Una ricetta poco riuscita per “La cuoca del Presidente”

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La cuoca del Presidente (Les saveurs du Palais, Francia 2012), di Christian Vincent, con Catherine Frot, Hippolyte Girardot, Arthur Dupont, Jean Marc Roulot.

Sceneggiatura: Étienne Comar, Christian Vincent.

Commedia, 95 minuti, Lucky Red, in uscita il 7 marzo 2013.

Voto: 6½ su 10 

Danièle Mazet-Delpeuch è il nome della donna che dal 1988 al 1990 guidò le cucine dell’Eliseo nella preparazione dei pasti riservati all’allora Presidente della Repubblica francese, François Mitterrand.

cuoca del presidente posterNel film di Christian Vincent, La cuoca del presidente del titolo ha le fattezze di Catherine Frot, e risponde all’appellativo fantasioso di Hortense Laborie. Al personaggio, che vediamo qui portare con orgoglio -com’ella stessa spiega al suo giovane aiutante Nicholas- un nome di derivazione latina (da hortus, giardino), corrisponde la personalità di una donna austera, tanto riservata quanto devota al proprio lavoro, autentica passione trasformata in mestiere.

La richiesta da parte del Presidente della Repubblica di una cucina più semplice, legata ai sapori del passato, fa sì che Hortense venga prelevata dalla sua fattoria nelle lande del sudovest francese, con l’offerta di lavorare per un -non meglio identificato- alto funzionario di stato. Inizialmente ignara della sua reale destinazione, al numero 55 di Rue de Faubourg-Saint-Honorè (sede dell’Eliseo, appunto) l’attenderanno, oltre al Presidente, un esercito di colleghi misogini ed invidiosi che faranno il possibile per osteggiare l’operato della cuoca venuta dalla tranquilla regione del Périgord, a minare la loro supremazia di re dei fornelli.

A differenza delle gustose pietanze offerte quotidianamente al palato del presidente e dei suoi commensali, e (purtroppo) solo alla vista dello spettatore, utilizzando una metafora culinaria, si potrebbe dire che il film in sé manchi un po’ di sale. Presentato  come commedia a cui si intrecciano elementi drammatici, infatti, sembrerebbe che nella ricetta della Cuoca del Presidente alcuni ingredienti scarseggino. Man mano che il racconto prosegue – in uno sdoppiamento temporale tra presente in una mensa nel freddo Antartide e passato nelle lussuose cucine parigine – diventa fin troppo facile intuire  i motivi che da quel glorioso ieri abbiano condotto a questo desolato oggi, rendendo anche quello che avrebbe dovuto essere il momento clou del film, banalmente prevedibile e povero di tensione emotiva. Senza slanci, senza picchi narrativi ascendentali particolarmente approfonditi, proprio come il carattere schivo della protagonista, a volte antipatica come il resto dei suoi nemici in cucina, La cuoca del Presidente resta un film tantino insipido.

la_cuoca_del_presidenteLa figura dello stesso Presidente è alquanto vaga, e più che di un uomo di potere dello spessore di Mitterrand, si ha l’impressione di avere d’avanti un qualsiasi beneducato pensionato.

Christian Vincent, alla guida della regia, si mantiene abbastanza elegante e punta ad eguagliare la stessa delicatezza dei manicaretti presentati, senza tuttavia raggiungere completamente la raffinatezza cui ci ha abituati certa cinematografia francese.

Al di là quindi dell’essere un vero e proprio inno ai piaceri gastronomici, intesi anche come cura dell’anima che si oppone ad una dieta più asciutta e meno saporita, infischiandosene della salute, il film lascia più di una perplessità, specie sul rapporto umano venutosi a costruire tra il Presidente e la sua cuoca di fiducia.

Tuttavia qualcosa di buono nella pentola bolle: dietro la sontuosità delle pietanze destinate ai menù dei pranzi importanti, si palesa un desiderio di celebrare un ritorno ai sapori di un passato in cui la culinaria assume, a ragione,  il titolo nobile di arte; dietro il diritto di ogni singolo ingrediente di mantenere alto il nome del proprio luogo di provenienza, si fa spazio la metafora di un omaggio ad un passato ben  lontano dalla omologazione dei saperi e dei sapori di questi ultimi anni.

 

(Natalia Patruno)

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