Venezia75 – Orizzonti: “Sulla mia pelle”, un film di Alessio Cremonini, la recensione

Sulla mia pelle Alessandro Borghi film Netflix foto 4_big

Sulla mia pelle (id, Italia, 2018) di Alessio Cremonini con Alessandro Borghi, Jasmine Trinca, Max Tortora, Milvia Marigliano, Tiziano Floreani

Sceneggiatura di Alessio Cremonini e Lisa Nur Sultan

Drammatico, 1h 40′, Netflix e Lucky Red, in contemporanea dal 12 settembre al cinema e sulla piattaforma digitale

Voto: 7 su 10

Prima ancora della sua presentazione in apertura della sezione Orizzonti di Venezia75, Sulla mia pelle, opera seconda di Alessio Cremonini sulla tristemente nota vicenda di Stefano Cucchi, poteva già fregiarsi del titolo di film più discusso, non per il tema trattato ma per la modalità di distribuzione incrociata tra sala e video streaming. Il produttore Andrea Occhipinti, che insieme a Netflix ha creduto subito nella sceneggiatura dello stesso Cremonini e di Lisa Nur Sultan, ha confermato la strategia nella speranza che la storia possa raggiungere il più vasto pubblico possibile, anche internazionale.

SULLA_MIA_PELLETrainato dalla presenza, sempre più considerevole, di Alessandro Borghi, il film segue fedelmente, atti alla mano, gli ultimi sei giorni di vita di Cucchi, dal momento dell’arresto al pestaggio immotivato, e tuttora non provato da parte delle forze dell’ordine, che lo portarono alla morte. L’impianto narrativo utilizzato è anche l’unico attuabile in simili circostanze, quello cronachistico, scabro e privo di filtri registici invasivi. In questo modo, Sulla mia pelle demanda una posizione netta sull’accaduto, dal momento che il cinema non può sostituirsi all’aula di un tribunale, senza per questo tacere dei mille soprusi ai diritti e alla dignità dell’uomo che hanno caratterizzato questa ennesima, vergognosa pagina della storia italiana che, dopo nove anni, non ha ancora conosciuto giustizia.

Nel ruolo difficilissimo di Stefano Cucchi, Borghi realizza il ritratto impressionante di un ragazzo condannato a sbagliare, in un’interpretazione davvero splendida per mimesi e interiorità, che riconsegna un’anima e un volto alla figura martoriata e senza vita che la sorella Ilaria porta in giro nella speranza che sia fatta chiarezza. Stefano quella speranza l’aveva.

Giuseppe D’Errico

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