Venezia75 – Concorso: “The Ballad of Buster Scruggs”, un film di Joel e Ethan Coen, la recensione

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The Ballad of Buster Scruggs (id, Usa, 2018) di Joel e Ethan Coen con Tim Blake Nelson, James Franco, Liam Neeson, Tom Waits, Bill Heck, Zoe Kazan, Tyne Daly, Brendan Gleeson, Saul Rubinek, Clancy Brown, Harry Melling

Sceneggiatura di Joel e Ethan Coen

Western, 2h 12′, Netflix

Voto: 7 su 10

Un cowboy dalla pistola lesta e l’ugola d’oro, un rapinatore di banche, un anziano cercatore d’oro, un girovago e il suo fenomeno da baraccone, una zitella in viaggio verso l’Oregon e due cacciatori di taglie in una diligenza: sono i sei segmenti che compongono The Ballad of Buster Scruggs di Joel e Ethan Coen, un’originale produzione Netflix pensata per essere una serie televisiva e poi condensata in un lungometraggio che fa a pezzi l’idea stereotipata del mito della frontiera. Non nuovi alla rivisitazione di luoghi e atmosfere del western, i due grandi autori di Fargo e A proposito di Davis ritornano a misurarsi con un genere fortemente connotato, riuscendo comunque a elaborarne una visione decisamente personale e lontanissima dagli stilemi più tradizionali.

C’è una vena di follia e una voglia di oltrepassare il “buon gusto” genericamente inteso con sferzate di cinica ironia che va oltre ogni pregiudizio sull’operazione: i Coen sanno fare cinema e non lo dimostrano certo adesso, ma ritrovarsi davanti a un’antologia d’epoca così raffinata e, al contempo, divertente non era cosa scontata. L’ispirazione ideologica ai film italiani a episodi degli anni Sessanta resta, appunto tale. Le piccole grandi storie che compongono The Ballad of Buster Scruggs sanno come stupire lo spettatore, senza dimenticare mai una sincera, addirittura straziante profondità.

I primi due capitoli, affidati a due attori in vena come non mai come Tim Blake Nelson (il Buster Scruggs canterino del titolo) e James Franco, sono senza dubbio quelli in cui la risata si fa largo a colpi di trovate irresistibili (e per questo irriferibili), dove spesso l’azione comica cede il passo al grottesco; i toni si fanno più cupi con Liam Neeson e il suo attore senza braccia né gambe da esibire in una dolorosa esplorazione della mercificazione dell’arte dall’amara conclusione; si prosegue con l’immenso Tom Waits intento a scavare buche in cerca di ore e a fare a botte col destino, e con la deliziosa Zoe Kazan, protagonista dell’episodio più beffardo; chiude la ballata Brendan Gleeson e la sua carrozza spettrale, forse il pezzo meno centrato. Il film è uno sberleffo ben congegnato ai luoghi comuni del genere, ovviamente nobilitato da una confezione di squisita finezza (fotografia di Bruno Delbonnel, musiche di Carter Burwell), eppure permane una sensazione di incompiutezza, come se l’operazione avesse ancora molto altro da dire. Speriamo di ritrovare i mitici fratelli Coen con un film più “importante” di questo in futuro.

Giuseppe D’Errico

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