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“Vetri rotti” di Arthur Miller, uno spettacolo di Armando Pugliese, la recensione

VETRI ROTTI

di Arthur Miller

Traduzione di Masolino D’Amico

con Elena Sofia Ricci, David Coco, Maurizio Donadoni, Elisabetta Arosio, Alessandro Cremona, Serena Amalia Mazzone

Scena Andrea Taddei, Costumi Barbara Bessi, Luci Gaetano La Mela, Musiche Stefano Mainetti, Foto Mario D’Angelo

Regia di Armando Pugliese

Produzione: ErreTiTeatro30con:

In scena al Teatro Eliseo di Roma fino al 16 febbraio 2020

Voto: 7 su 10

Drammaturgia senile da uno dei più grandi autori del teatro americano contemporaneo, Vetri rotti di Arthur Miller venne rappresentato per la prima volta a Broadway nel 1994, con protagonisti Dianne Wiest, Ron Rifkin, Ron Silver e Frances Conroy. Testo gravoso, frutto dell’incessante senso di colpa degli ebrei scampati alla tragedia dell’Olocausto e sul disagio del sentirsi macchiati dalla responsabilità di una vita vissuta lontano dall’orrore, il tutto riletto dall’interno di un’analisi di coppia dilaniata dai demoni – non solo – della Storia.

“Morte di un commesso viaggiatore”: una regia mozzafiato

MORTE DI UN COMMESSO VIAGGIATORE
di Arthur Miller
traduzione di Masolino d’Amico
regia di Elio De Capitani
scene e costumi Carlo Sala
con Elio De Capitani [Willy Loman], Cristina Crippa [Linda Loman], Angelo Di Genio [Biff Loman], Marco Bonadei [Happy Loman], Federico Vanni [Charley] (fino al 20 gennaio), Massimo Brizi [Charley] (dal 21 gennaio), Andrea Germani [Bernard], Gabriele Calindri [Ben], Alice Redini [La Donna/Letta], Vincenzo Zampa [Howard Wagner/Stanley], Marta Pizzigallo [Miss Forsythe/Jenny]
luci di Michele Ceglia
suono di Giuseppe Marzoli
produzione Teatro dell’Elfo con il contributo di Fondazione Cariplo
In scena al Teatro dell’Elfo di Milano fino al 2 febbrario 2014

Voto: 10 su 10

Che il dramma di Arthur Miller fosse tremendamente attuale lo abbiamo già letto e sentito più volte: Morte di un commesso viaggiatore è un testo scritto nel 1949, che affronta i temi del conflitto familiare, della critica al “sogno americano” e della responsabilità morale dell’individuo.
Quello che sconvolge e colpisce di questo allestimento è la straordinaria capacità della regia di fagocitare lo spettatore nel dramma, per farglielo vivere in prima persona.