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“Undine”, un film di Christian Petzold, la recensione

Undine – Un amore per sempre (Francia/Germania, 2020) di Christian Petzold con Paula Beer, Franz Rogowski, Jacob Matschenz, Maryam Zaree, Anne Ratte-Polle

Sceneggiatura di Christian Petzold

Drammatico, 1h 32’, Europictures, in uscita il 24 settembre 2020

Voto: 7 su 10

Partiamo dalle note positive, la durata: possiamo dire che è un vero sollievo poter godere di una visione cinematografica che, pur conservando fascino e ambizioni, riesce a concentrare tutto il suo potenziale in una narrazione che rientra nella tradizionale e nobilissima ora e mezza? Ormai, tra blockbuster d’oltreoceano e cinema cosiddetto d’autore, siamo quasi arresi a dover patire minutaggi fiume, che tediano mente e membra. Quindi onore a Christian Petzold che, negli ultimi anni, ha sempre offerto opere stimolanti senza necessariamente doversi dilungare in inutili e sfiancanti lungaggini. Altra nota di merito, gli interpreti: il regista riunisce la coppia del suo cerebrale e bellissimo La donna dello scrittore e fa bene, perché tra la splendida Paula Beer e il tormentato Franz Rogowski c’è un’intesa rara da trovare nel cinema contemporaneo.

“Happy End”, un film di Michael Haneke, la recensione

Happy End (id, Francia/Germania/Austria, 2017) di Michael Haneke con Jean-Louis Trintignant, Isabelle Huppert, Mathieu Kassovitz, Fantine Harduin, Franz Rogowski, Laura Verlinden, Toby Jones, Hassman Ghancy, Nabiha Akkari

Sceneggiatura di Michael Haneke

Drammatico, 1h 50′, Cinema di Valerio De Paolis, in uscita il 30 novembre 2017

Voto: 5 su 10

A ogni grande regista si può concedere un’opera minore. Non di rado, però, essa può celare sottigliezze e particolarità che non sono proprie al capolavoro incontrastato. Succede anche che, l’opera minore, possa essere una copia pedissequa, programmatica e compiaciuta di tante precedenti dimostrazioni di talento: è quanto accaduto a Michael Haneke per il suo Happy End, deludentemente presentato in concorso all’ultimo Festival di Cannes e giunto in sala con volenterose speranze da “cinema brillante” messe in atto dalla distribuzione italiana. Al contrario, l’ultimo film del regista austriaco, in una forma solo apparentemente più leggera del solito, sviscera ossessivamente tutti i temi che hanno reso grande la poetica dell’autore di Funny Games e Niente da nascondere, solo in una modalità decisamente sottotono.