“Ti ho cercata in tutti i necrologi” di Giancarlo Giannini, la conferenza stampa

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“Tempo fa mi venne raccontata la storia di alcuni uomini africani che si facevano pagare per partecipare a una caccia: alcuni turisti di varie nazioni li inseguivano per ucciderli mentre loro cercavano di mettersi in salvo”.

Nasce da questa brutale suggestione il film Ti ho cercata in tutti i necrologi, seconda prova registica per il nostro Giancarlo Giannini, a 25 anni dall’esordio dietro la macchina da presa con Ternosecco.

“L’ho diretto perché volevo che il racconto si sviluppasse secondo uno stile tutto mio, avevo voglia di divertirmi, non me l’ha mica ordinato il medico”, chiarisce subito l’attore-autore, a Roma per presentare il film che verrà distribuito al cinema a partire dal 30 maggio per Bolero.

Per la (dis)avventura di Nikita, autista di un carro funebre che, per rimediare a un debito di gioco, diventa la preda preferita di un gruppo di ricconi che organizza battute di caccia all’uomo, Giannini ha seguito una linea narrativa basata sull’imprevedibilità: “Ho approfittato di ambientazioni estere (il film nasce come coproduzione con il Canada, poi malamente naufragata, ndr), per approdare, nel finale, alla Monument Valley, sempre secondo uno stile imprevedibile e istintivo. In realtà ho disegnato tutto il film, inquadratura per inquadratura, avevo la mia idea su come girare certe sequenze ma era importante che il risultato finale fosse fuori dai nostri comuni canoni. Ho impostato una recitazione particolarmente asincrona, ossia più centrata sul sottotesto che non sul testo, una complessità che si può notare anche sulle musiche, spesso in contrasto con le immagini che accompagnano. L’importante resta sempre il divertimento, la recitazione è finzione, gioco: non sono di quelli che vogliono soffrire nell’affrontare lo studio su un personaggio da interpretare. Se il film è sbagliato la colpa è mia, ma almeno ho proposto qualcosa.”.

Non mancano citazioni e omaggi:“Nella mia carriera ho avuto la fortuna di poter lavorare con i pèiù grandi registi, ed è ovvio che da ognuno di loro ho appreso qualcosa. Poi, l’unica citazione palese, quella che ho voluto di proposito, pagando anche tanto, è quella da M di Fritz Lang, perché crea un parallelo con il protagonista. Le altre vengono tutte dal mio subconscio, dal mio amore per il cinema passato”.

Coprotagonista, insieme a Giannini e al premio Oscar F. Murray Abraham, è Silvia De Santis, scelta, oltre perché diplomata all’Accademia Silvio D’Amico, per la sua capacità di reggere una recitazione in inglese in presa diretta e per il suo talento pianistico, necessario per il ruolo di Helena, una misteriosa dark lady di cui Nikita si innamorerà: “La prima lettura del copione mi ha molto coinvolta perché avrei avuto l’opportunità di misurarmi con un personaggio fortemente ambiguo, che non ha appigli con la psicologia quotidiana di una donna; Helena non si spiega con el parole ma attraverso gli oggetti che la circondano”.

Giuseppe D’Errico

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