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“Undine”, un film di Christian Petzold, la recensione

Undine – Un amore per sempre (Francia/Germania, 2020) di Christian Petzold con Paula Beer, Franz Rogowski, Jacob Matschenz, Maryam Zaree, Anne Ratte-Polle

Sceneggiatura di Christian Petzold

Drammatico, 1h 32’, Europictures, in uscita il 24 settembre 2020

Voto: 7 su 10

Partiamo dalle note positive, la durata: possiamo dire che è un vero sollievo poter godere di una visione cinematografica che, pur conservando fascino e ambizioni, riesce a concentrare tutto il suo potenziale in una narrazione che rientra nella tradizionale e nobilissima ora e mezza? Ormai, tra blockbuster d’oltreoceano e cinema cosiddetto d’autore, siamo quasi arresi a dover patire minutaggi fiume, che tediano mente e membra. Quindi onore a Christian Petzold che, negli ultimi anni, ha sempre offerto opere stimolanti senza necessariamente doversi dilungare in inutili e sfiancanti lungaggini. Altra nota di merito, gli interpreti: il regista riunisce la coppia del suo cerebrale e bellissimo La donna dello scrittore e fa bene, perché tra la splendida Paula Beer e il tormentato Franz Rogowski c’è un’intesa rara da trovare nel cinema contemporaneo.

Venezia75 – Concorso: “Opera senza autore”, un film di Florian Henckel von Donnersmarck, la recensione

Opera senza autore (Werk ohne Autor, Germania, 2018) di Florian Henckel von Donnersmarck con Tom Schilling, Paula Beer, Sebastian Koch, Saskia Rosendahl, Oliver Masucci

Sceneggiatura di Florian Henckel von Donnersmarck

Drammatico, 3h 08′, 01 Distribution, in uscita a ottobre 2018

Voto: 6 su 10

La Germania è ancora alla scoperta di una propria memoria storica su quanto avvenuto durante e dopo la seconda guerra mondiale. Il senso di colpa insopprimibile e il bisogno quasi catartico di trovare tracce di resistenza alle barbarie perpetrate col nazismo, trasfigurano nell’arte cinematografica in un film che sfonda le tre ore di durata e che vorrebbe (far) riflettere sul trauma mai risanato di un’intera nazione. Per Opera senza autore ritorna alla regia Florian Henckel von Donnersmarck, autore dell’acclamato Le vite degli altri, Premio Oscar come miglior film straniero nel 2006, a otto anni dal tonfo internazionale (e lagunare, vista la location) di The Tourist. Il banco di prova è un romanzone sentimentale, ispirato a eventi reali, sul significato intimo dell’arte e sulla ricerca d’identità.

“Frantz”, Ozon e il potere salvifico della menzogna in un grande melò

Frantz (id, Francia, 2016) di François Ozon con Paula Beer, Pierre Niney, Ernst Stötzne, Marie Gruber, Yohann von Bülow, Anton von Lucke, Cyrielle Clair, Alice de Lencquesaing

Sceneggiatura di Philippe Piazzo, François Ozon

Drammatico, 1h 52’, Academy Two, in uscita il 22 settembre 2016

Voto: 8½ su 10

Cineasta mai banale, spesso affascinato dal mezzo cinematografico inteso come mistificazione del reale e “meravigliosa menzogna”, François Ozon porta a compimento nella sua ultima opera Frantz, in concorso all’ultimo Festival di Venezia, il percorso che lega indissolubilmente l’idea del racconto con l’espediente della bugia. Lo fa in un melodramma a sfondo bellico, di struggente eleganza formale, incastonato in un bianco e nero abbagliante che solo sporadicamente si apre a squarci di vita a colori, liberamente ispirato al film di Ernst Lubitsch Broken Lullaby, a sua volta tratto da una piéce teatrale di Maurice Rostand.