“Una piccola impresa meridionale”, Rocco e i suoi peccatori

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Una piccola impresa meridionale (Italia, 2013) di Rocco Papaleo, con Rocco Papaleo, Riccardo Scamarcio, Barbora Bobulova, Giuliana Lojodice, Claudia Potenza, Sarah Felberbaum, Giovanni Esposito, Giampiero Schiano, Mela Esposito, Giorgio Colangeli

Sceneggiatura di Rocco Papaleo e Walter Lupo, dal romanzo omonimo di Rocco Papaleo

Commedia, 1h 43’, Warner Bros Pictures Italia, in uscita il 17 ottobre 2013

Voto: 6 su 10

L’avevamo lasciato apprezzatissimo co-conduttore del Festival di Sanremo, oltre che attore in un paio di commedie da botteghino facile (È nata una star al fianco di Luciana Littizzetto) e con qualche ambizione di satira sociale (Viva l’Italia di Massimiliano Bruno). Lo ritroviamo regista, nonché interprete principale, della sua opera seconda per il grande schermo, dopo l’applaudito esordio on the road sudista a suon di jazz Basilicata coast to coast. Torna Rocco Papaleo, e con lui tutta quella gamma di genuini sapori popolari con cui si è fatto voler bene in passato.

unapiccolaimpresaposterCon Una piccola impresa meridionale lo schema di base non cambia: c’è sempre un racconto ricco di coralità, di volti vivaci, di storie brevi ma significative, di musica e di voglia di cambiamento. Si parte da un prete spretato (lo stesso Papaleo) che si rifugia sul faro di famiglia per sfuggire alle malelingue. Si prosegue col genero cornuto (Scamarcio), piantato dalla moglie (Potenza) per una bella colf moldava (Felberbaum) con sorella ex prostituta (Bobulova) al seguito. Si passa per l’anziana madre (Lojodice) in preda a un esaurimento nervoso per il doppio scandalo figlio spretato-figlia lesbica, per finire con una impresa di ristrutturazioni che arriva al refugium peccatorum con una nuova idea sul futuro del posto.

Il film è tutto un bozzetto, tanto gradevole quanto, stringi stringi, pieno di banalità, caramelloso e mai narrativamente ben coeso. Certo, c’è voglia di un cinema di sani principi comici, e Papaleo riesce a far ridere con levità, grazie a giochini dialettali e a qualche bizzarro tocco di follia sovversiva. Gli attori sono in palla (e la leonessa del palco Giuliana Lojodice è tutta da gustare), la fotografia delle più remote coste sarde è meravigliosa, e in qualche modo il sorriso non manca mai. Lo spessore degli intenti, però, lascia il passo alla leggerezza dei fatti che scorrono sullo schermo, nel finale la retorica è incontenibile e la sensazione ultima è quella di una pillolina indolore per un pubblico che ha bisogno di conforto. Non è un male, è un compromesso. Comprensibile, specie in Italia.

Giuseppe D’Errico

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