“Venere in pelliccia”, gioco al massacro sadomaso, tutto torna con Polanski

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Venere in pelliccia (La Vénus à la fourrure, Francia, 2013) di Roman Polanski, con Mathieu Amalric, Emmanuelle Seigner

Sceneggiatura di David Ives e Roman Polanski, dalla pièce teatrale omonima di David Ives, tratta dal romanzo omonimo di Leopold von Sacher-Masoch (ed. ES, coll. Classici dell’eros)

Commedia, 1h 36′, 01 Distribution, in uscita il 14 novembre 2013

Voto: 8 su 10

Fa paura e lascia leggermente sconcertati Venere in pelliccia, ultimo esercizio di stile tra cinema e teatro del grande Roman Polanski, reduce dalla battaglia borghese a quattro di Carnage, tratto dalla pièce di Yasmina Reza, e nuovamente alle prese con un altro esplosivo testo teatrale. Interscambiabilità massima, tutti possono essere e/o sono tutti nella commedia scritta da David Ives, ispirata all’omonimo romanzo proibitissimo di Leopold Sacher-Masoch, il padre del sadomasochismo, che aveva già avuto una pessima riduzione per lo schermo negli anni Settanta con Le malizie di Venere, con protagonista Laura Antonelli.

VENERE_IN_PELLICCIA_GLontano dalle megaproduzioni, il regista polacco sembra aver trovato la via di una seconda giovinezza filmando il palco, e trasportando in esso le sue più celebri ossessioni. Lo scontro uomo-donna, in questo caso tra uno stanco regista (Amalric) e un’aspirante attrice un po’ cialtrona (Seigner) che piomba in tarda serata a reclamare un’audizione per il ruolo di Wanda nella commedia Venere in pelliccia, assume di battuta in battuta i connotati di un gioco al massacro (e delle parti) profondamente polanskiano. Non solo c’è un vertiginoso scambio di ruoli tra i due contendenti, ma la vittima e il carnefice arriveranno persino a controbattere le tesi dell’autore del testo, in un vero e proprio duello psicologico fatto di umiliazioni e vendette.

Cherchez la femme, l’universo Polanski si riflette in modo magistrale nei continui ribaltamenti dell’opera teatrale, tanto che viene naturale credere che lo stesso Amalric non sia altro che una proiezione neppure troppo falsata del cineasta di Luna di fiele (altro diabolico dominio di coppie), completamente soggiogato dal potere femminino, splendidamente incarnato dalla sua vera moglie, Emmanuelle Seigner. Tutto torna, scrittura eccelsa, recitazione da applausi, direzione elegantemente claustrofobica, chiusa tra due spettacolari carrellate ad aprire e chiudere una messa in scena master & slave imperniata di subdolo erotismo e feroce crudeltà. Il pericolo numero uno, la donna.

Giuseppe D’Errico

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