“The Visit”, Shyamalan cerca riscatto con una fiaba horror in found footage

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The Visit (id, Usa, 2015) di M. Night Shyamalan con Olivia De Jonge, Ed Oxenbould, Deanna Dunagan, Peter McRobbie, Kathryn Hahn, Benjamin Kanes

Sceneggiatura di M. Night Shyamalan

Horror, 1h 30′, Universal Pictures International Italy, in uscita il 26 novembre 2015

Voto: 4½ su 10

C’erano una volta Hansel e Gretel. E c’era una volta anche M. Night Shyamalan, geniale e raffinatissimo regista da troppo tempo in crisi creativa. Dopo i memorabili risultati di Sesto senso e The Village, l’autore di origini indiane ha faticato sempre più a ritrovare l’estro creativo di un tempo, incorrendo in solenni tonfi di critica e pubblico con le prove più recenti (L’ultimo dominatore dell’aria, After Earth). Prova a essere riammesso nel circuito che conta in punta di piedi, grazie all’appoggio del produttore Jason Blum, che ha prodotto questo The Visit, ispirato alla celebre fiaba dei fratelli Grimm ma inserito nel sottogenere horror del found footage, che tanti dispiaceri ha dato al cinema di genere degli ultimi anni.

The_Visit_(2015_film)_posterIl film racconta di due ragazzini (De Jonge e Oxenbould) che, telecamerina sempre a portata di mano, vanno fino in Pennsylvania per fare la conoscenza dei nonni (Dunagan e McRobbie), mai visti prima a causa di un vecchio screzio con la figlia e madre di entrambi (Hahn). La maggiore vorrebbe montare il girato per farne un documentario, e guadagnere il riavvicinamento della famiglia. Ma durante la settimana i due anziani si comportano in modo sempre più strano…

È inutile. Sebbene Shyamalan, con ben altra modestia rispetto al passato, si presti al gioco senza tradire i temi a lui cari (il racconto, la cine-amatorialità adolescenziale, la favola…), il preciso codice narrativo che la tipologia di film impone impedisce ogni credibilità. Rispetto a disastri analoghi, dai vari Paranormal activity alla saga Rec, qui c’è la voglia di non prendersi troppo sul serio, riuscendo spesso a divertire, sia volontariamente che involontariamente. Tuttavia il meccanismo è abusato e il colpo di scena lungamente atteso è francamente debole e percepibile. Il risultato è di poco superiore a un intrattenimento per giovincelli facilmente impressionabili.

Giuseppe D’Errico

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