Trilussa: Una tragedia Rai in due atti… o puntate

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Titolo: Trilussa. Storia d’amore e di poesia
Regia: Lodovico Gasparini
Con:  Michele Placido, Monica Guerritore, Alfredo Pea, Rodolfo Laganà, Giorgio Colangeli, Valentina Corti

Voto:  5 su 10

E’ andata in onda l’11 e 12 marzo ma la nostra recensione viene pubblicata solo adesso e dopo un attento consulto dello staff. La premessa è necessaria visto che si parla di un’altra fiction targata Rai e che per un’altra volta il voto si attesta sulla mediocrità.
La miniserie in due puntate “Trilussa. Storia d’amore e di poesia” è l’ennesimo prodotto non all’altezza degli standard che ci si aspetta dalla televisione di Stato.
Questa volta però non è piena colpa della produzione. Al contrario abbiamo apprezzato tutto lo sforzo dietro la serie e la scelta della Titanus di girare a Roma utilizzando solo maestranze italiane, così da manifestare il desiderio di far ripartire l’industria cinematografica che nel passato ha reso celebre il nostro paese.
Le ricostruzioni scenografiche sono state ben curate, così come il reparto trucco e costumi. Il tutto ha contribuito a restiture l’atmosfera della Roma fascista, spaccata a metà tra servi di partito e giovani rivoluzionari. In certi punti si vedeva un po’ troppo il posticcio cartonato, ma l’attenzione dedicata a fronte dell’investimento economico rimane apprezzabile. La capitale è stata certamente la vera protagonista della Fiction perché tutto il resto non c’era.
Di cose che non hanno funzionato ce ne sono state anche troppe, partendo dall’idea di trasformare Trilussa in un eroe dell’antifascismo, fondata su un numero esiguo di sue opere, sicuramente insufficienti a giustificare una tale animosità nei confronti di un regime che tutto sommato ha sempre tollerato le sue ironiche frecciate.36 Sembra poi ci sia stata un po’ di confusione e commistione con il poeta che diventa maestro di Giselda, orfana con velleità d’attrice, che prenderà piccola e sgraziata e riuscirà a trasformare in una grande Diva (c’è molto del Prof. Higgins in questo, anche nel semplice fatto che Gilselda si innamora di lui e lui sembra che ricambi, anche se negherà e la lascerà scappare con Guido). Ma non era abbastanza, quindi si è pensato di calcare le dosi e infilarci un po’ di Cyrano De Bergerac, con Trilussa che “vende” i suoi versi al figlio del sarto, che desidera proprio l’amore di Giselda.
Era davvero necessario inserire questi escamotage per rimpolpare la trama? Non ci si poteva attenere alla realtà e raccontare della storia tra Trilussa e Leda Gys che poi lo lascia per sposare Gustavo Lombardo?
Anche sul piano della recitazione, nessun attore brilla. Certo commuove l‘interpretazione di Monica Guerritore, fedele ed innamorata governante del poeta, ma meno incisiva di come l‘abbiamo vista in produzioni precedenti. Meno che mai convince l’innocente Giselda, fin troppo svenevole e confusa. Eppure la pecca meno perdonabile è quella del protagonista. Michele Placido non è romano e si sente, troppo. Carica Trilussa di una vena macchiettistica che non gli apparteneva e spesso sembra fare il verso agli attori romani. Tanto che uno di loro, Enrico Montesano, satiricamente ha dedicato alla sua interpretazione una poesiola in pieno stile trilussesco e con questa noi concludiamo, in quanto perfetta summa della nostra analisi.

Trilussa s’arivorta nella tomba,
e, er su’ schertro ch’è longo..
e dinoccolato..
Sbattenno li denti ha biascicato:
“Mma come se fa, a esse ‘nterpretato
da uno che de statura..
“Eh ma…”
Dice, er funzionario
“Cosa voi che sia..?”
“Ma questo nun cià l’artezza mia!
Nè la statura, e manco la parlata..
e tutta ‘na televisata,
bona pe’ chi sta a bocca asciutta!
E poi voi che t’ a dico tutta?
Nimmanco è romano,
Sto nano der Gargano!

 

Maddalena Mannino

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