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“Allied – Un’ombra nascosta”, un film di Robert Zemeckis, la recensione

Allied – Un’ombra nascosta (Allied, Usa, 2016) di Robert Zemeckis con Brad Pitt, Marion Cotillard, Jared Harris, Lizzy Caplan, Matthew Goode, Daniel Betts, Simon McBurney

Sceneggiatura di Steven Knight

Spionaggio, 2h 04’, Universal Pictures International Italy, in uscita il 12 gennaio 2017

Voto: 6½ su 10

Ci sono tanti modi per sbagliare un film e al grande Robert Zemeckis è toccato il più banale. Allied – Un’ombra nascosta è dichiaratamente un omaggio a quel genere indimenticabile, misto di spy story e romanticismo, che ha infiammato gli schermi dell’epoca d’oro del cinema classico, quello reso unico e inarrivabile da registi come Michael Curtiz, Frank Borzage e Mervyn Le Roy. Ma chi non ricorda l’aura mitica che avvolgeva i protagonisti delle loro pellicole? Inutile citare Humphrey Bogart, a cui bastava qualche nota al pianoforte per tornare a struggersi al ricordo della sua amata Ingrid Bergman in Casablanca, o Vivien Leigh, disposta a tutto pur di ballare un ultimo valzer col suo ufficiale Robert Taylor in Il ponte di Waterloo. Altri attori, altri tempi.

“Fury”, Pitt e Ayer per un bellico di stampo tradizionale

Fury (id, Usa, 2014) di David Ayer con Brad Pitt, Logan Lerman, Shia LaBeouf, Michael Peña, Jon Bernthal, Jim Parrack, Jason Isaacs, Xavier Samuel, Scott Eastwood, Alicia von Rittberg, Anamaria Marinca

Sceneggiatura di David Ayer

Guerra, 2h 14′, Lucky Red, in uscita il 3 giugno 2015

Voto: 6 su 10

War movie d’altri tempi, questo Fury scritto e diretto da David Ayer, oltre ad aver avuto travagliate vicissitudini distributive sul suolo italiano (acquistato a suo tempo dalla ormai defunta Moviemax, in uscita a gennaio, bloccato e salvato grazie alla Lucky Red di Andrea Occhipinti), ha pagato cara la sua estrema classicità in patria, non venendo affatto considerato dall’Academy per i premi Oscar. Probabilmente è giusto che sia andata così, perché film di questo tipo hanno il dovere – specie dopo opere come Salvate il soldato Ryan di Spielberg e il recente American Sniper di Eastwood – di riflettere su aspetti politici, culturali e sociali che, qui, passano fin troppo in secondo piano rispetto al supereroismo della storia.

“12 anni schiavo”, l’estetica non incontra l’etica, la schiavitù paga

12 anni schiavo (12 Years a Slave, Usa, 2013) di Steve McQueen, con Chiwetel Ejiofor, Michael Fassbender, Lupita Nyong’o, Sarah Paulson, Benedict Cumberbatch, Paul Dano, Garrett Dillahunt, Alfree Woodard, Paul Giamatti, Brad Pitt, Scott McNairy, Adepero Oduye, Michael K. Williams

Sceneggiatura di John Ridley, dall’autobiografia “Twelve years a slave. Narrative of Solomon Northup, a citizen of New-York, kidnapped in Washington city in 1841, and rescued in 1853, from a cotton plantation near the Red River in Louisiana” di Solomon Northup

Drammatico, 2h 15′, BiM Distribuzione, in uscita il 20 febbraio 2014

Voto D’Errico: 7 su 10
Voto Ozza: 6 su 10

Il film di cui tutti parlano ma che in pochi hanno messo in discussione. La critica americana è andata in visibilio (9 le candidature agli imminenti Oscar e innumerevoli i premi già vinti) per quest’ennesimo mea culpa sullo schiavismo in terra yankee di metà Ottocento, preferendolo (non ci voleva poi molto) all’analogo The Butler di Lee Daniels. Alla regia l’enfant prodige Steve McQueen, inglese con un passato di artista e reduce dalla reclusione mistica di Hunger (2008) e dai gorghi della dipendenza sessuale di Shame (2011), due film scomodi e acclamati in tutto il mondo.

“World War Z”, Brad Pitt salva il mondo ma non se stesso

World War Z (id.,Usa, 2013) di Marc Forster, con Brad Pitt, Mirelle Einos, Daniella Keirtesz, James Badge Dale, David Morse,  Fana Mokoena, Pierfrancesco Favino

Sceneggiatura Damon Lindelof, Matthew Michael Carnahan, Drew Goddard, basata sul romanzo  “ World War Z. La guerra mondiale degli zombie” di Max Brooks.

Azione/Fantascienza,  1h 56’, Plan B Entertainement/Paramount Pictures, in uscita il 27 giugno 2013

Voto: 4 su 10

Difficile dire di fronte a che cosa ci si trovi, già poco dopo l’inizio di questo film. Horror? Fantascienza? Azione? Non è chiaro capirlo da soli e il regista Marc Forster proprio ce la mette tutta per depistare e confondere lo spettatore, con ogni mezzo a sua disposizione. Dopo i titoli di testa – davvero unica parte di tutta la pellicola che lasci sperare in qualcosa di buono, a cui presto fa seguito la delusione di ogni aspettativa- World War Z si palesa per quello che è: un’accozzaglia di non meglio identificati generi e filoni, messi insieme a casaccio e legati tra loro da un fragilissimo filo conduttore, costantemente a rischio di lacerazione.