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“Paura d’amare” di Terrence McNally, uno spettacolo di Giulio Manfredonia, la recensione

INTHELFILM presenta

PAURA D’AMARE

di Terrence McNally

regia di Giulio Manfredonia

con Massimiliano Vado, Maria Rosaria Russo, Massimo Cagnina, Monica Dugo, Livia Cascarano

Versione italiana Eleonora Di Fortunato |Scene Elisa Bentivegna | Costumi Rosa Eleonora Pischedda | Disegno luci Diego Pirillo | Assistente alla regia Salvo Di Falco – Andrea Goraci| Aiuto regia Goffredo Maria Bruno | Prodotto da Giampietro Preziosa

In scena fino al 3 novembre 2019 al Teatro Brancaccino di Roma

Voto: 4 su 10

C’è una scena di Paura d’amare, splendida commedia d’amore e solitudine che Garry Marshall, creatore di Happy Days e regista di Pretty Woman, diresse nel 1991, in cui Johnny porge a Frankie una rosa ricavata da una patata sapientemente intagliata, intinta nello sciroppo e infilzata su una forchetta legata con un elastico a un gambo di sedano: è uno dei momenti più teneri e romantici di un film che ha segnato l’immaginario sentimentale degli anni Novanta e che, ancora oggi, lascia incantati per lo spettacolo interpretativo offerto da Al Pacino e Michelle Pfeiffer, e per la sublime vena malinconica che attraversa tutta la narrazione. Fu Terrence McNally a curarne l’adattamento cinematografico, a partire dal suo testo teatrale Frankie and Johnny in the Clair de Lune del 1987, portato in scena per la prima volta con Kathy Bates e F. Murray Abraham e, in tempi più recenti, con Michael Shannon e Audra McDonald.

“Trainspotting” di Irvine Welsh, versione di Wajdi Mouawad, uno spettacolo di Sandro Mabellini, la recensione

TRAINSPOTTING
di Irvine Welsh
versione di Wajdi Mouawad

traduzione di Emanuele Aldrovandi
uno spettacolo di Sandro Mabellini
con Michele Di Giacomo, Riccardo Festa, Valentina Cardinali, Marco Bellocchio
costumi Chiara Amaltea Ciarelli
drammaturgia scenica Riccardo Festa, Michele Di Giacomo, Marco Bellocchio, Valentina Cardinali
coproduzione Viola Produzioni S.r.l. – Accademia degli Artefatti

In scena al Teatro Brancaccino di Roma dal 5 all’8 aprile

Voto: 8½ su 10

Non era facile traslare un oggetto di culto come Trainspotting in una dimensione teatrale, non tanto per la crudezza delle tematiche e neppure per il simbolismo cui sono assurti i personaggi nell’immaginario collettivo universale, ma soprattutto per come Renton e soci siano riusciti a veicolare lo sfogo disperato di un’intera generazione di contestatari verso la cauta prevedibilità piccolo borghese, dapprima attraverso le pagine del romanzo scomodo di Irvine Welsh, poi nella sua folgorante trasposizione cinematografica diretta da Danny Boyle nel 1996. L’esperimento di “traduzione scenica” di Wajdi Mouawad, per farla breve, correva il rischio di banalizzare questo nuovo urlo sociale, che trova la peggiore via di fuga dal reale nella droga, e di trasformare un manifesto del disagio giovanile nell’ennesima, didascalica propaganda contro l’abuso di stupefacenti. Oltretutto, non era da sottovalutare il possibile effetto di anacronismo dell’operazione. 

“Bartleby”, l’onirico racconto della compagnia Muta Imago, la recensione

BARTLEBY

Ideato dalla compagnia Muta Imago
Ispirato dall’omonimo racconto di Herman Melville
Regia: Claudia Sorace
Drammaturgia e voce narrante: Riccardo Fazi
Video: Maria Elena Fusacchia
Musiche originali V.L. Wildpanner
Produzione: Muta Imago, Festival Notafee

Al teatro Brancaccino dal 25 al 27 novembre 2016

Voto: 7 su 10

E’ un incontro con l’essenza della narrazione questo nuovo allestimento scenico dalla compagnia dei Muta Imago: il suono della voce di Riccardo Fazi racconta al pubblico in sala le parole che compongono lo scritto del 1853 di Herman Melville “Bartleby lo scrivano: una storia di Wall Street”, mentre le immagini in bianco e nero raccolte da Maria Elena Fusacchia vengono proiettate su un fondale che richiama tanto il caratteristico skyline della città di New York – ove la vicenda è ambientata – quanto un impalpabile separé che delimita lo spazio di convivenza dei due uomini protagonisti della storia.

“Crimini tra amici”, dal cinema al palcoscenico, la recensione

CENA TRA AMICI

Regia di Massimiliano Vado
Di e con Teresa Federico, Andrea Sorrentino, Luisa Belviso
In scena con Valentina Ruggeri, Sebastiano Gavasso, Diego Migeni
All’interno della II edizione di “Spazio del racconto”

In scena al Teatro Brancaccino dal 10 al 20 novvembre

Voto: 5 su 10

Chissà in quanti ricordano uno dei primi film nei quali appariva un’allora giovanissima Cameron Diaz: il titolo era “The last supper” (in italiano “Una cena quasi perfetta”) per la regia di Stacy Title su una sceneggiatura di Dan Rosen. La pellicola, datata 1995, raccontava la quieta esistenza di cinque giovani americani dalle idee liberali che si trovavano a condividere un piccolo appartamento ai margini di un’autostrada. Capita una sera a cena uno sconosciuto, fortuitamente invitato da uno di loro, e il quieto vivere dei protagonisti cambia per sempre: l’ospite, sciorinando indifendibili idee estremiste, si dimostra violento e finisce ammazzato nel corso di una colluttazione da lui stesso provocata. I coinquilini non solo decidono di non denunciare l’accaduto e di nascondere il cadavere, ma si auto convincono di aver commesso una buona azione: il mondo non ha in fondo bisogno di una persona simile.