Venezia74: “Three Billboards outside Ebbing, Missouri”, un film di Martin McDonagh, la recensione

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Three Billboards outside Ebbing, Missouri (id, GB/Usa, 2017) di Martin McDonagh con Frances McDormand, Woody Harrelson, Sam Rockwell, Abbie Cornish, Lucas Hedges, Željko Ivanek, Caleb Landry Jones, Clarke Peters, Samara Weaving, John Hawkes, Peter Dinklage

Sceneggiatura di Martin McDonagh

Drammatico, 2h 01′, 20th Century Fox

Voto: 8½ su 10

Non c’è pace per una madre in cerca di giustizia nel terzo film di Martin McDonagh, autore inglese già apprezzato in patria per una serie di importanti testi teatrali, nonchè regista di un cortometraggio Premio Oscar (Six Shooter, 2005) e di due opere per il cinema che hanno saputo distinguersi nel panorama di genere (In Bruges, 2008, e 7 Psicopatici, 2012). Ma è con Three Billboards outside Ebbing, Missouri, che firma il suo lavoro migliore, quello in cui conferma la piena maturità artistica, sia da un punto di vista di estetica che di poetica cinematografica.

three-billboards-outside-ebbing-missouri-woody-harrelsonQuello che potrebbe sembrare un gravoso dramma famigliare sul lutto e il senso di vendetta, diventa nelle mani di McDonagh una commedia nera originale e di insperata profondità: Mildred Haynes (McDormand) non ci sta a subìre la morte violenta della figlia e, dopo mesi ad attendere una svolta nelle indagini, decide di affittare tre grossi cartelloni pubblicitari lungo la strada che porta in città, sui quali piazza un audace messaggio diretto allo stimato capo della polizia locale William Willoughby (Harrelson). Il gesto crea scalpore nella piccola contea di Ebbing, e ad accusare maggiormente l’affronto è il vice sceriffo Dixon (Rockwell), uomo rozzo, ottuso e dal temperamento aggressivo. Sarà solo l’inizio di uno scontro che diventerà sempre più estremo.

Al netto di qualche piccola forzatura nella parte finale, la sceneggiatura di Three Billboards outside Ebbing, Missouri è un miracolo di equilibrio narrativo. Partendo da un contesto già ampiamente raccontato dal cinema americano, quello della provincia sonnacchiosa e isolata in cui si aggirano mostri e depravazioni assortite, il londinese McDonagh rinuncia del tutto ai piagnistei tipici di questo tipo di storie (si pensi al recente Manchester by the Sea), abbraccia l’arma del politicamente scorretto e tratteggia una galleria di personaggi indimenticabile. A venirne fuori è il ritratto di un paese prigioniero del lassismo, privo di iniziative e incapace di fronteggiare l’imprevisto, che solo la forza del singolo riesce a svegliare dal torpore di un’ordinarietà fatta di squallore, razzismo e omofobia.

Il moralismo è bandito dalla penna di McDonagh, la narrazione procede a colpi di ironia battente e grandi momenti di interiorità da stretta allo stomaco. Un plauso meritato va ai tre protagonisti principali, Frances McDormand, Woody Harrelson e Sam Rockwell, capaci di interpretare al meglio la sottile vena caustica di personaggi scritti meravigliosamente. Mutatis mutandis, la Mildred di Three Billboards outside Ebbing, Missouri è il riflesso di quell’Ethan Edwards di John Wayne in Sentieri selvaggi di John Ford.

Giuseppe D’Errico

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