“W Zappatore”, una black comedy italiana tutta da scoprire

zappatore

W Zappatore (id, Italia, 2010) di Massimiliano Verdesca, con Marcello Zappatore, Sandra Milo, Guia Jelo, Monica Nappo

Sceneggiatura di Massimiliano Verdesca

Commedia, 1h 25’, Distribuzione Indipendente, in uscita il 15 marzo 2013, elenco completo delle sale su http://www.distribuzioneindipendente.it/articoli/elenco-sale

Voto: 6½ su 10

Chi l’avrebbe mai detto che dietro quella goduriosa eleganza da dolce vita romana potesse nascondersi una focosa metallara satanista? Se l’immaginazione non basta a rendere l’idea, cercate la sala più vicina (il film circola con Distribuzione Indipendente) e divertitevi con una divertita Sandra Milo, nonna estremamente sui generis di un laconico chitarrista heavy metal, nella divertente black comedy dell’esordiente Massimiliano Verdesca “W Zappatore”.

Scordatevi Mario Merola, questo Zappatore si chiama Marcello e recita sé stesso, rocker più che trentenne di una scalcagnata band leccese votata a Satana, figlio di una madre fanatica religiosa e bigotta (Guia Jelo) e nipote di una nonna (Milo) eccentrica, sognatrice e vitale. Quando un misterioso prurito al costato si rivela essere, in realtà, una stigmate, la vita di Marcello subisce vistosi cambiamenti: emarginato dal gruppo, si troverà costretto a trovare un punto d’incontro tra clausura e dannazione eterna.

Un film piccolissimo e fuori da ogni schema tradizionale, sia per modalità di narrazione che per messa in scena visiva, più vicino alla cinematografia indie americana di Jared Hess e Wes Anderson, alle situazioni catatoniche e strampalate di Kaurismaki, che non alla media delle produzioni nostrane. Non a caso, è stato premiato al Brooklyn Indipendent Film Festival come Miglior Film (e miglior attrice alla sapida Milo).

Spesso l’arditezza dei toni, quasi orrorifici e innocentemente blasfemi, lascia perplessi, il protagonista sa di iettatorio (capelli arruffati, maglietta nera con croce al rovescio, andatura spenta e mutismo a oltranza) e i personaggi collaterali sono tutto tranne che rassicuranti; ma è proprio questo che permette al film di funzionare, di divertire e, spesso, di stupire.

Verdesca racconta un microcosmo non solo di provincia, fatto di superstizione e sogni all’orizzonte, conservando sempre uno sguardo benevolo verso i suoi campioni umani, al di là di ogni possibile ridicolizzazione. Coglie in pieno il bersaglio nel caso del prete avido di miracoli e di tangenti, e con la rock band di ringhianti catecumeni, forse meno proprio con la figura della nonna licenziosa che dà speranza all’attempato nipote.

Il regista ha dichiarato che, a un 10 assegnato per il compitino rigoroso delle regole istituzionali, preferisce il 6 e mezzo del film fatto con poco ma senza tradire il suo spirito. Sacrosanto e subito accontentato.

Giuseppe D’Errico

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>