fuori Concorso.
Jigoku de naze warui (Why don’t you play in hell? Giappone, 2013) di Sono Sion, con Jun Kunimura, Shunichi Tsutsumi, Fumi Nikaido, Tomochika, Hiroki Hasegawa, Gen Oshino
Sceneggiatura di Sono Sion
Grottesco, 1h 59′
Voto: 5 su 10
Yakuza in fermento a causa di attricetta, figlia del capo, che scappa per cercare il regista giusto per il film da preparare. Tarantinismi a raffica e nessuna remora in quanto a sangue e atrocità assortite, un film-fumetto che gioca e si prende gioco del cinema. Ma il divertimento, alla lunga, si fa meccanico e inutilmente isterico, l’ispirazione latita e l’omaggio lascia il tempo che trova. C’è chi va in visibilio, francamente restiamo increduli. In Orizzonti.
L’arte della felicità (Italia, 2013) di Alessandro Rak
Sceneggiatura di Alessandro Rak
Animazione, 1h 24′
Voto: 5½ su 10
Il tassista Sergio, ex pianista genialoide, rimugina sul passato e su quel che lo attenderà. Animazione partenopea in confezione piagnisteo, non sposa mai lo stile di realizzazione alla materia trattata, sebbene la sincerità e l’impegno appaiano evidenti. Napoli si arrangia, ma la gente che la anima ha voglia di trasformare la monnezza in qualcosa di nuovo e vivo: bene, per ora solo nobili intenti in una coraggiosa formula visiva che merita il plauso. Solo quella. Obiettivi sociali e morali assai retorici. In Settimana della Critica.
Giuseppe D’Errico













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