
Per la rassegna “Love Jazz” dell’Auditorium PDM di Roma, il polistrumentista Baba Sissoko, classe 1963, africano del Mali, e il pianista e fisarmonicista Antonello Salis, classe 1950, sardo di Villamar, ci hanno regalato una grande performance. Salis suona i suoi due strumenti prediletti che contamina attraverso l’uso di mestoli, bacchette, bottiglie di plastica. Sissoko duetta con gli strumenti tradizionali n’goni e tamani e con la voce.
L’incontro è pirotecnico, esplosivo. Baba Sissoko e Antonello Salis sono certamente tra i più effervescenti della scena jazz internazionale. La loro esibizione è un magma incandescente di suoni, laddove il tema conduttore è un flusso di coscienza tribale dominato dalla ritmica e dalla timbrica. Ritmi tradizionali africani e improvvisazione jazz si fondono in uno spettacolo ricco di colori caldi, suggestioni ed impressionante energia creativa.
Baba Sissoko ha uno stile ben delineato, alle melodie e ai ritmi peculiari della tradizione africana, fonde del jazz e del blues. La presenza di Salis, quindi, si sposa perfettamente con questo tessuto del musicista del Mali, perché il pianista sardo è per molti versi il più “fisico” ed africano dei jazzisti italiani e sa muoversi con eccezionale creatività sui sentieri delle improvvisazioni più ardite.
Non a caso, Sissoko dice di avere lo stesso colore di pelle di Salis volendo sottolineare attraverso la metafora, come i due artisti si sentano legati da un cordone ombelicale invisibile quanto resistente.
Vincenzo La Gioia
Lascia un commento