“The Sessions – Gli incontri”, sesso e volentieri tra delicatezza e ironia

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The Sessions – Gli Incontri (The Sessions, Usa, 2012) di Ben Lewin con John Hawkes, Helen Hunt, William H. Macy, Moon Bloodgood, Annika Marks, Robin Weigert, Rhea Perlman

Sceneggiatura di Ben Lewin, dall’articolo “On Seeing a Sex Surrogate” di Mark O’Brien

Commedia, 1h 35’, 20th Century Fox Italia, in uscita il 21 febbraio 2013

Voto D’Errico: 9 su 10

Voto Ozza: 9 su 10

Quando un film è bello e sincero come questo, c’è poco da girarci intorno: The Sessions, basato sull’autentica vicenda privata che coinvolse il poeta e giornalista del “The Sun” Mark O’Brien nella primavera del 1990, è uno dei film più divertenti, teneri e commoventi dell’intera stagione cinematografica.

the_sessions_posterMark (John Hawkes) ha trentotto anni e, sin da quando ne aveva sei, vive in un polmone d’acciaio a causa della poliomielite; animo colto e sensibile, trascorre le sue giornate tra composizioni poetiche, passeggiate in barella e le confessioni con padre Brendan (William H. Macy), un prete anticonformista al quale rivela di voler perdere la verginità prima che sia troppo tardi. Dopo i primi dubbi, entrambi decidono che sia il caso di ricorrere all’aiuto di una terapista, Cheryl (Helen Hunt), in grado di proporsi come surrogato sessuale e aiutare Mark nella realizzazione del suo desiderio.

Scritto e diretto con assoluta delicatezza da Ben Lewin, a partire da un articolo che lo stesso O’Brien ricavò dalla sua esperienza “affettiva”, The sessions porta in scena la sessualità di un paraplegico con una naturalezza e un ironia tali da scongiurare ogni parvenza di morbosità o ridicolo involontario.

Merito di dialoghi brillanti, di toni mai pedanti o retorici (nonostante il tema si prestasse facilmente a noiose prediche), assecondati dalle note pianistiche del nostro Marco Beltrami, e di tre interpreti a dir poco eccezionali: Hawkes è un piccolo capolavoro di charme che neppure l’handicap fisico riesce a trattenere, Macy è un formidabile parroco dal compromesso divino facile e Helen Hunt, candidata all’Oscar come miglior attrice non protagonista, si mostra nuda con una schiettezza e un maturo splendore da fuoriclasse.

the_sessions_william_h_macyUn film memorabile e assolutamente irresistibile, un inno all’amore spirituale e fisico, un concentrato di vitalità che azzera le differenze e aumenta la volontà nel non arrendersi mai.

Premio del pubblico al Sundance 2012, ha raccolto numerosi riconoscimenti in almeno un’altra dozzina di Festival internazionali.

Giuseppe D’Errico

Post Scriptum critico: una delle prime scene di questo film ci mostra un gattino agile e leggiadro che esplora il mondo qua e là, fino a giungere nella stanza del nostro protagonista, mostrandocelo, a contrasto, nella sua gabbia d’acciaio che lo immobilizza. Basta questa scena per dare l’idea della maestria con cui è girato “The Session”. Ben Lewin usa la macchina da presa e lo script con una sicurezza invidiabile. La distribuzione italiana lo ha penalizzato con pochissime copie ma vi assicuriamo che ne vale la pena cercarlo nelle sale e vederlo. Da non perdere.  

Andrea Ozza

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