“Yerma”, Garcia Lorca al suo meglio nell’intelligente allestimento di Merolli

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YERMA

di Federico Garcia Lorca
Regia: Gianluca Merolli
Traduzione e adattamento: Roberto Scarpetti
con Elena Arvigo, Enzo Curcurù, Gianluca Merolli, Giulia Maulucci e Maurizio Rippa
Scene: Alessandro Di Cola
Costumi: Claudio Di Gennaro
Musiche: Luca Longobardi
Movimenti: Luca Ventura
Luci: Pietro Sperduti
Foto: Fabio Gatto

In scena fino al 3 aprile al Teatro Vascello di Roma

Voto: 9 su 10

È un’onirica liturgia del dolore l’adattamento italiano del poema “Yerma”, scritto nel 1934 da Federico Garcia Lorca. Il soggetto segue le vicende di una donna ostaggio della sua stessa brama di maternità: in un imprecisato entroterra rurale una sposa (Elena Arvigo) attende invano l’arrivo di un figlio che il suo stesso marito (Gianluca Merolli) sembra non desiderare. La sua infinita attesa si avvelena negli sterili consigli di compaesani maldicenti, figure archetipiche che tormentano le sue giornate: ma cenere è il suo ventre e dalla sua incipiente follia genererà solamente un ferale destino.

Yerma2Ogni trovata, nella rappresentazione registica di Merolli è intelligentemente pensata per amplificare il senso del complesso testo di Garcia Lorca: dalla terra emerge il corpo della Arvigo e in polvere si tramutano le sue speranze, azzannate dal vocìo battente di vecchie dalle risate crudeli.

Tutti i movimenti scenici sfuggono miracolosamente a banali didascalismi, costruendo con coerenza un spettacolo di viscerale, dolorosa bellezza. Il palco del teatro Vascello si fa podio per il talento di Merolli e per la carne dolente di un’Arvigo che bagna di lacrime e urla un personaggio intensissimo, al quale è capace di donarsi con passionale, commovente abbandono.

Uno spettacolo certamente meritevole di maggiori repliche, del quale – senza riserva alcuna – si raccomanda una doverosa visione.

Marco Moraschinelli

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