Venezia70, le minirecensioni: “Philomena”, “Memphis”, “Child of God”, “La belle vie”

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Philomena (id, GB, 2013) di Stephen Friers, con Judi Dench, Steve Coogan, Charlie Murphy, Sean Mahon, Mare Winnigham, Sophie Kennedy Clark

Sceneggiatura di Steve Coogan, Jeff Pope, dal libro “The Lost Child of Philomena Lee: A Mother, Her Son and a 50 Year Search” di Martin Sixsmith

Drammatico, 1h 34′

Voto: 10 su 10

La storia vera di Philomena Lee, madre coraggio che cerca suo figlio, sottrattole dalle suore quando era ancora adolescente. La aiuterà un giornalista che fiuta l’occasione del rilancio. Sette anni dopo The Queen (e reduce dal dimenticabile Una ragazza a Las Vegas), il regista britannico Stephen Friers torna a Venezia con un indimenticabile ritratto di madre che è anche un inappuntabile esempio di rigore, intelligenza e struttura cinematografica. Dramma e commedia convivono talmente bene da valorizzarsi a vicenda, i dialoghi raccolgono applausi a scena aperta, la regia non perde un colpo, gli attori furoreggiano, dall’immensa Judi Dench al serafico Steve Coogan, anche sceneggiatore e produttore. Una grande lezione di cinema. In Concorso.

MemphisMemphis (id, Usa, 2013) di Tim Sutton

Drammatico, 1h 30′

Voto: 2 su 10

Cos’è, purtroppo, nessuno l’ha capito. Ci sono dei ragazzi neri che (stra)parlano di gloria, gioia e dolore in termini tutt’altro che lucidi. Il titolo faceva pensare a qualcosa di meglio. Misero e sfiancante. Biennale College.

TNX-318-childofChild of God (id, Usa, 2013) di James Franco, con Scott Haze, Tim Blake Nelson, James Franco

Sceneggiatura di James Franco e Vince Jolivette, dal romanzo omonimo di Cormac McCarty

Drammatico, 1h 44′

Voto: 6½ su 10

Nelle lande del Tennessee vaga un reietto sociale odiato da tutti, Lester Ballard. La vita nomade e solitaria lo trasformerà, col tempo, in un mostro. Da un classico della letteratura americana, Franco cava uno studio psicologico sulla malvagità insita nell’essere umano: chi è il vero colpevole, Lester o chi l’ha portato a ridursi così? Lo stile semidocumentaristico raffredda un calvario emotivo non privo di forza. Resterebbe, tuttavia, un film piuttosto inutile se ad interpretare il personaggio centrale non ci fosse stato un impressionante, terrificante e insieme umanissimo Scott Haze. In Concorso.

la-belle-vie-1La belle vie (id, Francia, 2013) di Jean Denizot, con Zacharie Chasseriaud, Nicholas Bouchaud, Jules Pélissier, Maya Sansa

Sceneggiatura di Jean denizot

Drammatico, 1h 36′

Voto: 7 su 10

Da dieci anni, un padre fugge dalla giustizia per aver sottratto alla moglie i due figli minorenni. I tre vivono isolati una vita semplice e di privazioni, fino a quando il più grande scappa. Un bell’esordio per Jean Denizot, con un film che riporta all’intimismo del cinema indipendente che si produceva qualche decennio fa. Racconto di formazione ricco di sfumature, ispirato a un vero caso di cronaca, reso con felice naturalezza dalla scrittura attenta ai dettagli e dalla franchezza delle interpretazioni. Giornate degli autori.

Giuseppe D’Errico

 

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