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“Fedra” di Seneca. Una follia amorosa che varca i secoli e brucia ancora, piena di vita

FEDRA
dalla Phaedra di Seneca
adattamento e regia Andrea De Rosa
produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale
scene e costumi Simone Mannino
luci Pasquale Mari
suono G.u.p. Alcaro
assistente alla regia Thea Dellavalle
collaborazione scientifica  Alfredo Casamento
con Laura Marinoni, Luca Lazzareschi, Anna Coppola, Fabrizio Falco, Tamara Balducci

In scena all’Arena del Sole di Bologna fino al 6 dicembre

Voto: 9 su 10

«Voler guarire è già parte della guarigione» scriveva Seneca. Ma si può guarire dall’amore? da questo sentimento di cui non si conosce nemmeno bene la natura, che divora tutti i sensi e conduce a fare cose inenarrabili? Se i miti ci aiutano a porci queste domande e cercare dentro le risposte, sicuramente Fedra, soprattutto quella raccontata da Seneca, non è stata in grado di domare il suo furor, come lo definisce il filosofo latino. Mai parola fu più indicata per esprimere il delirio amoroso di cui è vittima questa eroina: furor significa pazzia, ma anche passione violenta, delirio amoroso, desiderio sfrenato. E sono tutti questi impulsi che Andrea de Rosa, continuando la sua proficua collaborazione con Emilia Romagna Teatro, ha voluto evidenziare nella sua Fedra, andata in scena all’Arena del Sole di Bologna.

“Cock”, ovvero la compiaciuta irrisolutezza di un giovane autore

Pierfrancesco Pisani e Nido di Ragno
in collaborazione con Mobilità delle Arti e Infinito presentano
COCK
di Mike Bartlett
traduzione Noemi Abe
con Margot Sikabonyi, Fabrizio Falco, Jacopo Venturiero e con la partecipazione di Enrico Di Troia
regia Silvio Peroni

In scena al Teatro Quarticciolo di Roma, 29 e 30 novembre 2014

Voto: 7 su 10

Un solo quadrilatero a definire il centro del palcoscenico, spazio che, seppur a vista, delimita un perimetro angusto, luogo del soffocante scontro a tre che fende la scena di questo Cock, tratto da una drammaturgia dell’inglese Mike Bartlett, classe 1980.
John, l’unico personaggio del quale ci è consentito conoscere il nome, convive con un uomo più grande di lui, ed è legato ad esso da una relazione affettiva di sfibrante conflittualità che gli consente, tuttavia, di adagiare la propria esistenza in una grigia ma rassicurante routine di coppia; credendo di poter dare una svolta più felice alla sua vita, si lascia avvicinare da una giovane donna (Margot Sikabonyi), con la quale imbastisce una relazione basata sull’utopica speranza di un futuro differente e – in quanto tale – migliore.