“Ti ho cercata in tutti i necrologi”, Giannini stracult in un thriller folle

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Ti ho cercata in tutti i necrologi (Italia, 2013) di Giancarlo Giannini, con Giancarlo Giannini, Silvia De Santis, F. Murray Abraham, Jeffrey R. Smith, Mary Asiride

Soggetto di Lorenzo Cairoli, sceneggiatura di Luca D’Alisera, Ludovica Rampolli, Massimo Guglielmo

Thriller, 1h 45’, Bolero Film, in uscita il 30 maggio 2013

Voto D’Errico: 4 su 10

Voto Di Giacomantonio: 5 su 10

Il ritorno di Giancarlo Giannini alla direzione cinematografica, a 25 anni da Ternosecco, è con un thriller volutamente eccessivo e trascendentale, ispirato a fatti africani realmente accaduti; una sfida affrontata senza rete, con incoscienza e istintività, per riportare in sala un genere scomparso da tempo dalle nostre produzioni. Prendiamo atto con Ti ho cercata in tutti i necrologi che non sempre il coraggio è sinonimo di qualità.

49791Nikita (Giannini) è un torvo beccamorti che sogna l’Arizona; a un funerale conosce il ricchissimo Braque (Abraham), che lo invita a una partita di poker in una villa dispersa nella boscaglia di Toronto. Precipitato nel rosso più profondo, accetta di diventare il bersaglio in una pericolosa caccia all’uomo per estinguere il suo debito: avrà cinque minuti di tempo per nascondersi nel bosco e venti per scampare ai fucili di chi vuole ucciderlo. Si salva, ma ci prova gusto. E, sotto laita ricompensa, si presta più e più volte al ruolo di preda. Non ha fatto però i conti con una misteriosa signorina (De Santis) con più di un complesso in sospeso.

La metà oscura dell’animo umano che schiavizza fino alla follia: non è Freud né Stephen King, ma un ibrido impazzito tra Targets di Bogdanovich, Duello al sole e tutto il peggio del thrilling italiano degli anni ’70, ambizioni parapsicologiche e ritmi depressi compresi.

Giannini ha ammesso di essersi voluto divertire con una storia che andasse oltre i confini dell’ordinario. Bene, ma il film fallisce clamorosamente ogni obbiettivo: la sceneggiatura (scritta a otto mani) è un coacervo di nonsense che tracima nel grottesco più pesante, infarcita di suggestioni artistiche e cinematografiche (da M di Frtiz Lang ai film della Wertmuller) aleatorie, di dialoghi risibili e momenti deliranti (inenarrabile il finale d’amour fou nella Monument Valley).

thcitinLa svolta melodrammatica, affidata a una delle dark lady meno fatali che abbiano mai attraversato il grande schermo, è completamente ridicola perché priva di ogni sottigliezza; la confezione estera (con location canadesi) e la recitazione fuori controllo di tutto il cast (un rantolante Giancarlo in testa), completano la sensazione disastrosa di un cinema sgangherato e anacronistico, illuso di poter fare la differenza ma, a conti fatti, buono solo a rimpolpare la già folta schiera dello stracult italico.

Giuseppe D’Errico

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