“Trilogia dell’attesa”: uno studio a tema ben riuscito

tutti

TRILOGIA DELL’ATTESA
regia: Fabiana Iacozzilli
con: Elisa Bongiovanni, Marta Meneghetti, Giada Parlanti, Simone Barraco, Ramona Nardò, Francesco Zecca, Matteo Latino
disegno luci: Davood Kheradmand e Hossein Taheri
scene a cura di Matteo Zenardi
direttore tecnico Michelangelo Vitullo
una produzione Lafabbrica e TSI La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello in collaborazione con Centro Internazionale La Cometa, Ex Lavanderia, Sycamore T-Company.
Fino al 7 maggio al Teatro Vascello di Roma

Voto 7 su 10

La compagnia La Fabbrica, fondata da Fabiana Iacozzilli, Elisa Bongiovanni e Giada Palranti, ha saputo portare in scena uno studio a tema, “L’Attesa”, appunto, declinata in tre bozzetti/storie di efficace impatto, che ammiccano ora al Teatro dell’Assurdo, ora al genere grottesco (ben riuscito, cosa assai rara).
Trilogia3Il primo, “Aspettando Nil”, è un buon divertissement beckettiano, che, sulla falsa riga di Waiting for Godot, vede in scena madre e figlia, intente ad aspettare un fantomatico uomo ricco, bello e scapolo. I corpi plastici delle due attrici Elisa Bongiovanni e Giada Parlanti, le loro capacità mimiche e acrobatiche, riescono a creare una drammaturgia del nonsense, tutta imperniata di tensione e rilascio, di detto e non detto, di rimandi e sensi evocati, con molta semplicità ed economia di parola. Ne viene fuori un ottimo bozzetto teatrale, capace di intrattenere piacevolmente l’uditorio, che si diverte a cogliere l’ironia seminata meticolosamente in ogni gesto/suono/parola delle brave performer.

trilogia 2Il secondo, “Quando saremo grandi”, è quello forse meno riuscito, dalla forte premessa drammaturgica, ma dal debole sviluppo. Siamo in pieno stile grottesco: tre bambini (cresciutelli) attendono, ansiosi, che li venga a prendere la mamma da scuola. L’intreccio è debole, si perde in giochi scenici già visti e poco incisivi. La tensione dell’attesa, se giocata meglio, avrebbe potuto aprire a significati ben più profondi e chissà, anche attuali. I tre attori ce la mettono tutta e dimostrano, anche loro, una discreta bravura nel saper gestire risuonatori vocali, gesti e movimenti scenici puliti. La noia è un po’ dietro l’angolo e, sfortunatamente, l’epilogo non dà rivelazione tematica.

trilogia 1L’ultimo studio, “Hansel e Gretel. Il giorno dopo”, chiude in bellezza, proponendo una rilettura/rivisitazione della fiaba, in cui i due fratellini monelli hanno preso in ostaggio la strega e sono in attesa che arrivi il loro babbo a congratularsi con loro. La drammaturgia gioca, sapientemente, sui meccanismi di iterazione della fiaba, capovolgendo i luoghi comuni e mostrandoci gli effetti estenuanti sull’adulto/strega, che chiede esasperata “La finiamo oggi questa fiaba?”. Suggestivo l’impianto scenico, ottime le attrici, buona la drammaturgia.

I ben 150 minuti di spettacolo sono trascorsi piacevolmente, complici la varietà/pluralità di storie raccontate, la leggerezza dei toni e la professionalità di interpreti e narratori. Ci complimentiamo, quindi, con questa compagnia e auguriamo loro di continuare su questa buona strada.
Andrea Ozza

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