“Yves Saint Laurent”, patinato come uno spot, stereotipato come un biopic

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Yves Saint Laurent (id, Francia, 2014) di Jalil Lespert con Pierre Niney, Guillaume Gallienne, Charlotte Lebon, Laura Smet, Nikolai Kinski, Marie de Villepin, Astrid Whettnall, Alexandre Steiger

Sceneggiatura di Marie-Pierre Huster, Jacques Fieschi e Jalil Lespert, dal libro omonimo di Laurence Benaïm

Biografico, 1h 40′, Lucky Red, in uscita il 27 marzo 2014

Voto: 4 su 10

Vita, morte e miracoli stilistici di Yves Saint Laurent, in un discusso (e discutibile) biopic già presentato collateralmente all’ultima Berlinale, tratto dal libro di Laurence Benaïm e diretto da Jalil Lespert, alla sua seconda esperienza dietro la macchina da presa, dopo anni di apprezzata carriera recitativa (era il protagonista di Risorse umane di Laurent Cantet).

70x100-YSL-manifestoEnfant prodige dell’haute couture francese, discepolo diciannovenne di Christian Dior, alla morte del suo mentore eredita la direzione della celebre maison, con la quale presenta la sua prima collezione a soli ventuno anni. L’amore con l’affarista Pierre Bergé (Guillaume Gallienne) cambierà per sempre il suo approccio alla vita: ragazzo da sempre timido, insicuro e sofferente della propria omosessualità, il giovane Yves (Pierre Niney) viene dichiarato maniaco depressivo. Sarà Pierre a dargli la fiducia di cui ha bisogno, e a spingerlo a fondare il suo marchio, sinonimo di lusso ed emblema d’eleganza.

Insieme ai vestiti che segnarono non solo un epoca ma anche lo stile iconoclasta di Laurent, vediamo sfilare sullo schermo i momenti salienti di una vita che ha tutto il sapore di un melodramma operistico dall’annunciato finale tragico (lo stilista morì nel 2008 per un tumore al cervello). Come ogni film biografico che (non) si rispetti, la voce dell’amante sopravvissuto ci accompagna, con spreco di mollezze sentimentali, non alla scoperta di una mente geniale, ma nei bugigattoli delle solite ossessioni d’artista maledetto, conteso tra bellezza e dannazione.

Pierre-Niney-en-maillot-de-bain-dans-Yves-Saint-LaurentLa patina dello spot pubblicitario e la glaciale perfezione estetica appiattiscono ogni spessore, gli stereotipi sugli amanti tormentati dilagano, l’enfasi scade nel delirante. Il lato oscuro dell’estro creativo resta solo una pallida intenzione limitata all’abuso di alcol, droghe e tradimento (con il vizietto sadomaso fugacemente mostrato per non urtare troppo la sensibilità delle dame agée in sala). Quel che resta del noiosissimo défilé è la colonna sonora firmata dal jazzista francese Ibrahim Maalouf, e le mortificate interpretazioni di Pierre Niney e Guillaume Gallienne, entrambi provenienti dalla gloriosa Comédie Française, ben meritevoli di migliori occasioni e di personaggi meno svenevoli.

Giuseppe D’Errico

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