“Ti ho sposato per allegria”, piacevolmente lieve, Francini promossa

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Roberto Toni per ErreTiTeatro 3
in collaborazione con
Teatro della Pergola Fondazione
CHIARA FRANCINI
EMANUELE SALCE
TI HO SPOSATO PER ALLEGRIA
di Natalia Ginzburg
con ANITA BARTOLUCCI
GIULIA WEBER
VALENTINA VIRANDO
scene Paola Comencini
costumi Sandra Cardini
musiche Antonio Di Pofi
disegno luci Gianni Staropoli
regia Piero Maccarinelli

in scena dal 14 gennaio al Teatro Sala Umberto di Roma

Voto: 7 su 10

Quello di Natalia Ginzburg è uno dei testi più fitti e inafferrabili del teatro contemporaneo italiano (anno 1964), salutato da uno straordinario successo nazionale e interpretato per la prima volta da Adriana Asti e Giorgio Albertazzi. Leggenda narra che l’autrice l’abbia scritto nel giro di una settimana, di getto, per combattere la noia. Ne venne fuori un ritratto al vetriolo, a tratti pungente e sarcastico, altre volte più didascalico, della coppia borghese degli anni del boom economico, quella stessa coppia che, nel frattempo, si chiudeva in lunghi silenzi riflessivi nei film di Michelangelo Antonioni. Al contrario, la protagonista di Ti ho sposato per allegria parla anche troppo, ma almeno con la massima naturalezza e sempre con grande ironia, di tutto ciò che le passa per la testa. 

20131223164503730.jpg_1379307876Seppur giovanissima, prima di sposarsi ha avuto una vita piuttosto interessante. Distesa sul letto, a cavalcioni sul comodino, in piedi su una sedia o buttata sul pavimento, Giuliana racconta alla cameriera Vittoria del suo primo amore, di tipi “esistenzialista”, della mamma che colleziona cibo in barattoli di vetro, della sua amica triste di nome Elena, della sua amica allegra ma senza stile Topazia, del suo ex lavoro in una cartoleria, dell’incontro con l’attuale marito Pietro, avvenuto a una festa mentre lei era ubriaca. Matrimonio lampo, lei è povera ma divertente e lui la sposa per allegria. Poi i dubbi del caso: ma perché abbiamo avuto tutta questa furia? Infine il pranzo con la suocera, donna di chiesa e pettegola, acida e lamentosa. Il figlio, sposandosi, ha commesso un affronto verso la mamma che disapprovava. Ma tant’è. Giuliana e Pietro non sembrano crucciarsene troppo.

203654545-e25c219e-8685-41d5-9749-f6dee49918b5Il testo è irrimediabilmente datato, ma l’allestimento di Piero Maccarinelli tiene testa alla verbosità dei lunghi monologhi della protagonista grazie a una direzione attoriale piacevolmente lieve. Chiara Francini è un’interprete brillante, genuina e istintivamente simpatica e riesce a non far cadere mai nella noia l’incontenibile logorrea della sua Giuliana, anzi, la sfrutta a proprio vantaggio tanto che vorremmo ulteriori dettagli sulle sue comunissime disavventure. In più, non scimmiotta mai, neppure per sbaglio, la prova inarrivabile di Monica Vitti (sì lei, la diva dell’incomunicabilità!), che recitò con folle surrealismo il ruolo nel bellissimo film omonimo di Luciano Salce. Sul palco, suo figlio porta con eleganza i panni del marito Pietro. Attrice felice, spettacolo riuscito, per quella sospirata ora e mezza di sana, intelligente allegria.

Giuseppe D’Errico

 

2 Responses to “Ti ho sposato per allegria”, piacevolmente lieve, Francini promossa

  1. Giovanni Del Duca scrive:

    Mi dispiace per la tua critica ma da questo devo dedurre che le tue esperienze teatrali sono amatoriali come del resto lo spettacolo di Maccarinelli, e la sua Chiara Francini semplicemente insopportabile!!!!!!!!!!!

  2. De gustibus non est disputandum. Se non ti è piaciuto non sarò certo io con la mia recensione a farti cambiare idea.

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