“Tradimenti”, la rilettura sessantottina di Placido si salva grazie agli interpreti

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Goldenart Production
TRADIMENTI
di Harold Pinter

traduzione di Alessandra Serra
con Ambra Angiolini, Francesco Scianna, Francesco Biscione
scene Gianluca Amodio
costumi Mariano Tufano
musiche originali Luca D’Alberto
light designer Giuseppe Filipponio
regia Michele Placido

In scena al Teatro Eliseo di Roma fino al 20 dicembre

Voto: 6 su 10

Della produzione di Harold Pinter, Tradimenti (Betrayal) è uno dei testi più celebrati. Scritto nel 1978, l’autore ne curò anche una versione cinematografica nel 1983, diretta da David Hugh Jones e interpretata da Jeremy Irons, Patricia Hodges e Ben Kingsley. Storia d’amore dalla cronologia capovolta per raccontare le fasi di un adulterio che sul palco parte nel 1977, per poi andare a ritroso fino al 1968. Jerry ed Emma si incontrano in un pub, la loro relazione fedifraga è finita da due anni, lei ha scoperto che il marito Robert la tradisce. Andando indietro nel tempo ripercorriamo le fasi che portarono all’inizio della seduzione di Jerry verso la moglie del suo migliore amico. Nel mentre, un viaggio di Emma e Robert a Venezia porterà alla luce la tresca, favorendo implicitamente il prosieguo di un particolare ménage a trois.

Le compulsioni private della borghesia intellettuale inglese indagate al contrario vengono sfruttate, in quest’allestimento firmato da Michele Placido, per offrire un’indagine sull’epoca sessantottina da una duplice angolazione, sentimentale e politica. Il regista ha dichiarato di sentirsi coinvolto anche in termini autobiografici (Pinter scrisse la commedia sulla base della relazione extraconiugale che ebbe con la presentatrice televisiva Joan Bakewell) e di voler riportare la sua esperienza privata sul palco. Il tocco di Placido si riconosce subito nei numerosi accenni espliciti della routine amorosa dei due personaggi principali, scelta che costringe Scianna e la Angiolini a dover reiterare palpeggiamenti e french kissing a microfono aperto. La messa in scena, esulato quest’unico vezzo che poco si sposa con lo spessore narrativo di Pinter, resta piatta e schematica, incapace di nobilitare l’anticonvenzionalità della scrittura. Salvano lo spettacolo gli attori sul palco: Francesco Scianna è sicuro e carismatico, l’elegante Ambra Angiolini cresce ad ogni nuova prova e Francesco Biscione coniuga abilmente disillusione e ironia taciuta. Gli applausi finali sono essenzialmente per loro.

Giuseppe D’Errico

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