“Il Grigio” di Giorgio Gaber, uno spettacolo di Giorgio Gallione, la recensione

IL GRIGIO

di Giorgio Gaber e Sandro Luporini

Produttore: Teatro Nazionale di Genova

Regia di Giorgio Gallione

con Elio

Andato in scena al Teatro Celebrazioni di Bologna 

Voto: 8 su 10

L’idea di ripercorrere l’attualissimo testo di Giorgio Gaber e Sandro Luporini, “Il Grigio”, è nata sotto forma di reading per inaugurare, nel 2018, la prima stagione del Teatro Nazionale di Genova. Solo dopo il regista Giorgio Gallione, che ne ha curato l’adattamento, ha deciso di farne un vero e proprio spettacolo scegliendo come protagonista Elio, storico leader delle Storie tese, uno dei pochi in grado di lanciarsi in quest’avventura con il coraggio, la sfrontatezza e la professionalità che lo contraddistinguono.

E così Il Grigio interpretato da Elio con la benevola supervisione della Fondazione Gaber, andato in scena al Teatro Celebrazioni di Bologna, pur rimanendo fedele al costrutto dell’opera, alla storia e al messaggio è stato contaminato, in modo appropriato e davvero ben riuscito, da una decina di canzoni del cantautore milanese sapientemente intersecate con il testo originale, tanto da amplificarne le tematiche sottese. Merito anche della bellissima voce di Elio e degli arrangiamenti di Paolo Silvestri, realizzati utilizzando quattro parti pianistiche che ricreano un’ambientazione musicale estremamente contemporanea.

Il Grigio è la storia di un uomo che decide di andare a vivere in campagna per allontanarsi da tutto e tutti, per cercare nell’isolamento un po’ di conforto e avere la possibilità di riflettere sulla sua vita e i suoi problemi. La solitudine tanto agognata viene presto disturbata dall’invadente presenza di un topo nella sua abitazione. È il Grigio, all’inizio un semplice elemento disturbante del quale liberarsi, ben presto protagonista degli incubi dell’uomo, un tormento che lo porterà a riflettere su diversi aspetti della sua esistenza. In questo testo teatrale scritto nel 1989 ma ancora spaventosamente attuale e moderno, il Grigio diventa una sorta di proiezione di quei mostri di cui lo stesso Gaber racconterà più avanti in una canzone “I mostri che abbiamo dentro” che diventa qui il motivo conduttore dello spettacolo.

Il topo è un archetipo della coscienza, dell’interiorità, un fantasma, forse solo una proiezione. Di certo incarna, simbolicamente, tutti i suoi problemi, le paure, le angosce e quel lato oscuro che si preferisce sempre tenere nascosto, divenendo l’elemento scatenante degli incubi dell’uomo e dell’inesorabile, cinico e ironico flusso di conoscenza che ne consegue. Unico obiettivo del protagonista: catturare il topo. E, quando tutti i tentativi tradizionali falliscono miseramente, inizia una sorta di duello con l’invisibile nemico che lo tormenta. Una battaglia che non lo porta solo a trovare metodi alternativi per sconfiggere “il Grigio” ma anche a riflettere su tutta la sua esistenza, sulle sue scelte affettive e morali, in un percorso che lo porterà ad accettare ciò che è diverso da lui e la tanto desiderata morte del Grigio non sarà altro che una sorta di rito per riuscire ad accettare i propri mostri e quella parte nera che ognuno ha dentro. Proprio come scriverà lo stesso Gaber nel 2003:“I mostri che abbiamo dentro/che vivono in ogni uomo/nascosti nell’inconscio/sono un atavico richiamo. I mostri che abbiamo dentro/che vagano in ogni mente/sono i nostri oscuri istinti/e inevitabilmente/dobbiamo farci i conti.”

Amelia Di Pietro

One Response to “Il Grigio” di Giorgio Gaber, uno spettacolo di Giorgio Gallione, la recensione

  1. Elsa bsrtolini ha detto:

    Grazie cara, molto interessante questa tua recensione! Per me che non ricordavo il testo della canzone e non conoscevo il testo dell opera, veramente interessante!!!! Un caro abbraccio!

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