Venezia74 – Concorso: “Downsizing”, un film di Alexander Payne, la recensione

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Downsizing (id, Usa, 2017) di Alexander Payne con Matt Damon, Kristen Wiig, Christoph Waltz, Jason Sudeikis, Laura Dern, Hong Chau, Maribeth Monroe, Udo Kier, Joaquim de Almeida, Don Lake, Rolf Lassgård, Neil Patrick Harris, Diana Krall

Sceneggiatura di Jim Taylor, Alexander Payne

Fantascienza, 2h 15′, Paramount Pictures

Voto: 7 su 10

Ci sono voluti quasi dieci anni ad Alexander Payne per portare a termine l’impresa di Downsizing, definito dallo stesso regista “una satira sociale di dimensioni epiche, con protagonisti alti dodici centimetri”. Non si può certamente dargli torto: il film è forse la più importante riflessione sul problema del sovraffolamento mondiale, e quindi della crisi ecologica che ne consegue, che sia mai apparsa sugli schermi della finzione cinematografica. Ma lungi dall’autore di Sideways e Nebraska proporci una lezione retorica sulla salvaguardia ambientale: Payne, insieme al solidale sceneggiatore Jim Taylor, mette in piedi una paradossale metafora dell’american way of life interpretata al netto dei rischi che l’umanità si troverà costretta ad affrontare nel giro di pochi decenni.

La storia, infatti, è quella di una normale e squattrinata coppia di Omaha, Paul e Audrey Safranek (Damon e Wiig), che decide di sottoporsi all’intervento di miniaturizzazione che ha già rimpicciolito il 3% della popolazione, con enormi vantaggi non solo per l’ecosistema e ma anche per le “cavie”, che potranno così vivere in ville extra lusso e godere di benefici di ogni tipo ad una spesa irrisoria, cose impensabili nelle dimensioni naturali. Ma non tutto va secondo le previsioni, e anche il mondo dei minuscoli nasconde qualche insidia.

Il cinema, sin dai tempi del muto, ha immaginato l’uomo in dimensioni ridotte: nel film di Payne non ci sono gli esperimenti orrorifici del Dr. Cyclops o i gatti predatori dell’iconico Radiazioni BX: distruzione uomo, ma una distopia, a tratti davvero geniale, sull’urgenza di dover preservare al meglio le risorse del nostro pianeta. Downsizing propone, infatti, una fantascienza umanista, apparentemente lieve, molto divertente e non troppo distante dal sogno di Richard Dreyfus di salire sulla nave spaziale degli Incontri ravvicinati di Spielberg. A una prima parte encomiabile per capacità di presentazione del tema e senso dello spettacolo, però, non segue nella seconda una forza narrativa altrettanto efficace, capace di sorreggere le ambizioni da apologo umanitario sui generis che il film abbraccia, da un certo punto in poi, non senza qualche rischio. Probabilmente, i tempi di lavorazione sterminati, resisi necessari per garantire degli effetti speciali all’altezza del concept, hanno in qualche modo slabbrato l’assetto della scrittura, che con il trascorrere dei minuti perde l’acume dissacrante del suo autore, accumulando troppo materiale e qualche evitabile lungaggine. L’enorme fantasia creativa del regista, unita a una realizzazione accuratissima (le scenografie sono della nostra Stefania Cella) e a interpretazioni di livello, consegnano allo stesso modo un film decisamente piacevole, in grado di stemperare una profonda portata sociale con un senso dell’ironia sorprendente e intelligente.

Giuseppe D’Errico

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