“Vogliamo vivere” torna a splendere sul grande schermo

To-Be-or-Not-to-Be-Vogliamo-Vivere--[10]

Voto al film: 10 su 10
Voto al restauro: 9 su 10

Dal 30 maggio, nelle sale italiane, rivive nella sua versione restaurata e rimasterizzata “To be or not to be”, esemplare commedia del 1942 firmata da Ernst Lubitsch’s, conosciuta nel nostro Paese con il titolo “Vogliamo vivere”. Criticalminds ha assistito per voi all’anteprima e promuove l’opera di restauro a pieni voti: l’immagine è stata ripulita di tutti i difetti classici della pellicola (graffi, sporcature ecc.) ed anche il suono è stato lavorato per eliminare i disturbi (resta solo un leggero rumore di sottofondo). Vogliamo-vivere- To-Be-or-Not-to-Be-Ernst-Lubitsch-poster-586x829Rispetto alle indegne versioni circolate in Dvd, finalmente possiamo gustarci questo classico intramontabile, per cura di messa in scena e qualità di scrittura, che confermò il quid attribuito al suo regista, ovvero quel famoso “Lubitsch touch” capace di rendere uniche queste opere (splendide anche le sue “Ninotchka”, “Il cielo può attendere” e “Scrivimi fermo posta”). Un plauso va alla Teodora Film e al suo coraggio di investire e riproporre questa commedia, che dovrebbe fare scuola e far pensare a cosa significhi veramente far ridere in modo intelligente, in un momento in cui la commedia (in particolar modo proprio quella nostrana) gira a vuoto, si basa su gag e farsa, eludendo il reale. “Vogliamo vivere” stupisce proprio per i suoi contenuti ma soprattutto per la capacità di raccontarci in chiave comica più mondi: quello borioso e narcisistico degli attori (l’irresistibile compagnia capitanata dall’eccentrico Joseph Tura, alias Jack Benny), quello serioso e delirante del nazismo, quello coraggioso ma goffamente improvvisato della Resistenza. Si ride di gusto e si rimane perplessi: nel 1942 si era capaci di far buona satira politica, senza scadere nel banale o, peggio, nella volgarità. E nel 2013? Cosa ci è successo?

Andrea Ozza

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