“Diario del tempo”: spettacolo o prove aperte di Lucia Calamaro?

2

DIARIO DEL TEMPO: EPOPEA DEL QUOTIDIANO
PRIMA PARTE IN DUE ATTI
scritto e diretto da Lucia Calamaro
con Federica Santoro, Roberto Rustioni, Lucia Calamaro
disegno luci Gianni Staropoli
realizzazione scenica Barbara Bessi
assistente alla regia Elisa Di Francesco
direttore tecnico Andrea Berselli
foto di Alessandro Carpentieri, Francesco Richieri, Maria Alessia Manti
produzione Teatro Stabile dell’Umbria – Teatro di Roma
in collaborazione con PAV e Rialto Sant’Ambrogio
e con la partecipazione del Teatro Franco Parenti
Al Teatro India di Roma fino al 19 ottobre 2014

Voto: 5 su 10

Stupisce davvero leggere, nel programma di sala, che l’ultimo spettacolo di Lucia Calamaro, Diario del Tempo: l’epopea quotidiana, abbia alle spalle ben quattro produttori solidi, fra i Teatri Stabili dell’Umbria e di Roma, la collaborazione di Pav e Rialto Sant’Ambrogio e la partecipazione del Franco Parenti. Ci siamo trovati di fronte a un allestimento davvero povero, di contenuto quanto di regia e progettazione. L’impressione, infatti, è stata, da subito, quella di assistere più a delle prove di uno spettacolo, a delle improvvisazioni di attori su una traccia, un tema (la disoccupazione e il tempo), tanto vasto, tanto ancora privo di un punto di vista e di una struttura incisiva che lo restituisca in una forma dell’arte.  


3In scena Federica Santoro, Roberto Rustioni e la stessa Lucia Calamaro (che scrive, dirige e interpreta), si perdono nei meandri di un tempo infinito (ben tre ore di spettacolo) e in uno spazio che più che astratto è poco funzionale e, a dirla tutta, mal usato, nella sua dispersiva ampiezza, che fagocita concetti, elucubrazioni mentali, luoghi comuni, pensieri random, di personaggi che nuotano in un testo ancora poco maturo.
Non che non ci siano spunti importanti e meritevoli di sviluppo: l’individuo arenato e imprigionato dalla disoccupazione, il suo cercare di attivarsi invano, per sentirsi vivo nonostante le continue delusioni di colloqui e ricerche andate male, il suo rinchiudersi in una solitudine di soliloqui che si perdono nel tempo, con il tempo… Ma la Calamaro azzarda e mette di mezzo le criptiche teorie Lacaniane seminate non solo nel proprio personaggio, una supplente di educazione fisica che si è iscritta nuovamente all’Università di filosofia, 1ma anche in quelli della disoccupata cronica (Santoro) e dell’impiegato obbligato al part-time (Rustioni). Il risultato è quello, improbabile, di tre entità che parlano e pensano allo stesso identico modo pur avendo ceti sociali e istruzioni differenti, in una drammaturgia che rifiuta costantemente ogni possibilità di azione, di nodo e snodo, di archi di trasformazione, e si siede su un lungo parlato inefficace, un po’ troppo sbrodolato (lo sono anche i movimenti degli attori in scena) e fuori fuoco, soprattutto nel secondo tempo. Si parla di tutto, di troppo, quindi, si parla di niente. E ci chiediamo, come in apertura, tutto quel consorzio di produttori per tre attori in scena, pochissimi oggetti e un allestimento minimale come questo? Mistero…
Con l’augurio che Lucia Calamaro possa davvero continuare a lavorare su questa prima parte in due atti, sfrondando l’eccesso e il superfluo e lasciando il giusto, il meritevole, l’interessante che sappiamo ha da raccontare.

Andrea Ozza

2 Responses to “Diario del tempo”: spettacolo o prove aperte di Lucia Calamaro?

  1. […] sere anche soltanto 30 spettatori – e hanno collezionato poche critiche, peraltro medie, cattive e molto cattive. Quello che probabilmente accadrà anche a Milano è che andranno a vedere questo […]

  2. […] certe sere anche soltanto 30 spettatori – e hanno collezionato poche critiche, peraltro medie, cattive e molto cattive. Quello che probabilmente accadrà anche a Milano è che andranno a vedere questo […]

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>