Venezia71, le minirecensioni: “Good Kill”, “The Postman’s White Nights”, “The Smell of Us”, “The Sound and the Fury”, “Arance e martello”, “Patria”

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Good Kill – Usa, 2014 di Andrew Niccol con Ethan Hawke, January Jones, Zoe Kazan, Bruce Greenwood – IN CONCORSO

Il primo film a trattare la guerra dei droni post 11/9. Un pilota militare trascorre 12 ore al giorno in un container bellico a Las Vegas, dove combatte a distanza contro potenziali terroristi talebani. Quando gli ordini iniziano ad arrivare dalla Cia, si domanda se non sia coinvolto in una guerra senza fine. Come spesso capitato all’ultimo Niccol, lo spunto iniziale si prestava a sviluppi ben più interessanti e profondi. Il film, invece, è un modesto war movie claustrofobico ed emotivamente piatto, con riflessioni etiche e morali trite e una coda finale che sbraca completamente nella retorica americanoide. Rimpiangiamo lo sceneggiatore di Gattaca e Truman Show. Voto: 5

The Postman’s White Nights – Russia, 2014 di Andrej Koncaloskji – IN CONCORSO

Attesissimo ritorno in patria del grande maestro russo, saputosi reinventare con intelligenza anche all’estero. In un villaggio sperduto della Russia, al quale si può accedere solo via mare, l’unico contatto con il mondo esterno è con il postino. Quando all’uomo rubano il motore della barca, gli equilibri vitali del luogo subiranno un’alterazione improvvisa. Sguardo poetico su un altrove osservato tra incanto e illusione. Tra finzione e documentario, un film particolarissimo, dall’animo nobile. Voto: 7

The Smell of Us – Francia, 2014 di Larry Clark con Lukas Ionesco, Hugo Behar-Thinières, Michael Pitt, Diane Rouxel – GIORNATE DEGLI AUTORI

Ennesima (non) variazione sui soliti temi tanto cari al regista e fotografo americano. A Parigi, ragazzi poco più che maggiorenni si prostituiscono, si drogano e sfrecciano sullo skateboard. Estetica del degrado, sessualità mercenaria, squallore interiore che si riflette in un mondo esteriore fetido e senza ideali. Ma è solo obsoleto cinema di provocazione, reiterato e stantio, senza scopo artistico, del tutto fine a se stesso. Voto: 2

downloadThe Sound and the Fury – Usa, 2014 di James Franco con James Franco, Scott Haze, Tim Blake Nelson, Joey King, Loretta Devine, Seth Rogen, Janet Gretzki, Logan Marshall Greene, Jon Hamm, Ahna O’Reilly – FUORI CONCORSO

A James Franco va riconosciuta la ricerca di un percorso autoriale che ben si accosta a una statura divistica di forte carisma. Bisogna anche ammettere, però, che il ragazzo in cabina di regia perde le redini del controllo: questa sua seconda trasposizione da Faulkner, dopo As I Lay Dying, è incomprensibile: disorganica, priva di ogni capacità narrativa, ripetitiva, dalla messa in scena enfatica e avulsa da qualunque coinvolgimento emotivo. E, più che recitata, ci è sembrata sbraitata selvaggiamente. L’urlo e la furia ebbe già una riduzione filmica nel 1959 ad opera di Martin Ritt. Voto: 4

Arance e martello – Italia, 2014 di Diego Bianchi con Diego Bianchi, Francesco Acquaroli, Antonella Attili, Ilaria Spada, Giorgio Tirabassi, Barbara Valmorin, Giulia Valentini – SETTIMANA DELLA CRITICA

Esordio registico di Bianchi, noto in tv come Zoro. Roma: nell’estate del 2011 un mercato rionale del quartiere San Giovanni è a rischio chiusura. I commercianti si rivolgono a una sezione del PD, separata dal mercato e dalla città da un muro di cemento per i lavori della linea Metro C, e ne sequestrano alcuni esponenti. Il modello dichiarato è Fa’ la cosa giusta di Spike Lee, i paradossi però sono tutti italiani, in un termometro sociale che solo la Capitale può fornire. Si ride tanto, si ride di gusto, anche se non ci sarebbe nulla da ridere. Voto: 7

Patria – Italia, 2014 di Felice Farina con Francesco Pannofino, Roberto Citran, Carlo Giuseppe Gabardini – GIORNATE DEGLI AUTORI

Una fabbrica torinese licenzia quaranta operai. Uno di loro, siciliano e berlusconiano, sale su una torre e minaccia di buttarsi per protesta. Lo raggiungono un sindacalista di sinistra e un tuttofare ipovedente. Sarà l’occasione per una disamina sugli ultimi quarant’anni della politica italiana. La storia procede di pari passo a sconvolgenti (e spesso imbarazzanti) immagini di repertorio, dal rapimento di Aldo Moro all’avvento della tv commerciale, dal terremoto in Irpinia allo scandalo Tangentopoli. Impegnatissimo e militante, inevitabilmente schematico e disomogeneo. Voto: 6

Giuseppe D’Errico

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