“Un alt(r)o Everest”, uno spettacolo scritto e diretto da Mattia Fabris e Jacopo Bicocchi, la recensione

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UN ALT(R)O EVEREST

di e con Mattia Fabris e Jacopo Bicocchi
scene Maria Spazzi
light designer Alessandro Verazzi
sound designer Silvia Laureti
scelte musicali Sandra Zoccolan
assistenti alla scenografia Erika Giuliano e Marta Vianello
produzione ATIR Teatro Ringhiera in collaborazione con NEXT 2016

In scena al Teatro Brancaccino di Roma dal 1 al 4 marzo

Voto: 7½ su 10

Il Teatro, quando i mille elementi che lo compongono si amalgamano e funzionano tutti, ha qualcosa di magico: entri in una sala buia, talvolta anche piccola, e all’improvviso ti trovi da un’altra parte. Se sei fortunato il viaggio che fai è come la migliore delle vacanze: ti trovi in un posto che non conosci e, mentre ti diverti, impari cose nuove, lasciando che la nuova esperienza ti arricchisca, in qualche modo.

040-Fabris-e-Bicocchi-EVEREST-Ph-Serrani-1180x650A Mattia Fabris e Jacopo Bicocchi bastano un palco vuoto e due sedie che si scompongono per accompagnarti in un racconto che ti porta in un luogo altro, sulle cime di una montagna che per Jim e Mike – questi i nomi con i quali impariamo a conoscerli – è territorio di conquista, il viaggio, da sempre ambito, da fare assieme: due amici alla conquista del monte Rainer, l’avventura che ti appaga e che, nel tempo, diventerà un ricordo gratificante, pronto ad essere rievocato quando gli anni leggeri della gioventù non saranno altro più che un ricordo lontano. Ma in questa storia ai due ragazzi qualcosa accade e, all’improvviso, lo sconfinato spazio che li circonda diventa una voragine dell’animo, abisso inatteso che ridefinisce i perimetri di rapporti e di esistenze.

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Niente videoproiezioni o scenografie elaborate, nessun costume e un uso parco di musiche e luci: basta la forza di un racconto diretto e onesto a creare la magia di una rappresentazione che, nella sua disarmante semplicità, riesce a parlare di concetti assoluti quali coraggio, forza d’animo e soprattutto amicizia, preziosa e indispensabile sia nella sua esperienza quotidiana che, ancor più cara, nel ricordo che si accarezza in sua assenza.

Un bel Teatro, quello di Fabris e Bicocchi, essenziale, onesto e sincero come l’amicizia di cui questi due ragazzi parlano, un incontro da fare (è in scena al Brancaccino fino a domenica 4 marzo) e da sostenere senza riserve.

Marco Moraschinelli

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