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Venezia76 – Concorso: “Marriage Story”, un film di Noah Baumbach, la recensione

Marriage Story (id, Usa, 2019) di Noah Baumbach con Scarlett Johansson, Adam Driver, Laura Dern, Alan Alda, Ray Liotta, Julie Hagerty, Azhy Robertson, Marck O’Brien, Wallace Shawn, Merritt Wever

Sceneggiatura di Noah Baumbach

Drammatico, 2h 16’, Netflix

Voto: 7½ su 10

Il re del mumblecore statunitense e il cinema come elemento taumaturgico per i propri drammi privati. Marriage Story (distribuisce Netflix dal 6 dicembre) è il film con cui Noah Baumbach rilegge, almeno in parte, il proprio divorzio dall’attrice Jennifer Jason Leigh, dopo aver già affrontato il tema col folgorante Il calamaro e la balena (2005), in cui riviveva la sua esperienza di figlio di genitori divorziati. Attraverso la naturale empatia cinematografica che, si spera, ogni buona pellicola dovrebbe essere capace di infondere, il regista attua un transfert di affidamento totale al mezzo per provare a comprendere come un matrimonio possa trasformarsi in un incubo giuridico inevitabilmente concepito per dividere, dove le singole parti si isolano nella propria storia, escludendo quella dell’altra.

“BlacKkKlansman”, un film di Spike Lee, la recensione

BlaKkKlansman (id, Usa, 2018) di Spike Lee con John David Washington, Adam Driver, Topher Grace, Laura Harrier, Ryan Eggold, Robert John Burke, Paul Walter Hauser, Michael Buscemi, Harry Belafonte, Ashlie Atkinson, Alec Baldwin

Sceneggiatura di Spike Lee, David Rabinowitz, Charlie Wachtel, Kevin Willmott dal romanzo di Ron Stallworth

Commedia, 2h 08′, Universal Pictures International Italy, in uscita il 27 settembre 2018

Voto: 7 su 10

Se non fosse per l’ormai cronica incapacità dell’ultimo Spike Lee di andare per il sottile nelle tematiche affrontate e per l’artificiosità del “caso” insita nella pur gustosa sceneggiatura che troppe mani hanno tratto dall’autobiografia di Ron Stallworth, BlacKkKlansman sarebbe un piccolo capolavoro. D’altro canto, parliamo pur sempre del miglior film che il regista statunitense realizza almeno dai tempi di Inside Man (2006), se non addirittura dall’indimenticabile La 25a ora (2002). 

#arenaestiva: “La truffa dei Logan”, un film di Steven Soderbergh, la recensione

La truffa dei Logan (Logan Lucky, Usa, 2017) di Steven Soderbergh con Channing Tatum, Adam Driver, Daniel Craig, Riley Keough, Seth MacFarlane, Katie Holmes, Hilary Swank, Sebastian Stan, Katherine Waterston, Farrah Mackenzie, Brian Gleeson, Jack Quaid

Sceneggiatura di Rebecca Blunt

Commedia, 1h 59′, Lucky Red, in uscita il 31 maggio 2018

Voto: 7 su 10

Un film come La truffa dei Logan rischia di essere ricordato più per la sua controversa vicissitudine produttiva che non per i suoi reali meriti artistici. Per l’appunto, dietro alla lavorazione c’è tutta un’avventura di ribellione maturata negli anni dal suo regista, l’ormai ineffabile Steven Soderbergh, verso i consueti canali produttivi, distributivi e promozionali che, a ben vedere, ormai rappresentano solamente una costosa zavorra, perdipiù limitante, alla libera circolazione di un’opera cinematografica. Già ai tempi di Magic Mike, poi autofinanziato da lui stesso e dalla sua star Channing Tatum, il regista si era scagliato contro il budget pubblicitario troppo alto imposto dalla Warner Bros, che riduceva al minimo i profitti dei partecipanti al progetto; per La truffa dei Logan i costi di produzione sono stati coperti mettendo insieme pre-vendite e prestiti dall’estero, per un budget stimato attorno ai 30 milioni di dollari, cifra considerevole per gli standard di un prodotto indipendente che si è potuto permettere anche un cast stellare. In definitiva, però, lo sforzo non ha pagato quanto sperato in risultati al box office, se solo in patria il film non è riuscito ad andare oltre i 25 milioni di incasso. 

“Star Wars – Gli ultimi Jedi”, un film di Rian Johnson, la recensione

Star Wars – Gli ultimi Jedi (Star Wars: The Last Jedi, Usa, 2017) di Rian Johnson con Daisy Ridley, Adam Driver, Carrie Fisher, Oscar Isaac, John Boyega, Laura Dern, Mark Hamill, Lupita Nyong’o, Domhnall Gleeson, Anthony Daniels, Gwendoline Christie, Andy Serkis, Benicio Del Toro, Kelly Marie Tran, Justin Theroux, Frank Oz

Sceneggiatura di Rian Johnson

Fantasy, 2h 32′, The Walt Disney Company Italia, in uscita il 13 dicembre 2017

Voto: 6½ su 10

Due anni fa, il ritorno in sala di Guerre stellari con Il risveglio della forza di J.J. Abrams generò un entusiasmo giustificabile ma forse spropositato, specie alla luce di come il franchise è proseguito nelle mani di Rian Johnson (al suo attivo, il fantascientifico Looper) che, con Gli ultimi Jedi, riprende la storia proprio da dove si interrompeva nel precedente capitolo. Certo è, però, che con l’impero di George Lucas venduto alla Disney, anche lo spirito di Star Wars ha subìto uno sconto, se non in termini di attrattiva spettacolare, almeno da un punto di vista di spessore strutturale. 

“Silence”, un film di Martin Scorsese, la recensione

Silence (id, Usa, 2016) di Martin Scorsese con Andrew Garfield, Adam Driver, Liam Neeson, Tadanobu Asano, Ciaràn Hinds, Issei Ogata, Shinya Tsukamoto, Yoshi Oida, Yosuke Kubosuka

Sceneggiatura di Jay Cocks e Martin Scorsese, dal romanzo “Silenzio” di Shûsaku Endô (Ed. Rusconi)

Drammatico, 2h 41’, 01 Distribution, in uscita il 12 gennaio 2017

Voto: 9 su 10

“Il Cristianesimo è basato sulla fede, ma se si studia la sua storia si capisce che c’è stato un continuo processo di adattamento, vissuto in mezzo a tante difficoltà, per poter far fiorire la fede. È un paradosso che può essere anche estremamente doloroso: perché credere e dubitare sono antitetici”. Da questa lacerante dicotomia prende piede l’ultimo sofferto lungometraggio di Martin Scorsese, Silence, un viaggio all’interno delle certezze religiose di un uomo di Dio nel Giappone degli shogun, e un dramma spirituale sul silenzio assordante e spietato del Creatore verso le sofferenze umane.

“Paterson”, un film di Jim Jarmusch, la recensione

Paterson (id, Usa, 2016) di Jim Jarmusch con Adam Driver, Golshifteh Farahani, Kara Hayward, Sterling Jerins, Jared Gilman, Chasten Harmor, Barry Shabaka Henley, William Jackson Harper

Sceneggiatura di Jim Jarmush

Commedia, 1h 55′, Cinema di Valerio De Paolis, in uscita il 22 dicembre 2016

Voto: 7 su 10

Il sole sorge tutte le mattine e tramonta tutte le sere. È soltanto un altro giorno”. Ben sintetizza questa battuta il mood nel quale Jim Jarmusch imbeve la sua ultima opera cinematografica, Paterson, in uscita nelle sale italiane a ridosso delle festività natalizie.

“Star Wars – Il risveglio della forza”, il mito ritorna grazie a J.J. Abrams

Star Wars – Il risveglio della forza (Star Wars: Episode VII – The Force Awakens, Usa, 2015) di J.J. Abrams con Harrison Ford, Carrie Fisher, Daisy Ridley, Adam Driver, Oscar Isaac, John Boyega, Mark Hamill, Lupita Nyong’o, Andy Serkis, Domhnall Gleeson, Peter Mahiew, Max Von Sydow, Anthony Daniels, Kenny Baker

Sceneggiatura di J.J. Abrams, Michael Arndt, Lawrence Kasdan

Fantasy, 2h 16′, The Walt Disney Company Italia, in uscita il 16 dicembre 2016

Voto: 7½ su 10

Se c’è almeno un motivo indubbio per essere grati a J.J. Abrams per questo settimo capitolo della saga di Star Wars, è certamente quello di essere riuscito a cancellare il brutto ricordo dei tre prequel di ultima generazione firmati da George Lucas. Proprio lui, il regista del primo, insuperato e indimenticabile Guerre stellari datato 1977, vendendo il suo impero alla Disney, ha lasciato che a impugnare la spada laser dell’operazione di rinnovo fosse la mente di Lost, figlio dell’epoca d’oro del fantasy (già omaggiato nel nostalgico Super8) e abile soccoritore per saghe in crisi creativa (già salvate Star Trek e Mission: Impossible).

“Hungry Hearts”, il film che mancava, un cinema che spiazza

Hungry Hearts (id, Italia, 2014) di Saverio Costanzo con Adam Driver, Alba Rohrwacher, Roberta Maxwell, Jake Weber, Al Roffe, Jason Selvig

Sceneggiatura di Saverio Costanzo, dal romanzo di Marco Franzoso “Il bambino indaco” (ed. Einaudi)

Drammatico, 1h 49′, 01 Distribution, in uscita il 15 gennaio 2015

Voto: 7½ su 10

Una nuova trasposizione letteraria per Saverio Costanzo, dopo il difficile e originale La solitudine dei numeri primi tratto dal best seller omonimo di Paolo Giordano. In nostro giovane regista più eccentrico ed esterofilo porta sullo schermo il romanzo di Marco Franzoso “Il bambino indaco”, traducendolo in un melodramma moderno dalle crudeli implicazioni psichiatriche. Già definito, molto efficacemente e non senza una punta di burla, come “horrorhwacher”, per via dell’attrice protagonista, sempre più a fondo nel baratro di ruoli borderline, Hungry Hearts è uno degli esempi più coraggiosi, sovversivi e disturbanti del nuovo cinema italiano.

Venezia71, le minirecensioni: “Loin des Hommes”, “Jackie & Ryan”, “The Cut”, “Hungry Hearts”

Loin des Hommes – Francia, 2014 di David Oelhoffen con Viggo Mortensen, Reda Kateb, Antoine Laurent, Angela Molina – IN CONCORSO

Da “L’ospite” di Albert Camus, inserito nella raccolta “L’esilio e il regno”. Nell’Algeria in guerra del 1954, un insegnante francese è incaricato di scortare un ribelle accusato di omicidio. Dovranno allearsi per sopravvivere al viaggio. Avventura bellica di impianto solido e grande respiro fotografico, con musiche di Nick Cave. Classicismo esistenziale leggermente ingessato nelle emozioni, con un ottimo Viggo Mortensen. Voto: 7

“Tracks – Attraverso il deserto”, Wasikowska via dalla pazza folla

Tracks – Attraverso il deserto (Tracks, Australia, 2013) di John Curran con Mia Wasikowska, Adam Driver, Emma Booth, Rolley Mintuma, Rainer Bock, Robert Coleby, Lily Pearl

Sceneggiatura di Marion Nelson, ispirato alle fotografie di Rick Smolan e basato sul romanzo autobiografico “Tracce” di Robyn Davidson (ed. Rizzoli)

Avventura, 1h 55′, BiM Distribuzione, in uscita il 30 aprile 2014

Voto: 8 su 10

Ci sono viaggi che possono raccontare una vita. Nel 1977, da Alice Spring, la giovane Robyn Davidson si avventurò nel deserto australiano in compagnia del suo cane Diggity e di quattro cammelli, fino alla costa opposta bagnata dall’Oceano Indiano: 2700 chilometri per nove mesi di cammino in solitaria. A documentare il viaggio ci sono le fotografie di Rick Smolan del National Geographic, la testata che finanziò l’impresa, e il libro autobiografico che la Davidson scrisse qualche anno più tardi e dal quale Tracks – Attraverso il deserto è tratto.