PARRUCCHE – Come la moglie di Barbablu
scritto e diretto da Fabio Mureddu
con Giordana Morandini, Virginia Quaranta, Tiziano Caputo, Mario Russo
26, 27 e 28 settembre, Teatro Planet di Roma
Voto: 7½ su 10
Arriverà il giorno in cui la drammaturgia contemporanea delle giovani penne di talento farà la sua comparsa in cartelloni più in vista di quelli odierni: è l’augurio che facciamo a Fabio Mureddu, autore e regista poco più che trentenne di uno squisito monologo-con-musiche al femminile intitolato Parrucche – Come la moglie di Barbablu, portato in scena per tre serate nel piccolo spazio del Teatro Planet di Roma
Il testo si ispira direttamente alla celebre fiaba gotica di Charles Perrault, quella dell’uxoricida seriale che tiene chiusi in una camera segreta i cadaveri delle mogli, e dell’ultima impalmata che scopre l’arcano e le vendica. La protagonista di Parrucche non è altrettanto lucida, al contrario, si comporta come una povera pazza perché è costretta a sublimare il sogno di aprire un salone tutto suo nelle quattro mura di casa, dove continua imperterrita ad acconciare e sconciare finte chiome sistemate su una testa di manichino. Vorrebbe tanto sistemare specchi e pettini nello sgabbuzzo, ma il marito gliel’ha proibito: cosa si celerà mai dietro la porta? Nel frattempo, Nannina – questo il suo nome – parla a ruota libera con i suoi toupet, snocciolando ricordi di vita che hanno tutto il sapore del rimpianto: la passione amorosa per un soldato austriaco con cui non c’era dialogo, l’orgoglio senza pari per una pelliccia di agnellone, strani incontri con la più varia umanità; inossidabile, la fierezza per una stirpe che, fin dalla preistoria, ha rivendicato a gran voce la propria origine ciociara.
Una scrittura briosa e suadente, capace di raggirare la convenzionalità del monologo casalingo con alcune preziose notazioni sociali e culturali: come spesso accade nelle forme d’arte, la riflessione sta nel personaggio più ordinario e anonimo, come quello di una mezza shampista un po’ svanita, in cui il male si manifesta nei modi meno percepibili. Nannina è interpretata da una bravissima Giordana Morandini, davvero notevole nei panni di una donna cui la vita ha disatteso ogni speranza e che combatte la monotonia imbastendo castelli di parole assai divertenti; le fanno da contrappunto canoro gli altrettanto ottimi Virginia Quaranta (che voce! che verve!), Tiziano Caputo e Mario Russo, alle prese con alcuni classici dimenticati della canzonetta italiana (da Gigliola Cinquetti a Ombretta Colli), perfettamente incollati al substrato narrativo del delirio della protagonista. Completano l’allestimento luci, colori e costumi volutamente esagerati, quasi a trasportarci nella visione alterata di quest’universo privato che Mureddu si dev’essere molto divertito a ideare. E ha fatto bene.
Giuseppe D’Errico













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