“Un amore sconosciuto”, uno spettacolo di e con Monia Manzo, la recensione

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UN AMORE SCONOSCIUTO
di Monia Manzo

con Monia Manzo
diretto da Amen e Monia Manzo
Scene Fabio CalascibettaCostumi Isabella Nasrin Sadry
Luci e fonia Carlo Sabelli
Video editing Francesco Imundi

In scena al Teatro Lo Spazio di Roma fino al 3 marzo

Voto: 7 su 10

Molte volte una storia d’amore può essere taumaturgica e nascondere, da occhi troppo curiosi ed indiscreti, la bellezza pura di questo sentimento e tutto ciò che lo circonda. Monia Manzo, occhio accorto e delicato, ci ha raccontato dell’amore “sconosciuto” di Alda Merini, la poetessa, con il medico-chirurgo Michele Pierri. Abbiamo assistito alla piéce Un amore sconosciuto, titolo di un libro del giornalista Silvano Trevisani, messa in scena  al Teatro Lo Spazio di Roma.

L’attrice ed autrice dello spettacolo ha disegnato dei monologhi molto belli, ricchi di pathos con i quali ha descritto un amore sconosciuto appunto, ma senza edulcorarlo o raffinarlo. Del resto la Merini ha vissuto intensamente ogni attimo della sua vita e le suggestioni che questo lavoro della Manzo ci fanno provare sono genuine e non artefatte, né adorne di ricami letterari. SI intuisce, dunque, che il lavoro di ricerca dell’autrice sia stato lungo e complesso, vista l’esiguità delle fonti. Ne risulta, percio, una relazione molto intensa tra i due amanti, condotta sia sul piano intellettuale che intimo, nonostante la non trascurabile diffenza di età fra i due.

Siamo accolti da una scenografia che vuole rimandare alla casa della poetessa, una donna straodinaria e ricca di interessi già a giudicare dalla ambientazione in cui vive circondata da  libri e dischi, fotografie, vestiti e uno scrittoio disordinato. Nel mezzo troneggia  un divano rosso di velluto. su cui la Monia-Merini si adagia, riposa, pensa, telefona, ama e sogna. In fondo alla ricca scenografia trova posto uno schermo su cui andranno del video di Alda Merini, interviste, estratti, concersazioni, pensieri della poetessa e che verranno sapuentemente mescolati al racconto della Manzo di questa strada tortuosa ma affascinate che è stata la sua vita in questo periodo innamorato e fecondo. Lunghe e animate sono le conversazioni con Michele che la fanno apparire più come una bambina emozionata che una donna di cinquant’anni.

Quando si parla della Merini, spesso, ci si lascia condizionare dalla vita “difficile” che tutti meglio conoscono, mentre questo lavoro riesce a dare prodondità al lato più nascosto della poetessa che seppur parlasse molto della tematica amorosa nelle sue poesie, non ha mai lasciato molto spazio alla conoscenza di questa delicata storia con Michele Pierri. Grazie alla sua vicinanza nacquero le raccolte di poesia più importanti che la resero nota al grande pubblico come “La gazza ladra”, “Il diario di una diversa”, “La satira della Ripa”, “Terra Santa”, ecc…
Alla morte di Michele, Alda reagì male e quel tragico evento la rigettò nel barato della follia.

Ed allora prendendo spunto da una bellissima “Telefonami tra vent’anni” di Lucio Dalla che fa parte dello spettacolo, noi auguriamo alla autrice ed interprete Monia Manzo di portare ancora in scena questo lavoro di difficile realizzazione magari perfezionando alcuni dettagli di regia, affinché “un amore sconosciuto” possa raggiungere tantissimo pubblico ancora.

Vincenzo la Gioia

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