Una serie che è uno Smash!

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“Smash”, In onda su La5, originariamente sulla NBC. Ideatore: Theresa Rebeck, Steven Spielberg

Voto  Mannino: 7 ½ su 10

Voto Ozza: 8 su 10

“Smash” vuol dire impatto, “To be a smash” vuol dire essere un successo. Come riuscirci? Con una storia che tutti conoscono ma non si stancano mai di sentire, con una star immortale.
Tra le icone del ventesimo secolo a brillare c’è sicuramente Marilyn Monroe. Bellissima, sensuale, fragile, ingenua e carismatica è stata la diva per eccellenza. La sua vita, spentasi tragicamente in un suicidio a soli 36 anni raccontata in un Musical.
Questo è il concept di “Smash” piccolo gioiello della NBC che vanta tra i produttori esecutivi Steven Spielberg. Lo stesso regista aveva già in passato accarezzato l’idea di uno show televisivo incentrato sulla concezione e la realizzazione di un musical; un’idea semplice, e allo stesso tempo articolata e accattivante, quella di seguire il concepimento, il casting, l’allestimento di un’opera destinata ai palcoscenici di Broadway.
A fare da apri strada alle serie Musical ci ha pensato lo show della Fox “Glee”, che se anche adesso ha perso lo smalto delle prime stagioni ha ancora il merito di aver sdoganato il tabù della musica nei telefilm.
Se prima erano solo puntate sporadiche (puntate musical si hanno per esempio in “Buffy – L’ammazza vampiri” e “Grey’s anatomy”) con lo show di Ryan Murphy nasce una vera e propria nuova categoria. C’è chi considera “Smash” proprio l’evoluzione, più matura e consapevole di quell’esperimento che è stato “Glee”. Infondo non è difficile pensare che prima o poi uno dei ragazzi del McKinley si trasferisca a New York e faccia audizione per il nuovo Musical della ben nota coppia di autori Houston&Leavitt.
smash_mcphee_hilty_a_pLo spettacolo è al centro di tutto, i numeri inediti sono coreografati magistralmente e hanno ritornelli che entrano in mente con una facilità sconcertante. Dalle ballad intime come “Second hand white baby grand” alle Uptempo da far scatenare come “Wolf”, anche le cover di brani ben noti vengono eseguite benissimo dalle due protagoniste Katherine McPhee (Karen) e Megan Hilty (Ivy) che lottano dalla prima puntata per conquistare il ruolo da protagonista. E se la prima rappresenta la fragile dolcezza di Norma Jean, la seconda è Marilyn in tutta la sua prorompente sensualità.
Tra gli altri protagonisti la sempre brillante Debra Messing, che dismessi i panni di Grace (Will&Grace) veste straordinariamente quelli di Julia, paroliera e autrice del dramma. Suo partner artistico è Christian Borle che si fa amare nel ruolo del quasi quarantenne compositore Tom Leavitt. Jack Davenport regala col suo accento inglese un irresistibile fascino europeo al suo personaggio, il regista donnaiolo Derek Willis. A manovrare la baracca ci pensa la mano esperta di Anjelica Houston, la tenace produttrice dal cuore tenero ma orgoglioso. E ciliegina sulla torta per quasi metà serie possiamo godere della presenza di Uma Thurman, nei panni di una bisbetica star ingaggiata per interpretare Marilyn e poi messa fuori gioco da un’allergia alle noccioline.
La prima serie è andata in onda in Italia su Mya e poi su La5 registrando buoni ascolti.
Intanto in America è già andato in onda il Pre-air della seconda stagione che lascia presagire sconvolgimenti e l’inserimento di nuovi personaggi tra cui uno interpretato dalla premio oscar Jennifer Hudson, che ha già incantanto il pubblico. Non resta che aspettare il 7 febbraio per vedere la prima puntata evento da due ore, sperando che non ci voglia troppo perché questa seconda stagione venga doppiata e distribuita anche nel nostro paese.

Maddalena Mannino

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