Venezia74 – Concorso: “mother!”, un film di Darren Aronofsky, la recensione

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mother! (id, Usa, 2017) di Darren Aronofsky con Jennifer Lawrence, Javier Bardem, Michelle Pfeiffer, Ed Harris, Domhnall Gleeson, Brian Gleeson, Kristen Wiig, Stephen McHattie, Jovan Adepo, Robert Higden, Amanda Warren

Sceneggiatura di Darren Aronofsky

Horror, 2h, Paramount Pictures

Voto: 8 su 10

François Truffaut, nell’imprescindibile intervista-saggio “Il cinema secondo Hitchcock”, inserisce Marnie, diretto dal re del brivido nel 1964, nella categoria dei “grandi film malati”, ossia quei film diretti da registi che hanno dimostrato di poter raggiungere altissimi livelli artistici e che, per eccesso di sincerità, incappano in qualche caso in risultati dove la vera ragion d’essere risiede nei difetti; proprio per questo, titoli simili si fanno apprezzare più dagli ammiratori e meno dal grande pubblico. Un certo grado di cinefilia porta, talvolta, a preferire nell’opera di un regista il suo “grande film malato” al capolavoro incontestato. Ora, senza voler essere sacrileghi avanzando impossibili paragoni col maestro di Psycho, pensiamo di poter inserire mother! di Darren Aronofsky in tale categoria, senza essere particolari sostenitori del regista statunitense, ma apprezzando da sempre il rischio, drammaturgico e stilistico, in qualunque produzione cinematografica.

L’alone di mistero che ha avvolto il progetto per l’intera lavorazione e l’accoglienza a dir poco funesta durante il concorso della Mostra di Venezia, ribadiscono ancora una volta la predisposizione del suo autore verso un tipo di cinema inconsueto e disturbante, che ha assorbito la lezione dei grandi registi del passato (in questo caso la fanno da padrone i richiami a Polanski e Sam Raimi) plasmandola su tensioni e ossessioni personali del tutto contemporanee. L’evidente assetto metaforico e fortemente simbolico di mother! stride con l’immediatezza della lettura diegetica dell’impianto narrativo, eppure il sovraccarico di suggestioni e di tensione è tale da lasciare storditi, come se Aronofsky fosse stato mosso da una furia che trova giustificazione nel messaggio disperato che il film cerca di proporre.

Home invasion tra più brutali e folli che si siano mai visti, ambientato interamente in una splendida magione dalle mura pulsanti, che sorge al centro di una radura nel cuore di un bosco; ci abita una coppia apparentemente serena, lui scrittore in empasse creativa (Bardem), lei giovane moglie angelicata (Lawrence) che si occupa a tempo pieno della restaurazione della dimora. Una sera bussa alla porta un ospite inaspettato (Harris), seguìto, il mattino dopo, dalla serpentesca moglie (Pfeiffer): i due estranei, di un’invadenza inaccettabile, sguazzano con manifesta soddisfazione nelle questioni private dei padroni di casa e insinuano più di un dubbio sulla loro realizzazione coniugale.c278b6aa16554953ae15999a81f697a8

Rivelare ulteriormente i dettagli della trama sarebbe criminale, mother! parte come un’indagine di coppia per poi abbandonarsi a una delirante e sfuggente riflessione orrorifica sul desiderio bramoso di consenso e sulla costrizione a divorare chi ci è accanto pur di raggiungere l’obiettivo prefissato. Macroscopici, in tal senso, i rimandi a Rosemary’s Baby, mentre il crescendo di terrore e angoscia spasmodica è memore dei classici dell’horror, con un chiaro omaggio a Evil dead. Il senso di disagio si fa soffocante nella prima parte, letteralmente dominata dalla presenza sulfurea di due attori di razza come Ed Harris e Michelle Pfeiffer; poi l’obiettivo si allarga, i temi si rincorrono, Aronofsky sogna una cosmogonia infernale di paure moderne (del prossimo, della natura) e lo schermo inizia a traboccare di soprusi e sabba sacrificali, in un vortice di paranoia martellante. La soluzione di continuità del racconto si perde, così come ogni verosimiglianza, per lasciare spazio a un’allegoria moderna fin troppo confusionaria e allusiva.

Allo stesso tempo, lo stile adottato è superbo, non solo per l’intelligenza con cui il regista imbastisce una concatenazione di eventi sempre più sgradevoli e, di fatto, estremamente tensivi, ma anche per l’arditezza con cui porta in scena, letteralmente, una guerra sociale entro le mura di casa. Tour de force masochistico per Jennifer Lawrence, sottoposta a un calvario di usurpazioni difficilmente immaginabile, la cui bellezza diafana e innocente si sposa perfettamente con quest’assurdo, stravagante e sorprendente film malato, di certo tra i meno centrati di Aronofsky ma anche tra i suoi più liberi e incatalogabili.

Giuseppe D’Errico

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