“West Side Story” di Leonard Bernstein e Jerome Robbins, uno spettacolo di Gianni Marras, la recensione

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WEST SIDE STORY

Da un’idea di Jerome Robbins
Libretto di Arthur Laurents
Liriche di Stephen Sondheim
Musica di Leonard Bernstein
Tony Timothy Pagani
Maria Caterina Gabrieli
Riff Alessio Ruaro
Anita Francesca Ciavaglia
Bernardo Massimiliano Carulli
Orchestra del Teatro Comunale di Bologna
Direttore Timothy Brock
Regia Gianni Marras
Direzione artistica e vocale Shawna Farrell
Coreografie Gillian Elizabeth Bruce
Scenografie Giada Abiendi
Costumi Massimo Carlotto
Luci Daniele Naldi
Sound designer Tommaso Macchi
Interpreti della Bernstein School of Music Theater

Nuova produzione del Teatro Comunale di Bologna
in collaborazione con BSMT Productions

Andato in scena al Teatro Comunale di Bologna – Stagione lirica 2018

Voto: 6 su 10

Nacque nel 1918, ed è stato uno dei più grandi compositori musicali del XX secolo. Leonard Bernstein è il suo nome e, in occasione del centesimo anniversario dalla sua nascita, la Bernstein School of Music Theater in collaborazione con il teatro Comunale di Bologna ha deciso di riproporre West Side Story, uno dei più grandi capolavori che siano mai stati composti. Il musical, che debuttò nel 1957, fu il risultato della sinergia artistica di quattro talenti: Jerome Robbins ne fu ideatore e coreografo e rese possibile per Bernstein la composizione delle estese sezioni orchestrali, il drammaturgo Arthur Laurents scrisse un libretto di sorprendente modernità che non ha mai risentito il trascorrere del tempo, anzi, è sempre rimasto attuale, pieno di energia e vitalità, grazie anche al supporto di Stephen Sondheim e ai suoi magnifici versi per i memorabili songs.

Il tema sempre attuale, le bellissime coreografie, le canzoni indimenticabili e i vivaci costumi fanno di West Side Story un musical che da sempre ha catturato il pubblico e sedotto registi, come Gianni Marras, desiderosi di cimentarsi in questo lavoro molto complicato da mettere in scena, ma altrettanto appagante. La regia risulta essere dinamica e spumeggiante grazie ai pannelli in continui movimento in grado di ricreare rapidamente i vari ambienti nei quali si svolge la vicenda

La nota stonata di questa messa in scena, a nostro avviso, è stata la scelta di tradurre i dialoghi in italiano. Questo elemento non ha aggiunto molto alla fruibilità dell’opera, anzi, ha evidenziato alcune lacune attoriali e una recitazione a tratti titubante e poco credibile. Molto più convincente invece la parte coreografica, curata da Gillian Elizabeth Bruce, capace di restituire tutta la forza e la vitalità dei giovani protagonisti, divisi in due bande: gli Sharks, composti da immigrati portoricani, e i Jets, una gang di ragazzi bianchi. In questo clima di odio e intolleranza s’intrecciano destini, ci si sfida in nome di un possesso territoriale, si mescolano vite che si vorrebbero tenere separate come la bellissima storia d’amore tra Tony e Maria, indimenticabile la scena della scala antincendio dove i due protagonisti si dichiarano il proprio amore sulle note di “Tonight”.

Il direttore d’orchestra Timothy Brock è riuscito, con il supporto dell’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna a eseguire in modo accurato la sofisticata colonna sonora di questa storia complessa, ricca di tematiche importanti. West Side Story è un musical che rimarrà alla storia non solo per la sua bellezza, ma anche perché, per la prima volta, questo genere valicò il puro intrattenimento per entrare nella vita reale, toccare tematiche sociali e razziali, e dimostrare che anche il musical può e deve essere un genere capace di far riflettere e di smuovere l’opinione pubblica, non solo far divertire.

Amelia Di Pietro

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