“Week End”, il sogno che si fa vita in uno straordinario esempio di teatro

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WEEK END

di Annibale Ruccello
con Margherita Di Rauso, Giulio Forges Davanzati, Brenno Placido
regia Luca De Bei

scene Francesco Ghisu
costumi Lucia Mariani
disegno luci Marco Laudando
aiuto regia Peppe Bisogno
assistente alla regia Lucrezia Lanza
assistente scene Valeria Mangiò

In scena al Teatro della Cometa di Roma fino al 20 ottobre

Voto D’Errico: 9 su 10

Voto Ozza: 9 su 10

In rari casi risulta difficile trovare le parole giuste per descrivere le sensazioni che uno spettacolo teatrale riesce a offrire. Nel caso specifico, Week End di Annibale Ruccello, nell’allestimento di Luca De Bei, tocca tutte le corde dell’animo umano, trasformando una rappresentazione recitata in un pezzo di vita vera. Ciò avviene poche volte, più comunemente accade il contrario. Quando succede, bisogna solamente ringraziare l’artefice del prodigio, che qui non si identifica solamente nel compianto autore del testo, o in un regista dall’estro inesauribile, o nell’interpretazione di un’attrice in completo stato di grazia. Il merito è dell’intera squadra in campo, perché non c’è nulla, in Week End, che non sia degno del nostro pur manchevole e sentito applauso.

29locScritto nel 1983, terzo e ultimo capitolo di una trilogia “da camera”, composto con Notturno di donna con ospiti e Le cinque rose di Jennifer, che Annibale Ruccello dedicò al tema della solitudine e alle mille sfumature in grado di mascherarla, Week End è la storia di Ida, una mesta professoressa di lingue straniere, originaria del napoletano, che risiede in un quartiere periferico della capitale, nei primi anni Ottanta. A farle compagnia ci sono liquori e vecchi dischi di musica francese, con cui prova a distrarsi dalla brutta zoppìa che tanto la tormenta. È venerdì, e Ida riceve in casa uno studentello svogliato per le ripetizioni di letteratura, poi il ruvido idraulico Narciso per un guasto inesistente allo scaldabagno. Sarà l’inizio di un fine settimana lungo e complesso, vissuto in bilico sul filo sottile che divide il desiderio dal rimpianto, il sogno dalla realtà.

Un contenuto vigoroso sull’instabilità dei sensi e sulla repressione delle voglie umane, che si scandaglia all’interno di una psicologia femminile fragilissima e mutevole, descritta con punte che spaziano dalla pura irreprensibilità all’esoterismo più popolare e leggendario. Ma anche uno studio ancora modernissimo sulla società e sui tempi, moderni solo nella voce, discriminanti e crudeli ai fatti.

1374255_241032262720928_1135036493_nLuca De Bei sa utilizzare bene tutto il peso del testo di Ruccello, lo porta in scena con grazia, modulando gli umori del racconto in un puntuale bilancio di sorrisi e dolori, gestendo come meglio davvero non si potrebbe la splendida scenografia d’interni di Francesco Ghisu, e sfruttando in maniera strategica il gioco di luci quotidiane, naturali e casalinghe, di Marco Laudando.

Nella direzione attoriale c’è una qualità e una1378869_10151885967193695_483504288_n (1) misura di vezzi, atteggiamenti, piccoli gesti e irripetibili finezze mimiche tale da far parlare di certa recitazione, di questa recitazione, in termini di “dono”: Brenno Placido è il perfetto primo membro di una decisa contrapposizione maschile fatta di innocenza adolescenziale e turbamento virile, elemento che trova in Giulio Forges Davanzati una presenza scenica eccezionale e un carisma di primo rilievo; c’è poi la prova di Margherita Di Rauso a far gridare al capolavoro, una Ida maestosa, prima scocciata e civetta, poi rabbiosa cannibale di sé stessa e del mondo che l’ha sputata.

Si respira un’atmosfera seduttiva in Week End, imprevedibile come quelle angoscianti fiabe dei nostri avi dove alle regine si tagliavano le gambe e queste poi covavano vendette terribili, malsana come le perversioni che non si ammettono, reale perché in tanti sognano i sogni di insicurezza di Ida, e che Luca De Bei è riuscito a figurare con tanta straordinaria vividezza.

Giuseppe D’Errico 

(foto di scena di Pietro Pesce)

2 Responses to “Week End”, il sogno che si fa vita in uno straordinario esempio di teatro

  1. Simonetta Putti scrive:

    La recensione si gioverebbe di toni meno enfatici e di espressioni meno trite.. vedi primo paragrafo in cui troviamo: prodigio,trovare le parole giuste, corde dell’animo umano. In genere, diminuire gli aggettivi accresce l’efficacia..!

  2. In effetti, Simonetta, è un limite in cui mi ritrovo e che cerco ogni volta di trattenere. Spero di migliorare con la pratica.
    G.D.

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