“Unbroken”, sensazione di déjà vu per il biopic di Angelina Jolie

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Unbroken (id, Usa, 2014) di Angelina Jolie con Jack O’Connell, Domhnall Gleeson, Garrett Hedlund, Finn Wittrock, Jai Courtney, Miyavi, Maddalena Ischiale, Vincenzo Amato, John Magaro, Luke Treadaway, Ross Anderson, Alex Russell

Sceneggiatura di Joel e Ethan Coen, Richard LaGravanese, William Nicholson, tratto dal libro “Sono ancora un uomo. Una storia epica di resistenza e coraggio” di Laura Hillenbrand (ed. Mondadori)

Biografico, 2h 18′, Universal Pictures International Italy, in uscita il 29 gennaio 2015

Voto: 5 su 10

Quella della gestazione produttiva di Unbroken è una vicenda tanto lunga quanto assurda, al pari della vita del protagonista del film, Louis Zamparini (che sullo schermo ha il volto tirato di Jack O’Connell), l’atleta olimpico che si arruolò durante la Seconda Guerra Mondiale per poi essere fatto prigioniero dai giapponesi. I diritti della storia erano della Universal fin dagli anni ’50, ma solo dopo la pubblicazione del best seller di Laura Hillenbrand è tornata all’interesse generale. Fior di registi si sono avvicinati all’idea di tradurla sullo schermo, ma a spuntarla è stata la diva Angelina, alla sua seconda prova registica dopo il bistrattato Nella terra del sangue e del miele, che di Zamperini, fatalità, era anche vicina di casa.

unbroken_australian_posterOra, l’odissea del bravo soldato avrà anche avuto dell’incredibile (e, con grande scherno al destino avverso, il vecchio Louis ha campato fino a 97 anni, alla faccia delle angherie subite), però il film ci mette pochissimo a trasformarsi in una tromboneggiante e retoricissima agiografia hollywoodiana che dall’ambasciatrice di pace Jolie era arduo attendersi. E non c’è buona causa che tenga: l’accidentata sceneggiatura, dalla prima stesura di Richard LaGravanese (La leggenda del re pescatore, I ponti di Madison County) alla versione finale dei fratelli Coen (!) revisionata da William Nicholson (Il gladiatore), dirotta fin da subito il racconto verso lidi carichi di enfasi, per poi assestarsi in una riconoscibile sagra di efferatezze a buon mercato.

Unbroken diventa, così, un pout pourri piuttosto stordente e tedioso di mille altri film: prima l’infanzia e la passione per la corsa da Forrest Gump, poi l’agonismo sportivo di Momenti di gloria, quindi il cameratismo da trincea e la sopravvivenza in mare con puntatine involontariamente esilaranti da Lo squalo, infine la segregazione nel campo di concentramento nipponico con scontatissimo legame sadico tra Zamperini e un colonnello carogna (la popstar Miyavi) preso di peso da Furyo di Oshima, e il martirio cristologico con l’eclatante sequenza del sollevamento di una trave allo stremo delle forze. Strano modo di intendere il cinema, nonostante la confezione accuratissima (musiche di Alexandre Desplat, fotografia di Roger Deakins) e una propensione allo spettacolo di massa insospettabile per un’autrice apparentemente impegnata come la Jolie, che dimostra mestiere ma si schianta in un déjà vu fuori controllo.

Giuseppe D’Errico

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