Venezia74 – Fuori Concorso: “Le Fidèle”, un film di Michaël R. Roskam, la recensione

le_fidele_adle_exarchopoulos_matthias_schoenaerts2

Le Fidèle (id, Belgio/Francia, 2017) di Michaël R. Roskam con Matthias Schoenaerts, Adèle Exarchopoulos, Eric De Staercke, Jean-Benoit Ugeux, Nabil Missoumi, Thomas Coumans

Sceneggiatura di Thomas Bidegain, Noe Debre, Michael R. Roskam

Drammatico, 2h 10′

Voto: 6½ su 10

Definito un amour noir dal regista Michaël R. Roskam, Le Fidèle è l’ideale secondo capitolo di una possibile trilogia criminale belga, inaugurata nel 2011 col durissimo Bullhead, dramma sportivo sulla mafia degli ormoni, e arrivata ora a raccontare le famose gang di Bruxelles e il mondo delle gare automobilistiche, in attesa di un terzo capitolo che, garantito, arriverà. Ma non c’è pretesa di portare sullo schermo i tanto ricercati “fatti realmente accaduti”: l’ispirazione non serve a far conoscere un gangster reale, e neppure a riportare una cronaca dettagliata di un particolare misfatto, ma solo per parlare dell’amore impossibile fra un homme et une femme, per dirla restando nell’ambito dell’evidente omaggio a Claude Lelouch che Roskam mette in atto in questo solido dramma sentimentale.

I bellissimi chiamati a sospirare senza tregua per oltre due ore sono l’ex musa di Kechiche, Adèle Exarchopoulos, e lo stallone belga Matthias Schoenaerts, attore feticcio del regista, entrambi molto convincenti nel dar vita alla passione travolgente che si accende tra una giovane pilota da corsa e un attraente e misterioso commerciante d’auto: lui effettivamente nasconde un passato traumatico e un presente criminale che potrebbe mettere a repentaglio la relazione. Cosa che puntualmente avverrà.

Molto ben girato e attentissimo a mantenere un’impronta spettacolare, pur restando nei territori della love story torturata dagli ostacoli del destino, Le Fidèle (l’uomo fedele) paga la scarsa originalità del soggetto: divisa in tre blocchi narrativi specifici – del tipo lui, lei, loro – la sceneggiatura è abile nel non perdere mai il ritmo del racconto, contraddistinto dall’angosciosa sensazione di sconfitta cui gli eventi e i personaggi sembrano inevitabilmente condannati, ma non ha particolari colpi d’ala in serbo per lo spettatore più esperto, che prevederà ogni mossa drammaturgica col suo buon anticipo. C’etait un rendez vous, torna Lelouch e con lui l’ansia febbrile dell’incontro e la disperazione della separazione, il tutto fotografato con la miglior patina d’oltralpe, ed è inutile negarlo: lo spettacolo funziona, nonostante tutto. Va bene così.

Giuseppe D’Errico

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>