“Tracks – Attraverso il deserto”, Wasikowska via dalla pazza folla

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Tracks – Attraverso il deserto (Tracks, Australia, 2013) di John Curran con Mia Wasikowska, Adam Driver, Emma Booth, Rolley Mintuma, Rainer Bock, Robert Coleby, Lily Pearl

Sceneggiatura di Marion Nelson, ispirato alle fotografie di Rick Smolan e basato sul romanzo autobiografico “Tracce” di Robyn Davidson (ed. Rizzoli)

Avventura, 1h 55′, BiM Distribuzione, in uscita il 30 aprile 2014

Voto: 8 su 10

Ci sono viaggi che possono raccontare una vita. Nel 1977, da Alice Spring, la giovane Robyn Davidson si avventurò nel deserto australiano in compagnia del suo cane Diggity e di quattro cammelli, fino alla costa opposta bagnata dall’Oceano Indiano: 2700 chilometri per nove mesi di cammino in solitaria. A documentare il viaggio ci sono le fotografie di Rick Smolan del National Geographic, la testata che finanziò l’impresa, e il libro autobiografico che la Davidson scrisse qualche anno più tardi e dal quale Tracks – Attraverso il deserto è tratto.

TRACKSOperazione speculare e inversa a quella affrontata da Sean Penn con Into the Wild in cui, sulla scorta del romanzo di Jon Krakauer, si metteva in risalto la fuga dal mondo sociale – inteso come capitalizzato – del neolaureato Christopher McCandless dal West Virginia fino alla lontana Alaska, il film di John Curran (autore dell’incompreso Il velo dipinto) pone l’accento, invece, sull’emarginazione che la protagonista fortissimamente rincorre per scampare al processo di vuota omologazione che riscontra nell’umanità con cui tenta una relazione. L’antisocialità diventa causa ed effetto di una missione catartica inevitabile (il vissuto di Robyn contempla una madre suicida e un padre avventuriero solitario), man mano trasfigurata in un egoismo per la vita che, già nella fase dei preparativi per il viaggio, assume caratteristiche mi(s)ticheggianti.

La forza di Tracks è non solo nell’impianto cinematograficamente spettacolare ed emotivamente intenso della storia in sé, ma anche nell’anticonvenzionalità della sua protagonista, interpretata in maniera splendida da Mia Wasikowska, nella sua scontrosa reticenza, nella sua animosità nei confronti della comunicazione non solo verbale (perfetto il contrappunto maschile col fotografo interpretato da Adam Driver, presenza foriera di curiosità da parte dei media e, quindi, del pubblico). Il regista australiano, da par suo, confeziona un lavoro classico nella sua accezione più ricercata e lusinghiera (cosa che ha fatto storcere il naso ai critici raffinati durante l’ultimo Festival di Venezia, dove il film concorreva per il Leone d’Oro), tra indescrivibili scenari naturali e quel giusto senso di “ricostruzione drammatica” che possa rendere appassionante un racconto di ribellione naturalmente destinato a lidi felici. Grande cinema d’avventura come non se ne fa più.

Giuseppe D’Errico

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